Cannella: Salernitana, con Casillo primo caso di multiproprietà - Le Cronache Ultimora
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Cannella: Salernitana, con Casillo primo caso di multiproprietà

Cannella: Salernitana, con Casillo primo caso di multiproprietà

Parlare con lui equivale a leggere l’enciclopedia del calcio. Del resto stiamo parlando di un professionista che, di questo mondo, fa parte da lustri e che in carriera ha dimostrato con i risultati di essere competente e capace di tirare fuori il massimo da club che certo non navigavano nell’oro. Ci fosse la possibilità di trascorrere una giornata con lui verremmo senza dubbio a conoscenza di decine e decine di aneddoti legati al mondo granata. Dai contatti con Cesare Maldini per la sostituzione di Delio Rossi al possibile arrivo di un giovanissimo Hubner, senza dimenticare quanti calciatori arrivati a Salerno lo ricordano con affetto per quei discorsi motivazionali che li accompagnavano dalla macchina fino alla sede per la firma dei contratti. In attesa della chiamata giusta, Giuseppe Cannella segue a distanza e con immutato affetto le sorti del cavalluccio marino rammaricandosi per la falsa partenza e per una programmazione che non appare lineare. Oggi c’è l’incrocio tra il passato legato a Pasquale Casillo e la Salernitana di cui fu dirigente.

Giusto rinnovare il contratto a un direttore sportivo che, di fatto, sta smentendo se stesso vendendo quasi tutti i calciatori presi a gennaio?

“Non entro nel merito del rinnovo del contratto, ma faccio un discorso generale. Nel corso degli ultimi anni, a Salerno, si sono avvicendati diversi professionisti. Petrachi, Valentini, in ultimo Faggiano. Eppure vedo che le problematiche sono sempre le stesse. Sicuramente il tifoso si chiede legittimamente come mai chi non ha raggiunto la promozione in B resti al suo posto e venga blindato dalla proprietà, ma ricordiamoci sempre che un dirigente esegue quanto prospettato da chi comanda. E’ evidente che il problema sia alla base. Se dai fiducia a un ds e poi non lo metti in condizione di lavorare nel modo corretto diventa tutto più complicato. Se firmi un rinnovo e poi cambiano i programmi iniziali non puoi che adeguarti. E budget e obiettivi non li decidono certo De Sanctis o Faggiano”.

La rosa è stata smantellata…

“Io non credo che Faggiano sia impazzito e che abbia deciso di stravolgere una rosa che tutto sommato si è giocata la B tramite playoff arrivando alle semifinali pur con tutte le difficoltà che furono evidenziate nella scorsa stagione. Forse sono cambiati gli obiettivi, chissà”.

Se però i programmi sono stati stravolti e non ci sono soldi da investire si può anche fare un passo indietro. Lei come avrebbe agito al posto di Faggiano?

“Per questo ora non lavoro. Credo di aver detto tutto con questa risposta. Nella mia carriera mi sono ritrovato ad affrontare tante situazioni difficili, come fossi un bravo chirurgo. Ricordo che arrivai a Modena ereditando una situazione economica complessa: sfiorammo la promozione in serie A, c’era gente come Babacar e Pinsoglio che poi è arrivata ad alti livelli. Diciamo che io appartengo all’epoca in cui la conoscenza dei calciatori consente di convivere con un budget non elevatissimo. Noi pescavamo dalla C2, giovani semisconosciuti che poi hanno fatto la storia. A Salerno mi vengono in mente Pisano, Grimaudo, Chimenti, Strada. Nel caso specifico ribadisco quanto detto in precedenza: i problemi stanno sempre alla base”.

C’è chi invece è deluso da Cosmi. Prima ha invocato rinforzi, poi ha detto “allenerò i giocatori che mi metteranno a disposizione”. Una sorta di “resa”…

“Cosmi appartiene a un’altra generazione, come me. Ha un altro approccio alle problematiche. Oggi vedi Cuesta che allena il Parma in serie A a 35 e il modo di porsi dei giovani verso il calcio – e verso la realtà in generale – è totalmente cambiato. Devi adeguarti, altrimenti sei anacronistico. Ammiro molto Pisacane, allenatore del Cagliari che quando parla dimostra di avere una mentalità molto “moderna” e al passo con i tempi. Chi ha una certa età non è attuale, c’è poco da fare”.

In sintesi: Cosmi ha provato a lanciare un segnale, poi ha capito che non ne vale la pena?

“Lo sta dicendo lei. Però ci sono delle cose che sono evidenti: a che serve fare 40 giorni di ritiro in quelle condizioni? Parliamo di un allenatore con un curriculum di tutto rispetto, con tanta serie A e una B in piazze blasonate. A che pro si consente di partire per la preparazione in quel modo? E se poi ti lamenti e non vieni accontentato? Agli occhi della squadra non devi mai perdere credibilità, altrimenti non ti seguono più”.

