di Erika Noschese
Si è tenuta ieri presso la sede salernitana della Regione Campania di via Generale Clark la Conferenza dei Servizi chiamata a raccogliere i pareri sul piano di riconversione delle Fonderie Pisano di Salerno. L’impianto di Fratte, chiuso da marzo in seguito alla revoca dell’autorizzazione integrata ambientale, attende il via libera per il passaggio dai vecchi forni a carbone a quelli elettrici, una svolta fondamentale per assicurare il futuro produttivo e salvare la stabilità lavorativa delle 105 maestranze attualmente in cassa integrazione. A margine dell’incontro, l’amministratore delegato dell’azienda, Ciro Pisano, ha espresso la volontà della proprietà di proseguire la propria attività industriale puntando su tecnologie a impatto zero. “Abbiamo avuto la possibilità di poter riprendere la Conferenza dei Servizi, e questo è già un fatto molto positivo”, ha esordito l’amministratore delegato delle Fonderie Pisano. “Come azienda di lunga storia, abbiamo voglia di continuare a fare il nostro lavoro nel rispetto, naturalmente, dell’ambiente, del territorio e della professionalità che abbiamo tutti quanti nel fare questo tipo di lavoro”. Entrando nel dettaglio dell’innovazione tecnologica presentata al tavolo regionale, Pisano ha evidenziato la portata ecologica del nuovo assetto: “Abbiamo presentato un progetto tutto verde, green, estremamente green, per togliere i famosi forni a carbone con forni elettrici, in modo da abbassare ulteriormente, anzi quasi azzerare, le nostre emissioni e avere un valore bassissimo dell’impatto dei nuovi forni”. Nonostante le richieste di integrazione avanzate durante la seduta, la dirigenza guarda con concretezza ai prossimi passaggi: “Nonostante questo impatto basso, la Conferenza ha chiesto ancora delle altre prescrizioni e precisazioni, ma sono delle cose estremamente fattibili e realizzabili facilmente”. L’imprenditore ha poi voluto ribadire la correttezza storica dell’impianto sul piano ambientale e sanitario, scacciando le accuse mosse negli anni alla struttura di Fratte: “Ci viene accusato in passato di guastare il nostro territorio, ma non abbiamo mai superato i limiti delle emissioni. Adesso saranno proprio a zero. Ferma la fonderia, le emissioni di PM10 erano maggiori rispetto a quando la fonderia era in movimento. Evidentemente c’è qualche altra causa inquinante che fa cadere la colpa sulla fonderia. Lo stesso Registro Tumori della Regione Campania dimostra che la Valle dell’Irno ha il valore più basso di tutta la regione. Nonostante lo stabilimento vecchio e obsoleto avevamo valori bassi, immaginiamo con uno stabilimento ancora più nuovo, senza emissioni, tutto elettrico e green”. Pisano ha anche sollevato una riflessione sull’eccessiva pressione mediatica attorno alla vertenza: “Purtroppo la stiamo facendo diventare una vicenda molto politicizzata. Di solito le Conferenze di Servizi sono riunioni tecniche in cui attorno a un tavolo si aggiusta un progetto, si aggiusta una procedura e si va avanti. La nostra volontà è quella di lavorare nel rispetto del territorio. Tutti i nostri collaboratori vivono a una decina di chilometri dall’azienda, nessuno si è mai ammalato. Purtroppo siamo diventati un fenomeno politico e questo ci rammarica, dispiace venire tirati da una parte e dall’altra. Se ci permettessero di fare gli imprenditori, potremmo continuare a farlo e farci rispettare come abbiamo fatto in passato sia in Italia sia in Europa”. Tuttavia, proprio a margine del tavolo tecnico relativo alla valutazione della struttura, nel corso della Conferenza dei Servizi sarebbe emersa l’indiscrezione secondo cui recentemente la proprietà avrebbe realizzato alcuni lavori edili all’interno dello stabilimento in assenza del necessario titolo abilitativo e, di conseguenza, in maniera abusiva. Un nodo che, se riscontrato, andrebbe ad appesantire l’articolato iter amministrativo. Ciononostante, l’amministratore delegato ha ribadito la necessità della ripresa produttiva temporanea per rendere sostenibile la futura delocalizzazione: “Sappiamo perfettamente che la nostra è una zona che il Comune ha modificato con una destinazione diversa, non industriale. Siamo nati lì tanti anni fa e stiamo cercando da tempo di spostarci. Però, per fare una qualunque delocalizzazione, abbiamo bisogno della produzione: cosa delocalizziamo se non produciamo? Questa è la ragione per la quale stiamo discutendo con la Regione Campania per avviare, anche marginalmente, la nostra produzione. Il nostro settore non nasce dalla sera alla mattina, ci vuole un avviamento lungo. Se ci permettono di partire, possiamo ripartire. Se non ce lo permettono, purtroppo saremo costretti a terminare l’attività. Non abbiamo nessuna voglia di fermarci, non abbiamo voglia di fare un passo indietro, abbiamo ancora voglia di investire e far crescere il nostro territorio”. A fare eco alle parole della proprietà, sottolineando lo stato di necessità dei dipendenti e la delicatezza della fase transitoria, è intervenuto il rappresentante sindacale RSU Domenico Volpe. Il sindacalista ha evidenziato come l’esito della seduta di ieri rappresenti un segnale di speranza per il futuro delle maestranze coinvolte: “Siamo chiamati gioco forza a vedere il bicchiere mezzo pieno, ma ciò che ne è scaturito da questa Conferenza dei Servizi è appunto un sentore positivo che apprendiamo favorevolmente, con delle prescrizioni fatte dagli enti preposti all’azienda affinché ci sia la concessione, quindi parere favorevole, alla concessione dell’AIA nella prossima riconvocazione”.








