“Voi siete una cosa, la società un’altra. Verso Iervolino sarà contestazione a oltranza, ma se onorerete la maglia avrete il nostro sostegno”. Questo, in estrema sintesi, il discorso che i tifosi hanno fatto alla squadra e allo staff tecnico a metà settimana, con un incontro civile ma dai toni decisi utile a chiarire un concetto che, in realtà, la curva Sud aveva già espresso prima del match col Sorrento catechizzando a dovere i calciatori. Proprio nel post Sorrento la torcida granata ha deciso di riprendere la legittima e pacifica protesta nei confronti della proprietà. Prima con cori all’indirizzo del patron, poi con la richiesta di un confronto dal vivo che ovviamente è stata disattesa al netto delle smentite ufficiali. “Danilo Iervolino non giocare a nascondino” il motivetto intonato da una cinquantina di persone che hanno sperato fino a tarda notte di ricevere risposte. Nulla, se non un silenzio che sta diventando stucchevole e assordante. Sabato scorso, invece, gli ultras della Siberiano hanno tappezzato la città e parte della provincia di striscioni dal contenuto inequivocabile. Nel mirino Danilo Iervolino e, per la prima volta, anche l’amministratore delegato Umberto Pagano. Uno che aveva instaurato con la piazza un buon rapporto prima dell’inevitabile strappo dettato dal palese ridimensionamento tecnico e dagli investimenti esigui sul mercato. A poche ore dal derby con la Cavese gli ultras scelgono la strada dell’ironia. L’anno scorso manifesti in città con un grande circo alle spalle di Iervolino, Milan e Pagano, oggi un centinaio di cartelloni esposti all’esterno della tribuna (e non solo) che ritraggono proprietario, AD e il direttore Alfano etichettati come “ospiti indesiderati”. Se da un lato, dunque, la tifoseria granata si prepara a essere il dodicesimo uomo anche oggi pomeriggio in un Arechi popolato da circa 11mila spettatori (già tremila in meno rispetto all’esordio, anche qualche abbonato ha deciso di restare a casa in segno di dissenso), dall’altro le idee degli ultras e della tifoseria organizzata sono chiare: l’era Iervolino, contraddistinta da promesse non mantenute, retrocessioni, caos organizzativo e il no assoluto al dialogo, è finita. Al punto che, come si leggeva negli striscioni, in tanti pensano che “con questo andamento è meglio il fallimento”. Altro che sindrome rancorosa del beneficiato: dopo anni di apparente distacco emotivo pare che l’ambiente stia prendendo atto di essere entrata in una delle ere più brutte della storia granata. Ora sì che si rischia il galleggiamento…
Gaetano Ferraiuolo









