Un pomeriggio di ordinaria routine balneare si è trasformato in un insolito scenario di emergenza al Lido Lido, sul lungomare di Salerno, dove il ritrovamento di un ordigno bellico risalente alla Seconda Guerra Mondiale ha mobilitato forze dell’ordine e artificieri dell’Esercito. L’allarme è scattato quando un bambino, ignaro del pericolo, ha recuperato l’oggetto dal fondale portandolo a riva. L’episodio ha evidenziato una singolare reazione da parte dei bagnanti, più inclini alla curiosità social che al timore per la propria incolumità, costringendo il personale della struttura a un complesso lavoro di gestione della folla fino al brillamento notturno della bomba. Di seguito, la testimonianza diretta dei responsabili del lido attraverso la ricostruzione di quanto accaduto.
Quando vi siete resi conto che l’oggetto adagiato sulla battigia era una bomba vera e non un vecchio rottame metallico, qual è stata la prima cosa che avete fatto e come si gestisce la reazione di centinaia di persone in costume da bagno?
«Non appena abbiamo capito che la situazione non era chiara e che poteva trattarsi di un reale pericolo, la nostra priorità assoluta è stata quella di mettere in sicurezza l’area circostante. Abbiamo immediatamente provveduto a delimitare lo spazio intorno all’oggetto utilizzando delle sedie per tenere lontani i presenti, attivando subito i protocolli di segnalazione alle autorità competenti per richiedere l’intervento delle forze dell’ordine».
La reazione istintiva di molti, a quanto pare, non è stata la fuga ma la curiosità, fino al punto di volersi scattare un selfie con l’ordigno. Da gestori e operatori della spiaggia, come vi spiegate questa totale assenza di percezione del pericolo?
«L’aspetto che più ci ha colpito è stato proprio l’accanimento delle persone, che non mostravano alcuna percezione della gravità della situazione. Non c’era panico tra la folla, ma una diffusa volontà di giocare sull’accaduto e di avvicinarsi a tutti i costi per scattare fotografie, a dimostrazione del fatto che la sindrome da social network e il desiderio di condivisione hanno prevalso nettamente sulla paura».
Vedere un ordigno della Seconda Guerra Mondiale sul bagnasciuga di una spiaggia affollata crea un contrasto surreale. Dal momento del ritrovamento fino all’arrivo degli artificieri in tarda serata, come è cambiata la vita del lido e come avete fatto convivere la sicurezza con i servizi della spiaggia?
«La giornata ha subito inevitabilmente una forte alterazione, poiché l’attesa degli artificieri e del personale preposto alla sicurezza è stata lunga e complessa. Abbiamo dovuto presidiare costantemente il perimetro transennato per contenere i bagnanti, sollecitando continuamente le persone affinché non superassero il confine stabilito e non si introducessero nella zona a rischio, cercando allo stesso tempo di mantenere una parvenza di normalità nella restante parte della struttura».
L’ordigno è rimasto visibile e custodito per ore prima del brillamento. C’è stato un equivoco giornalistico sulla sua esatta collocazione, legato proprio alle prime immagini circolate?
«Sì, sui giornali è emerso un equivoco secondo cui la bomba si trovasse sotto gli ombrelloni, ma si è trattato di una ricostruzione errata. La foto che ha fatto il giro dei media era stata scattata da me per segnalare il problema alle autorità e l’ordigno era stato isolato sul bagnasciuga con delle sedie, dove il bambino lo aveva appoggiato dopo averlo scovato in mare credendo inizialmente che si trattasse di un giocattolo».
Passata la tempesta e fatto brillare l’ordigno nella notte, che aria si respirava la mattina successiva tra i clienti abituali e i bagnanti?
«Già dalla serata di ieri e per tutta la mattina successiva abbiamo ricevuto tantissime telefonate da parte di clienti abituali e di turisti, molti dei quali alloggiano qui da una settimana, che si sono informati sull’accaduto. C’era molta curiosità e fortunatamente l’attenzione principale era legata a verificare che il lido fosse regolarmente aperto e pienamente operativo per poter trascorrere la giornata al mare in tranquillità».
Salerno ha una storia profonda legata allo Sbarco del 1943 e il mare restituisce spesso queste memorie. Questa vicenda ha riacceso una consapevolezza storica o è stata affrontata con una chiave di lettura differente, magari anche attraverso i vostri canali digitali?
«L’episodio è stato affrontato soprattutto con una forte dose di ironia, tanto che i nostri stessi social media manager hanno scelto di sdrammatizzare la vicenda pubblicando sui canali ufficiali della struttura battute a tema e commenti ironici per alleggerire la tensione e rispondere al tam-tam virtuale che si era creato nelle ore precedenti».
Se doveste scegliere un’immagine, una canzone o un singolo momento di queste ventiquattr’ore frenetiche che riassuma la risposta della vostra comunità a questo brivido estivo, quale scegliereste?
«Volendo mantenere lo spirito ironico con cui l’intera città ha commentato questa giornata, l’immagine perfetta per riassumere l’evento è quella del celebre ballo di gruppo “Bomba”, che sintetizza in modo perfetto e scanzonato il brivido estivo vissuto sul nostro bagnasciuga».








