Alburni, la tradizione della trasumanza - Le Cronache Provincia
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Alburni, la tradizione della trasumanza

Alburni, la tradizione della trasumanza

Si ripete l’antica tradizione della transumanza in quota: «Siamo i custodi delle Alburni». La mungitura e la lavorazione dei formaggi in alpeggio. Quattro mesi ad oltre mille metri. Un lavoro che aiuta a preservare il territorio e attira sempre più giovani e donne. «Ma non è una vita facile». La sveglia è all’alba. Gesti che si ripetono da secoli. Quando i primi raggi di sole squarciano il buio inizia la mungitura. I campanacci scossi dal vento quasi a ritmare i gesti veloci dei malgari, arrivati come ogni anno in tarda primavera dal fondo valle sugli alpeggi degli Alburni, nel cuore dell’appennino Meridionale, dove la qualità dell’erba dona al formaggio un gusto unico. È l’antica tradizione della transumanza: a inizio giugno si chiudono le stalle in paese e si aprono le baite su in quota. È tempo di ”scasare”… le vacche, le più esperte, sono state fornite delle campane della “scasatura”. Sono campane enormi che le vacche indossano per questa occasione… producono un suono profondo… sarà il loro rintocco a guidare la mandria su per i monti. Quattro mesi in cima al mondo, fino all’autunno, senza strade e a volte nemmeno l’energia elettrica. «Quando sulle vette inizia a scomparire la neve è come se i pascoli iniziassero a chiamarmi», raccontano i bovari. Ci si sposta da una baita all’altra per consentire agli animali di nutrirsi dell’erba più fresca e dove non c’è la casera ecco apparire i muretti a secco coperti con una tenda provvisoria dove è possibile lavorare il latte senza doverlo trasportare. Le vacche podoliche sono degli animali molto belli, con il loro colore bianco e le loro corna ritorte. Pazientemente le vacche si mettono in fila indiana e si avviano lungo il sentiero…la strada la conoscono, sono anni che la percorrono…il loro istinto le guida e il suono delle “scasatore” fa da sottofondo. Il cammino procede…ci si inoltra nella foresta, si perde la traccia del sentiero e si segue solo il suono delle campane… Come d’incanto ci si sente novelli Indiana Jones e con un bastone improvvisato ci si fa strada. Le vacche si sentono a casa! Vengono liberate dalle pesanti campane sostituite da una campana più leggera, guai a restarne senza, ci si potrebbe perdere per sempre… Si inoltrano nel bosco alla ricerca delle erbe più fresche e gustose… le vacanze estive per loro sono cominciate! Adesso è tempo di fare festa! La festa della transumanza. Una volta all’anno si abbandonano tutte le preoccupazioni, si dimenticano tutte le fatiche dell’Inverno appena trascorso e si fa festa con gli amici. La “Festa del Caciocavallo Podolico e della Transumanza” è un progetto volto a tutelare e valorizzare il territorio e le sue tipicità, allo scopo di preservarne la valenza storico-culturale ed economica. Punto focale è la conoscenza e diffusione del sistema ecosostenibile della “transumanza”, che rappresenta il modo più efficace di allevamento per migliorare la biodiversità del pascolo, ridurre la Co2 e sostenere la conservazione di grandi spazi naturali non antropizzati. Ma transumanza significa anche beneficiare di prodotti di qualità, unici, come il caciocavallo podolico e la manteca perché derivati del latte di mucche non di allevamento ma libere di pascolare allo stato brado quindi snelle e non sottoposte a trattamenti stressanti tipici degli allevamenti intensivi. Un viaggio nel tempo, per richiamare la cultura del passato e tramandarla alle nuove generazioni, affinché permanga e rappresenti patrimonio del luogo natio.

Oreste Mottola