di Erika Noschese
Mattinata di mobilitazione, quella di ieri, al porto di Salerno, dove i lavoratori dello scalo marittimo sono scesi in piazza per chiedere garanzie occupazionali e interventi concreti a tutela del proprio futuro. Una protesta che riaccende i riflettori sulle difficoltà del settore portuale e sulle incertezze che pesano su oltre cento famiglie, preoccupate per la tenuta dei livelli occupazionali. Il presidio ha preso il via dall’ingresso dello scalo di via Ligea, dove gli operatori si sono radunati per poi dirigersi verso la sede della Compagnia Unica Lavoratori Portuali (Culp) «Flavio Gioia», al centro della vertenza. Al fianco dei manifestanti anche le organizzazioni sindacali Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, unite nella richiesta di risposte immediate e soluzioni capaci di scongiurare pesanti ripercussioni sul piano sociale ed economico. Una mobilitazione che ha trovato il sostegno anche del mondo studentesco. I giovani hanno scelto di affiancare i lavoratori, esprimendo la propria solidarietà attraverso un corteo nella zona portuale. «Salerno è nostra, il porto non si tocca» è lo slogan che ha accompagnato la manifestazione, a sottolineare il valore strategico dello scalo per l’economia cittadina e per l’intero territorio. Al centro della protesta resta la richiesta di certezze sul futuro della compagnia e sulla salvaguardia dei posti di lavoro. Una vertenza che supera i confini dello scalo e chiama in causa il futuro di un comparto fondamentale per Salerno, con i lavoratori determinati a mantenere alta l’attenzione fino all’arrivo di risposte concrete. «Lo sciopero rappresenta per noi l’estrema ratio, una scelta alla quale non avremmo voluto ricorrere, ma diventata necessaria per dare voce ai lavoratori delle compagnie portuali di Napoli e Salerno, ai quali l’Autorità di Sistema Portuale continua a negare il contributo di 90 euro per ogni giornata di lavoro persa rispetto ai parametri del 2019, previsto dall’articolo 199 del Decreto Rilancio e prorogato per tutto il 2026», hanno dichiarato Massimo Aversa, segretario generale della Fit Cisl Campania, e Gennaro Imperato, coordinatore regionale dei porti, chiedendo l’immediata riapertura del confronto sulla vertenza. «Il senso di responsabilità con cui abbiamo affrontato questo percorso ci impone di chiedere risposte concrete per chi lavora quotidianamente in banchina, tra sacrifici, rischi e una crescente incertezza sul proprio futuro occupazionale e salariale. Occorre riportare al centro il lavoro portuale, ripristinando un clima di dialogo costruttivo che consenta alle parti di individuare soluzioni capaci di garantire continuità occupazionale e sicurezza economica ai lavoratori e alle loro famiglie. Il confronto deve affrontare anche gli interventi strutturali che competono all’Autorità di Sistema Portuale, a partire dalla convocazione di un tavolo con tutte le imprese che operano negli scali, perché le compagnie portuali sono una componente essenziale del sistema logistico e produttivo della Campania e non possono continuare a essere trattate come l’anello debole della filiera. È paradossale che, mentre nei nostri porti aumentano il lavoro e gli organici delle imprese, diminuiscano le richieste di manodopera rivolte alle compagnie portuali, determinando uno squilibrio che va affrontato attraverso impegni precisi e scelte condivise. Ogni soggetto coinvolto nella vertenza deve assumersi la propria parte di responsabilità, con l’obiettivo di arrivare a un risultato positivo soprattutto per chi oggi, rinunciando a una giornata di salario, ha scelto di scioperare per difendere il proprio lavoro e il futuro della propria famiglia. Auspichiamo che l’incontro in Prefettura segni un passaggio concreto verso la soluzione della vertenza, riaprendo un confronto che restituisca prospettive e certezze alle lavoratrici e ai lavoratori delle compagnie portuali di Napoli e Salerno», hanno aggiunto i rappresentanti sindacali. Intanto, ai lavoratori della Culp «Flavio Gioia» è giunto anche il messaggio di vicinanza dell’arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, monsignor Andrea Bellandi. «Seguo con viva preoccupazione la complessa vicenda che sta interessando i lavoratori della Culp “Flavio Gioia” e i loro rispettivi nuclei familiari. In questa delicata fase di incertezza e mobilitazione, desidero manifestare la mia più sincera vicinanza a tutte le maestranze portuali – ha dichiarato monsignor Bellandi – Auspico che i vertici dell’Autorità di Sistema Portuale vogliano accogliere le istanze dei lavoratori, favorendo la riapertura di un tavolo di confronto costruttivo. La salvaguardia dei livelli occupazionali e la centralità della dignità della persona devono costituire il principio cardine di ogni determinazione istituzionale. Appare pertanto prioritario tutelare la stabilità di oltre cento famiglie salernitane e preservare una realtà storica che, da quasi un secolo, trae dal nostro mare la forza per essere il fulcro identitario e produttivo della comunità. A tutti i lavoratori e alle loro famiglie giunga la mia paterna benedizione».







