Al Verdi Natale in casa Cupiello - Le Cronache Spettacolo e Cultura

di Olga Chieffi

E’ tra le più originali messe in scena della celebre commedia di Eduardo, il “Natale in casa Cupiello” che diventa “spettacolo per attore cum figuris” nell’idea di Vincenzo Ambrosino e Luca Saccoia, nell’allestimento di Lello Serao. Sulla scia del successo dello scorso anno, al Teatro delle Arti, il capolavoro eduardiano torna in scena al Teatro Verdi di Salerno, venerdì 23 alle ore 21. Protagonista uno straordinario Luca Saccoia/Tommasino, con i sette pupazzi, realizzati da Tiziano Fario (che firma anche la scenografia) e animati da Salvatore Bertone, Paola Maria Cacace, Simone Di Meglio, Angela Dionisia Severino, Irene Vecchia, diretti da Lello Serao, con le luci di Luigi Biondi e Giuseppe Di Lorenzo, i costumi di Federica del Gaudio, le musiche originali di Luca Toller, la documentazione video di Francesco Mucci. Un’idea forte, quanto quella indimenticabile di Fausto Russo Alesi , che “intonò” da solo Natale in casa Cupiello il più rappresentativo testo del teatro di Eduardo, riducendolo appunto a un assolo dove lui stesso, evoca tutti i personaggi, una coraggiosissima sfida quella di Russo Alesi che rese, sul palcoscenico del teatro Ghirelli, un devoto omaggio al grande Eduardo mostrando quale sostanza viva e vitale, quale umanità, quale capacità di affrontare drammi di più generazioni vi siano nel testo edoardiano. Nell’iconografia teatrale classica di Eduardo “Natale in casa Cupiello” coincideva con una domestica discesa all’inferno e ricostruiva, nella cornice del Natale e nell’apparentemente innocua preparazione del presepe, un ritratto di famiglia fatto di menzogne, segreti, frustrazioni, umiliazioni e ambizioni. Casa Cupiello, è alla deriva nella precarietà della vita, in un clima realistico che scaturisce dal contrasto fra il crepuscolarismo e la vita (Luca Cupiello era un vecchio bambinone: considerava il mondo come un enorme giocattolo. Quando ha capito che con questo giocattolo ci doveva scherzare non più da bambino, ma da uomo…non ha potuto. L’uomo in Luca Cupiello non c’è, e …il bambino aveva vissuto già troppo). Il sogno inconfessato di Luca è di fermare il tempo, di avere i figli sempre piccoli; in realtà è lui che si proietta nei figli rimasti bambini. Il presepe è l’immagine che fissa per sempre Luca a uno stato fanciullesco. La Morte che è una scelta psicosomatica che denuncia e proclama il rifiuto di Luca di crescere di assumere le sue responsabilità di padre di una figlia che vuole essere libera. Forse è possibile spingere più a fondo lo scavo, in questo personaggio enigmatico e complesso di adulto-bambino che non tradisce la fedeltà alla propria infanzia, che preferisce morire, piuttosto che rinunciare al principio di piacere, che egli applica, peraltro, anche alla figlia. Il grado sociale di Luca, il suo rango di fattorino di fiducia della tipografia lo rendono solidale con il desiderio della moglie di imporre a Ninuccia un matrimonio di interesse. Ma la sua misura profonda, il suo carattere puerile, anarchico e ribelle, spontaneamente egoistico, lo spinge a solidarizzare con le scelte adulterine della figlia. Certo, c’è del metodo nella follia di Luca Cupiello, nel primo atto consegna al genero la lettera della figlia che rivela il suo adulterio; nel secondo invita a pranzo l’amante, nel terzo unisce le mani dei due adulteri e benedice, con l’autorità sacrale di chi parla in limine mortis il loro eterno amore, prima di prendere il proprio posto nel Presepio. Fedele al testo di Eduardo, lo spettacolo ripercorre le vicende della famiglia Cupiello, trasformandole in un viaggio onirico che risuona nell’immaginario e nella memoria di ogni spettatore. Al centro di questo sogno teatrale è Tommasino, che rivive quel fatidico “Natale” attraverso il teatro di figura, accompagnando il pubblico in una rappresentazione che mescola comicità, tragicità e nostalgia. Luca Saccoia, nelle vesti di Tommasino, diventa l’interprete di una tradizione, testimone di un rito che si rinnova ogni anno. I pupazzi e le figure in scena rappresentano i frammenti di un sogno/incubo, un presepe vivente che riaffiora puntualmente, popolato dai conflitti e dalle speranze di Luca Cupiello. Il regista Lello Serao annota: “Il presepe è l’orizzonte in cui si muove tutta l’opera, sia in senso reale che metaforico. È l’elemento necessario a Luca Cupiello per sperare in un’umanità rinnovata e senza conflitti, ma anche la rappresentazione della nascita e della morte. È il tempo del passaggio dal vecchio al nuovo, la miscela tra passato e presente, un’iconografia consolidata e, al tempo stesso, da destrutturare di continuo. Il presepe si rinnova ogni anno, è ciclico come le stagioni, può piacere o non piacere. Ricordo che con questa nostra originale chiave di lettura e versione, lo spettacolo ha celebrato i 90 anni di Natale in casa Cupiello”.