di Erika Noschese
Ci accoglie all’ombra delle gradinate dello stadio Vestuti, un luogo che trasuda storia ma che oggi appare come il simbolo plastico di una città in attesa di una direzione. Rino Avella, consigliere comunale uscente del Partito Socialista Italiano e già Presidente della Commissione Sport, non usa giri di parole. La sua è l’analisi di chi ha vissuto quattro anni nelle trincee dell’amministrazione guidata da Vincenzo Napoli – terminata bruscamente con le dimissioni del sindaco e l’arrivo del commissario prefettizio – cercando di scuotere un sistema che definisce “senza programmazione”.
Mentre Salerno si prepara al voto del 24 e 25 maggio, Avella traccia un bilancio amaro ma propositivo, confermando la sua volontà di scendere nuovamente in campo per dare dignità allo sport salernitano, dal calcio all’hockey, passando per il nuoto.
Consigliere Avella, ci troviamo davanti allo stadio Vestuti. Per anni lei ha chiesto che questa struttura tornasse al centro dell’agenda politica. A che punto siamo?
«Il Vestuti è il cuore pulsante di Salerno, un luogo a cui noi salernitani siamo visceralmente legati. È per questo che vederlo in queste condizioni fa male. La mia è stata una battaglia costante in Consiglio Comunale: ho sempre chiesto una svolta vera per il recupero e la ristrutturazione di questo impianto storico. Spero sinceramente che, nella prossima consiliatura, il Vestuti sia finalmente messo al centro di un programma politico serio e concreto. Non servono più proclami, serve un intervento strutturale che restituisca dignità alla casa storica del nostro sport».
L’amministrazione Napoli si è conclusa anticipatamente. Lei è stato un protagonista critico di questa fase. Ha intenzione di ricandidarsi a maggio?
«La volontà di ricandidarmi c’è tutta. Tuttavia, sento il bisogno di recuperare energie, perché questi quattro anni sono stati di grande fatica. Onestamente, devo dire a onore del vero che l’amministrazione uscente non ha prodotto i risultati che la città meritava. Lo abbiamo denunciato fin dal primo giorno del nostro insediamento: c’è stata una distanza siderale tra le promesse e la realtà dei fatti. Nonostante le difficoltà, sento il dovere di proseguire il lavoro iniziato».
Lei parla di denunce rimaste inascoltate. A cosa si riferisce in particolare?
«Proprio al tema dell’impiantistica sportiva. Non è una polemica da campagna elettorale, perché noi abbiamo sollevato il problema quattro anni fa. Abbiamo letteralmente “aperto” il Vestuti alla città e ai giornalisti per mostrare lo stato di degrado in cui versava. Ci sono state fatte tante chiacchiere, sono state fatte promesse che col tempo sono state abbandonate. Oggi spero che quelle occasioni mancate diventino una priorità per il futuro. Dobbiamo puntare su investimenti certi, attingendo ai fondi di “Sport e Salute” o al PNRR, perché è evidente che le casse comunali non hanno le risorse necessarie per interventi di tale portata. Serve un’azione concreta, non più rinvii».
In zona orientale, la situazione dello stadio Arechi e del Campo Volpe sembra bloccata in un groviglio burocratico.
«Sull’Arechi stiamo ancora aspettando la concretezza delle dichiarazioni fatte in pompa magna nelle conferenze stampa regionali. Si era parlato di fondi importanti e di una stazione appaltante dedicata, ma ad oggi non vediamo azioni tangibili. Bisogna capire se questi soldi siano stati effettivamente impegnati o se vadano ancora formalizzati. Ma il vero dramma, che mi addolora profondamente, riguarda la totale assenza di programmazione che ha portato allo sfratto della società Roller».
Parliamo proprio di Roller e Palatulimieri. È un addio definitivo?
«Avevamo avvertito tutti già anni fa: con la traslazione del Campo Volpe e la sua ricostruzione, il Palatulimieri era destinato alla demolizione. Abbiamo allertato la società Roller con largo anticipo perché si trovasse un’alternativa per allenamenti e partite. Lo stato di abbandono degli impianti per gli sport cosiddetti “minori”, come l’hockey, è un’emergenza che al Sud è ancora più sentita. Erano state prospettate soluzioni nell’hinterland, verso Capriglia o Pellezzano, ma tra costi elevati e problemi di orari, per due anni non si è concluso nulla. Come Commissione Sport siamo stati sempre vicini alla società, nonostante non avessimo i poteri diretti di un assessore. Abbiamo persino tenuto la prima commissione in presenza proprio al Palatulimieri per denunciare i problemi di illuminazione e strutturali».
Si sente di respingere le accuse di chi dice che le istituzioni sono state assenti?
«Assolutamente sì. Abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere: siamo intervenuti sull’illuminazione per ben due volte e abbiamo garantito rateizzazioni e sostegno alla società nonostante le difficoltà economiche del Comune. Il nostro impegno è stato massimo, tanto che avevamo ottenuto che una parte dei finanziamenti destinati all’Arechi fosse vincolata proprio alla realizzazione di una nuova struttura per sostituire il Palatulimieri. Sentire che non c’è stata una presenza istituzionale mi dà enormemente fastidio, perché i fatti dicono il contrario».
Anche il nuoto salernitano non naviga in acque tranquille. La piscina Vitale è da tempo sotto osservazione.
«La piscina Vitale ha ormai fatto il suo tempo. Durante gli incontri con le associazioni di pallanuoto ho ribadito la mia preoccupazione: la struttura soffre di problemi gravi, dal sifonamento all’erosione che sta colpendo anche le aree limitrofe come i campi da tennis. Se ci fosse stata una vera programmazione, avremmo già dovuto delocalizzare. La mia proposta, condivisa con le associazioni, è la creazione di un vero “Palazzetto del Nuoto”».
Dove immagina questa nuova casa del nuoto?
«A Fuorni esistono terreni già destinati all’impiantistica sportiva. Lì si potrebbe realizzare una piscina moderna utilizzando il milione di euro ottenuto da “Sport e Salute” grazie al governo nazionale, unito ai 450.000 euro già previsti dal bilancio comunale. Non sono cifre irrisorie. Investire in una struttura ex-novo a Fuorni permetterebbe a tutto il movimento natatorio salernitano di allenarsi in un impianto finalmente all’altezza degli standard europei, abbandonando una struttura fatiscente che cade a pezzi».
La sfida per maggio è lanciata. Qual è il primo impegno che si sente di assumere con gli sportivi salernitani?
«Il primo impegno è la trasparenza: smetterla di promettere progetti faraonici senza copertura finanziaria e iniziare a cantierare opere concrete, partendo dalla messa in sicurezza dell’esistente. Salerno deve tornare a correre, in tutti i sensi».