E’ difficile accettare che sia in atto un ridimensionamento e che la B non sia l’obiettivo della società?

“Io invece credo che ogni presidente creda di aver allestito sempre la rosa migliore possibile. Non conosco i nuovi giocatori che sono arrivati a Salerno e ho fatto poco la C per esprimere giudizi così netti. La reputo una categoria paradossalmente più difficile rispetto alla B e alla A. E poi non è detto si debbano spendere sempre tanti soldi. A Siena non c’era budget e sopperimmo con competenza e conoscenza, facendomi pagare i calciatori in soprannumero e battendo sul prestigio del marchio e del bacino d’utenza. A Salerno si può fare la stessa cosa: c’è un pubblico importante e stiamo parlando di una piazza blasonata. Le idee e le intuizioni fanno sempre la differenza, più dei nomi. Dall’esterno percepisco confusione, mi chiedo quali siano le figure di riferimento alle quali rivolgersi quando c’è necessità. E’ tempo di capire cosa la proprietà voglia fare da grande”.

Però si continua a rifiutare il dialogo con la piazza dopo aver disatteso tutte le promesse…

“Ricordiamoci che stiamo parlando di un imprenditore che, per quanto fatto nella sua vita professionale, va soltanto applaudito ed elogiato. Ha una super vita, una certa ricchezza. Sta andando avanti per la sua strada, decidendo di sottrarsi al confronto perché forse non lo accetta”.

Ciononostante Salerno garantisce 14mila presenze in media e quasi 7000 abbonati. Lei che ha vissuto i tempi d’oro del tifo granata cosa prova quando associa la parola “contestazione” a quanto accade oggi?

“Torniamo al discorso di base: i tempi cambiano, dobbiamo farcene una ragione. All’epoca non c’erano i social e il tifoso aveva solo un modo per esprimere il suo malcontento: venire in sede o negli spogliatoi. Oggi si scrive di tutto su facebook, poi si agisce in modo diverso. Andare allo stadio è un atto di fede, d’appartenenza, che va oltre le categorie. Sotto questo punto di vista Salerno è inappuntabile. L’abbonamento è emblema di passione, come a dire “la Salernitana è una cosa, Iervolino un’altra”.

Eppure presidenti vincenti sono stati aspramente contestati, mentre oggi…

“Però va detto che Lotito, grandissimo imprenditore, non ha fatto nulla per farsi amare dai salernitani. Non si spiegherebbe altrimenti un tale ostracismo dopo una cavalcata storica culminata col passaggio dalla D alla A. La differenza è che lì c’era Angelo Fabiani. Per la capacità di gestire società, ambiente e tifoseria merita 20, non 10. Era un factotum e un punto di riferimento, affiancato da un professionista capace come Alberto Bianchi”.

Angolo amarcord. Se Oddo fosse arrivato prima…

“Col senno del poi non si va da nessuna parte. Diciamo che si verificarono una serie di eventi. Rossi aveva riportato la Salernitana in A dopo 50 anni ed era pienamente legittimato a proseguire il proprio lavoro. Fu la squadra a chiedere un ribaltone in virtù di uno strappo interno difficilmente sanabile. Poi vincemmo tre partite di fila in casa e rimandammo la decisione. Avevo pensato a Cesare Maldini, profondo conoscitore di tutti i migliori talenti italiani dell’Under21 e traghettatore ideale per la Salernitana. Le cose poi andarono diversamente. Oddo non fece altro che ascoltare quei campioni che avevamo a disposizione. Retrocedemmo con 38 punti nella A a 18 squadre. Oggi ce ne sono venti e con 31 punti mantieni la categoria”.

Quante volte ha sognato l’arbitro Bettin?

“Faccio parte del calcio da 25-30 anni, conosco vita, morte e miracoli di questo mondo. Posso dire, in generale, che le vicende che riguardarono Aliberti e Casillo non ci resero simpaticissimi agli occhi dei vertici. Fummo precursori dei tempi, era la prima multiproprietà del mondo del calcio”.

Cosa  fa oggi Cannella?

“Aspetto di tornare in pista. Sono arrivate alcune offerte dalla C, ma non avvertivo sensazioni positive. Potevo andare in B, ma un problema fisico ha ostacolato l’operazione. Mi sento pronto, anche come direttore generale. E’ vero che i tempi cambiano, ma mi reputo ancora un bravo chirurgo e con tanta gavetta. Quella che ti portava a scovare il talento in C2  o nei settori giovanili, senza gli algoritmi che vanno tanto di moda oggi”.

gaet.ferr.