di Erika Noschese
Sono due vicende distinte, entrambe oggetto di attività da parte della Procura di Salerno: da un lato l’inchiesta sugli interventi di ripascimento del litorale salernitano, dall’altro gli accertamenti relativi all’ex Foce Irno. A fare il punto è il procuratore capo Raffaele Cantone, che ha spiegato come per entrambe le vicende siano ancora in corso acquisizioni e verifiche. Sul ripascimento, l’indagine sarebbe ormai vicina a una svolta. «Penso che arriveremo a conclusione a breve e ci saranno dei risultati concreti, con una indicazione specifica di quello che è stato fatto», ha spiegato Cantone. L’inchiesta, verosimilmente, trae origine anche dall’attenzione istituzionale sollevata nei mesi scorsi sulla vicenda e, in particolare, dall’interrogazione parlamentare presentata dal deputato di Forza Italia Pino Bicchielli sul caso Universo Beach, nella quale venivano chieste verifiche sulla sicurezza dell’arenile e sulle eventuali criticità ambientali connesse agli interventi di ripascimento. Il procuratore ha quindi distinto la situazione di Cetara da quella di Salerno. Nel primo caso, la presenza di un’area sottoposta a tutela ambientale ha consentito di contestare specifiche ipotesi di reato, tra cui quella prevista dall’articolo 734 del Codice penale, intervenendo mentre le operazioni di ripascimento erano ancora in corso. A Salerno, invece, «il Comune stesso ha bloccato l’attività», dopo che erano stati rilevati danni ritenuti oggettivi e rilevanti. L’assenza di specifici vincoli ambientali avrebbe reso più complesso procedere al sequestro dell’area. «Noi riteniamo comunque che siano stati commessi dei reati», ha chiarito Cantone, rinviando però al momento opportuno per conoscere gli esiti dell’attività investigativa. Separata è la vicenda dell’ex Foce Irno. Nei giorni scorsi, la Squadra Mobile si è recata al Comune di Salerno per acquisire documentazione relativa alla complessa vicenda amministrativa. Anche in questo caso, ha spiegato Cantone, occorre ricostruire una storia caratterizzata da atti e procedimenti risalenti nel tempo, per verificare se vi siano state condotte penalmente rilevanti. «Abbiamo fatto l’acquisizione di cui si è parlato, abbiamo acquisito altri documenti e stiamo facendo ulteriori attività», ha spiegato il procuratore. L’obiettivo è stabilire se, accanto a eventuali irregolarità amministrative, possano configurarsi veri e propri reati. Un distinguo ritenuto fondamentale: «Non tutte le illegittimità sono reato», ha ricordato Cantone, soprattutto dopo l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, che ha ulteriormente ridotto lo spazio per l’intervento penale in materia di pubblica amministrazione. Quanto alle segnalazioni e alle lamentele di chi ha presentato esposti senza ricevere informazioni sull’esito, Cantone ha precisato che il diritto a conoscere gli sviluppi di un procedimento non spetta automaticamente a chiunque presenti una denuncia. Ai sensi dell’articolo 335 del codice di procedura penale, infatti, specifiche informazioni sono riconosciute alla persona offesa dal reato. «Se avessero risposto avrebbero sbagliato», ha chiarito il procuratore, spiegando che la semplice presentazione di una denuncia per un presunto reato contro la pubblica amministrazione non attribuisce automaticamente al denunciante la qualifica di persona offesa. Due fascicoli, dunque, e due percorsi investigativi differenti. Sul ripascimento, la Procura sembra ormai avvicinarsi alla conclusione degli accertamenti; sull’ex Foce Irno, invece, l’attività documentale e investigativa è ancora in corso.







