Gino Paoli si è spento all’età di 91 anni, lasciando un silenzio assordante in quella Genova che lo aveva adottato e che lui aveva saputo raccontare come nessun altro. Con la sua scomparsa, l’Italia perde l’ultimo grande patriarca della “scuola genovese”, quel gruppo di poeti armati di chitarra che, tra i fumi dei locali del porto e l’odore della salsedine, riuscì a strappare la canzone italiana dal melodramma convenzionale per trascinarla verso la modernità, l’esistenzialismo e la confessione nuda dell’anima. Nato a Monfalcone ma genovese nell’indole schiva e profonda, Paoli non ha mai cercato il consenso facile. La sua voce, roca eppure vellutata, è stata il veicolo per storie che parlavano di soffitti viola, di gatte che non ci sono più e di amori che non finiscono, ma che logorano. Brani come “Il cielo in una stanza” non sono stati solo successi discografici, ma vere e proprie rivoluzioni culturali: per la prima volta, la dimensione erotica e quella spirituale si fondevano in un unico respiro, trasformando quattro pareti in un universo infinito.
La sua esistenza è stata un romanzo vissuto sul filo del rasoio, segnato da quel proiettile che si portava nel petto dal 1963, un “ospite ingombrante” vicino al cuore che gli ricordava ogni giorno la sottile linea tra la vita e il nulla. Questo legame con l’oscurità e la malinconia ha dato alla sua scrittura una profondità unica, capace di descrivere la felicità come un attimo fuggevole, proprio come quel “sapore di sale” che resta sulle labbra dopo una giornata di mare. Gli ultimi anni della sua vita erano stati segnati da un dolore cupo e composto, in particolare dopo la perdita del figlio Giovanni nel 2025. Eppure, Paoli era rimasto un punto di riferimento morale, un uomo che aveva attraversato scandali, passioni travolgenti e battaglie politiche senza mai perdere la propria coerenza intellettuale. Con lui se ne va un pezzo della nostra memoria collettiva, un artista che ha saputo spiegare a intere generazioni che la musica non serve solo a ballare, ma a dare una forma tangibile all’invisibile mistero dei sentimenti umani.





