Capaccio. Abusi edilizi della sorella di un consigliere comunale - Le Cronache Cronaca
Cronaca Capaccio Paestum

Capaccio. Abusi edilizi della sorella di un consigliere comunale

Capaccio. Abusi edilizi della sorella di un consigliere comunale

di Erika Noschese

Da un lato gli abusi, dall’altro la totale mancanza di tutela della privacy. Capaccio Paestum si conferma la città delle contraddizioni, degli errori e degli orrori amministrativi che, a prescindere dalla gravità dell’illecito contestato, possono esporre una famiglia alla gogna mediatica, soprattutto quando questa risulti politicamente esposta. L’amministrazione guidata dal sindaco Gaetano Paolino ha infatti provveduto alla pubblicazione di ben due ordinanze dirigenziali, provenienti dal Servizio Edilizia Privata, relative ad abusi edilizi contestati a familiari di un consigliere comunale. Ed è proprio qui che emerge il primo nodo critico: chi ricopre ruoli politici o istituzionali ha il dovere imprescindibile di rispettare la legge, un principio che inevitabilmente si estende anche alla sfera familiare. In caso contrario, il rappresentante delle istituzioni è chiamato a segnalare e denunciare eventuali irregolarità. Un assunto che, tuttavia, non giustifica la sovraesposizione mediatica dei soggetti coinvolti. Ma andiamo con ordine. Lo scorso 30 gennaio, Gerardina Di Filippo, responsabile dell’Area V, ha firmato due ordinanze di demolizione relative a opere edilizie ritenute abusive. La prima riguarda un immobile situato in località Laura, adibito ad attività turistico-ricettiva. In tale struttura, il Comando della Polizia Municipale ha accertato la presenza di numerose opere edilizie eseguite in difformità rispetto al Permesso di Costruire rilasciato nel luglio 2022, relativo a un progetto di agriturismo. Dai controlli è emersa, in particolare, la realizzazione – in violazione delle norme edilizie e in assenza delle prescritte autorizzazioni paesaggistiche – di una veranda/dehor sul terrazzo est al piano terra, adibita a sala degustazione. Sempre al piano terra, all’interno dell’edificio, in luogo degli ambienti assentiti come “sala comune ospiti”, “area didattica” e tre “camere personale”, risultano realizzate ulteriori sette camere da letto (4 + 3), completamente finite e arredate, portando il numero complessivo delle stanze a quattordici. Gli spazi originariamente autorizzati come “esposizione prodotti della produzione propria” e “vendita diretta” risultano invece trasformati, mediante opere edilizie, in reception, ufficio e bar/office, collegati al piano interrato attraverso una scala interna. Sul prospetto ovest del piano terra è stato inoltre realizzato un terrazzo pavimentato, dotato di balaustra in vetro, con la trasformazione delle due finestre di progetto in porte vetrate a servizio delle ex camere per il personale. Nel torrino scale sul lato nord risulta installato un ascensore, mentre al primo piano, sempre sul prospetto ovest, le aperture previste in progetto risultano trasformate in porte vetrate. Ulteriori difformità sono state rilevate in copertura, dove, in luogo del tetto a due falde centrali previsto dal progetto assentito, risulta realizzato un terrazzo pavimentato di circa 100 metri quadrati, sul quale è stata installata una vasca idromassaggio. Il terrazzo è protetto da balaustre in vetro su tre lati e da una ringhiera in ferro sul quarto lato. Sul medesimo lastrico risulta inoltre realizzata una tettoia a falda inclinata, con struttura in legno ancorata all’edificio e copertura in tegole di laterizio, per una superficie di circa 40 metri quadrati. Infine, sono state accertate opere di sistemazione esterna e pertinenziale nella corte dell’immobile, quali muretti, rampe di scale e aree pavimentate circostanti l’edificio, interventi non rappresentati nel progetto originariamente assentito. La seconda ordinanza riguarda una struttura in località Gromola. In questo caso, le opere realizzate abusivamente consistono nella realizzazione di locali adibiti ad attività di vicinato, opere senza titolo edificate in ampliamento alle superfici oggetto della concessione di condono edilizio. Ma è proprio qui che emerge la violazione della privacy. Le ordinanze, infatti, solo apparentemente oscurano i riferimenti della diretta interessata. Individuarli risulta un gioco da ragazzi, innanzitutto perché non sono stati coperti i dati catastali e, in secondo luogo, perché è sufficiente copiare il testo, incollarlo in un documento Word e constatare come il “nero” utilizzato per oscurare i riferimenti scompaia completamente. A questo punto il dubbio è legittimo: l’amministrazione ha inteso esclusivamente sanzionare un abuso edilizio — e in tal caso viene spontaneo chiedersi perché i controlli risultino spesso lenti e sporadici — oppure la pubblicazione, così palesemente maldestra, è il frutto di un tentativo di colpire indirettamente il consigliere comunale? Interrogativi che, con ogni probabilità, resteranno senza risposta. Del resto, ciascuno è chiamato a rendere conto delle proprie scelte agli elettori e, prima ancora, alla propria coscienza.