Capaccio: Alfieri a rischio processo per il sottopasso - Le Cronache Cronaca
Cronaca Capaccio Paestum

Capaccio: Alfieri a rischio processo per il sottopasso

Capaccio: Alfieri a rischio processo per il sottopasso

di Erika Noschese

Rischia un nuovo processo l’ex sindaco di Capaccio Paestum e già presidente della Provincia di Salerno, Franco Alfieri. Per lui e per altri sei indagati è infatti arrivata la richiesta di rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta relativa alla realizzazione del sottopasso ferroviario di Paestum. A rischiare di finire a giudizio sono Franco Alfieri, all’epoca dei fatti sindaco di Capaccio Paestum, difeso dagli avvocati Agostino De Caro e Antonio D’Alessandro; Andrea Campanile, all’epoca capo staff di Alfieri, difeso dall’avvocato Cecchino Cacciatore; Nicola Aulisio, legale rappresentante pro tempore della Co.Ge.A. Impresit Srl, assistito dallo stesso legale; Giovanni Vito Bello, progettista dell’opera oggetto dell’appalto e responsabile dell’Area P.O. Lavori pubblici e servizi idrici del Comune di Capaccio Paestum, difeso dall’avvocato Felice Lentini; Federica Turi, responsabile pro tempore dell’Area P.O. Manutenzione del Comune e responsabile unico del procedimento, difesa dagli avvocati Agostino Bellucci e Alessia Torre; Barbara Immerso, componente della commissione tecnica di gara incaricata della valutazione delle offerte tecniche, difesa dall’avvocato Cinzia Morello; e Gerardina Di Filippo, anch’ella componente della commissione tecnica di gara, difesa dall’avvocato Agostino Allegro. Il primo appuntamento davanti alla giustizia è fissato per il prossimo 16 novembre, quando gli indagati compariranno dinanzi al Gup Benedetta Rossella Setta del Tribunale di Salerno per l’udienza preliminare. Sarà in quella sede che verranno valutati gli elementi raccolti dalla Procura e stabilito se vi siano i presupposti per l’apertura del dibattimento. Una vicenda che torna dunque all’attenzione dell’autorità giudiziaria dopo che, nei mesi scorsi, era stata avanzata una richiesta di archiviazione. Al centro del procedimento c’è l’appalto per la realizzazione della «Viabilità alternativa al passaggio a livello della stazione ferroviaria di Paestum», un’opera dal valore complessivo di circa 7 milioni di euro, con 5 milioni posti a base d’asta, finanziata dalla Regione Campania attraverso i fondi Sviluppo e Coesione. Secondo l’impostazione accusatoria, le procedure di gara sarebbero state condizionate, con l’ipotesi di reato di turbata libertà degli incanti aggravata, in concorso. L’inchiesta, durata circa 13 mesi, aveva inizialmente assunto contorni ancora più ampi. La Procura aveva infatti ipotizzato, nei confronti di sette persone, anche l’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata alla manipolazione delle procedure a evidenza pubblica. Su questo specifico filone, tuttavia, il quadro giudiziario ha successivamente preso una direzione diversa. Il 9 gennaio 2026 il Gip del Tribunale di Salerno aveva infatti accolto la richiesta di archiviazione formulata dal pubblico ministero Alessandro Di Vico, facendo venir meno l’ipotesi associativa. Oltre ad Alfieri, Campanile, Turi, Bello e Aulisio, erano stati coinvolti nell’indagine anche il consigliere regionale Luca Cascone e il funzionario provinciale Michele Angelo Lizio, quest’ultimo già uscito dall’incarico di Rup. Le loro posizioni erano state successivamente escluse dal procedimento. La richiesta di archiviazione, formulata alla luce anche di alcuni orientamenti della Corte di Cassazione richiamati dalla Procura, aveva dunque segnato una prima battuta d’arresto per l’impianto investigativo più ampio. Restava, però, distinto il capitolo relativo alle procedure di gara. Ed è proprio su questo segmento che il procedimento sembra ora riaprirsi, con la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dei sette indagati. Sarà quindi il Gup, al termine dell’udienza preliminare, a dover stabilire se gli elementi raccolti siano sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio oppure se anche questo ulteriore fronte debba essere archiviato. Al momento, è bene precisarlo, si tratta di contestazioni ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria e per gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.