Salvatore Memoli
Verso la Chiesa di Salerno ho avuto sempre attenzione e gratitudine che oggi si accompagnano a memoria e nostalgia di un passato intenso fatto di cose vissute e di persone che hanno accompagnato la mia adolescenza e gioventù. Per questo non sarò mai la persona giusta per scrivere una nota su fatti di cronaca che, in qualche modo, possano nuocere. La premessa é doverosa per dire che tra coloro che vivono in Curia molti non mi conoscono, mentre non ho mai cercato di mettermi in evidenza agli occhi del nuovo Vescovo né d’incontrarlo, tanto per dire ci conosciamo. Di lui, tuttavia, ho apprezzato il tratto umano e la semplicità con cui ad un mio articolo fece seguire una sua decisione di fare una visita a D. Nunzio Scarano nella sua abitazione, di cui altri non si erano mai interessati, della sua vita, della sua salute, del suo sacerdozio, durante il tempo atroce delle sofferenze ingiuste inflittegli. Fu un momento benefico per la Chiesa di Salerno, per la vita di don Nunzio e per mettere in luce la profondità spirituale del Pastore verso i problemi di un suo presbitero.. Apprezzai, ne resto ancora intimamente grato e sento una riconoscenza per lui, senza ipocrisia, che genera rispetto e stima. Mi basta il legame che scaturisce dalla mia appartenenza e dalla mia convinzione di essere in comunione. Essere in comunione non vuol dire che nella filialità, con garbo e con educazione, non si possa dire al Pastore, al Capo della Chiesa locale, che alcuni comportamenti umani non sono del tutto irreprensibili. Ciò senza dietrologia! Partiamo dal mio ultimo articolo rivolto al Vescovo, che sembra essere stato letto bene, tanto da meritare una risposta da presunti appartenenti alla pagina Facebook ” Devoti di Monsignore Andrea Bellandi”. Una risposta di traverso da chi non ci mette la faccia e professa ” la devozione” al Vescovo come difesa d’ufficio in una causa mai iscritta a ruolo! Per carità tutto é garbato ed é corredato da un abbondante richiamo codicistico canonico per rafforzare il ruolo. Chi come me crede e professa la sua fede non ha bisogno di ripasso del valore della dignità episcopale né accetta che le risposte ad osservazioni dirette a qualcuno meritino l’attenzione di traverso di presunti suoi “devoti”. A Bellandi riservo rispetto per la paternità pastorale, per le responsabilità ecclesiali, per l’auspicio che trasformi la Chiesa di Salerno in modello Conciliare e Sinodale, scelto per camminare verso Dio. Dunque per lui potrei dire che sarebbe giusto si circondasse di seguaci, figli spirituali, sostenitori ecc. ma mai di devoti! Venendo ai fatti, dicevo nel mio articolo e ribadisco che, quando dal mondo laico, dall’informazione, dallo stesso clero arrivano rilievi critici, agli stessi il Vescovo deve rispondere dati alla mano e con documentazione a supporto. Alcune illazioni sull’operato di sacerdoti curiali, sembrano pesanti e affatto meritevoli di essere affrontati con la pelosa carità del segreto d’ufficio e della presunzione della lesa maestà. Ai dubbi della società che spero infondati si risponde con carità e chiarezza e non si fa rispondere a ” devoti”, appartenenti ad un gruppo di fedeli devoti. L’impegno del Vescovo, la sua paternità, deve essere usato per tutti con pari determinazione. Sinceramente non basta la difesa dei curiali, sarebbe meglio correggere comportamenti non da tutti condivisi. Ora aspetto che con la sua autorevolezza e competenza prenda una posizione di sostegno per tutti gli aderenti al Gregge che conosce bene, per la disponibilità e collaborazione di tantissimi presbiteri che prestano obbedienza alle sue disposizioni. Spero non li lasci- presbiteri e laici- in pasto ad una campagna diffamatoria che fa male innanzitutto alla Chiesa. Personalmente sono soltanto un fedele ed al Vescovo dico che molti segnali di suoi stretti collaboratori non vanno. Come quando di uno dei suoi si disse pomposamente e senza mai smentire la notizia diffusa con competente conoscenza delle regole della comunicazione di una sua prossima nomina a Vescovo, cosa che non fu! Non si fermi all’apparenza, I fedeli hanno sempre amato i Vescovi di Salerno. Anche i preti! Di alcuni l ‘attenzione per il vescovo non é stata disinteressata. Taluni amavano tanto Mons. Grimaldi che ad ogni visita parrocchiale( benché avvertiti dall’energica sorella del Vescovo) gli facevano trovare in sacrestia golosi cartocci di pasticceria che per lui erano veleno. In quel modo mostravano compiaciuti di essere suoi dévoti. Una devozione che il 2 aprile 1992 spezzò in due una colonna umana, tale era Grimaldi, sotto i colpi di un micidiale e persistente diabete, curato male. Perciò vorrei che Bellandi evitasse i circoli ruffiani dei supporters che lo hanno chiuso in una dorata illusione di essere amato. Saranno i primi a deriderlo e voltargli le spalle, quando non otterranno. A lui resterà l’amarezza di un tirocinio fatto sempre col salvagente e mai con il rischio di decidere da solo e qualche volta con mano ferma per il bene della Chiesa di Salerno. Perché per il Vescovo é la solitudine la vera dimensione che affina preghiera e coraggio, anche sbagliando! Con la sua cultura teologica, Bellandi può aiutare Salerno a vivere bene l’appartenenza alla Chiesa. Senza permettere a qualcuno di perdersi su questa strada!








