Pagani. Denunce e social - Le Cronache Provincia
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Pagani. Denunce e social

Pagani. Denunce e social

La notizia apparsa nelle ultime ore su alcuni quotidiani locali, relativa alla presentazione di denunce da parte della Commissione straordinaria del Comune di Pagani nei confronti, allo stato, di soggetti non ancora individuati o comunque non pubblicamente indicati, ha immediatamente riacceso il dibattito politico e soprattutto quello sui social network. Come ormai accade troppo spesso, ancora prima che siano chiariti contenuti, responsabilità ed eventuali profili penalmente rilevanti, Facebook si trasforma in un tribunale parallelo, dove sentenze, giudizi personali e invettive arrivano con una rapidità certamente superiore a quella necessaria per conoscere realmente i fatti. Particolarmente singolare è vedere intervenire con toni durissimi anche alcuni ex amministratori e protagonisti della vita politica cittadina. Persone che oggi richiamano il rispetto delle istituzioni, il senso di responsabilità e la necessità di moderare il linguaggio, ma che forse dovrebbero ricordare con maggiore attenzione quale sia stato il loro comportamento quando quelle stesse istituzioni erano chiamati direttamente a rappresentarle. Il rispetto istituzionale, infatti, non può essere a corrente alternata: non può valere soltanto quando si è dalla parte di chi governa o quando diventa utile per colpire un avversario. Dovrebbe essere una regola costante, soprattutto per chi in passato ha ricoperto incarichi pubblici e porta quindi sulle proprie spalle una quota della storia amministrativa e politica della città. Ancora meno edificante è assistere ad attacchi personali rivolti genericamente a chi esprime opinioni diverse, arrivando a definire gli interlocutori “piatti vuoti”, “esseri inutili” o persone che nella propria vita “non hanno mai fatto nulla”. Espressioni del genere non elevano il confronto pubblico e appaiono difficilmente conciliabili proprio con quel richiamo al rispetto che si pretende dagli altri. Chi ha avuto responsabilità politiche e amministrative dovrebbe conoscere meglio di chiunque altro la differenza tra critica, diffamazione e libertà di manifestazione del pensiero. E dovrebbe sapere che il curriculum politico, amministrativo e personale di ciascuno resta legittimamente sottoposto alla valutazione dell’opinione pubblica. Esistono poi storie, rapporti politici, scelte amministrative e vicende che nel corso degli anni hanno alimentato il dibattito pubblico e, in alcuni casi, sono finite anche all’attenzione delle autorità o nelle aule giudiziarie. Ma proprio per questo sarebbe opportuno evitare processi sommari: né contro chi oggi viene denunciato, né contro chi critica chi ha amministrato in passato. Resta poi un’altra questione, forse ancora più interessante. Quando sarà possibile leggere e comprendere fino in fondo tutti i passaggi della relazione che ha accompagnato lo scioglimento del Comune, non è escluso che possano emergere elementi utili a ricostruire anche la gestione di società pubbliche, partecipate o organismi comunque collegati all’Ente. E allora una domanda diventa inevitabile: potrebbero emergere responsabilità politiche o amministrative riconducibili a forme di mala gestio, omissioni, inadempienze o decisioni che abbiano prodotto un danno per il Comune? È una domanda, non un’accusa. Ma proprio chi oggi rivendica con maggiore forza la tutela della Commissione straordinaria dovrebbe essere il primo a chiedere che ogni pagina di quella storia venga approfondita, senza zone franche e senza distinguere tra amici e avversari. Perché assumere una posizione di difesa quasi preventiva delle istituzioni, se accompagnata dal silenzio sulle responsabilità del passato, rischierebbe altrimenti di apparire non come semplice rispetto istituzionale, ma come il tentativo politico di spostare l’attenzione da eventuali inadempienze, omissioni o danni arrecati all’Ente durante precedenti gestioni. Le denunce presentate dalla Commissione seguiranno il loro percorso e saranno gli organi competenti ad accertare eventuali responsabilità. Fino ad allora esistono fatti da verificare, non colpevoli decretati attraverso un post. Saranno naturalmente gli atti, e non i social, a dire se queste responsabilità esistano davvero. Ma la trasparenza dovrebbe valere per tutti: per chi oggi viene denunciato, per chi denuncia e soprattutto per chi, negli anni precedenti, ha avuto responsabilità nella gestione della cosa pubblica. La politica dovrebbe tornare a discutere di atti, risultati e responsabilità concrete. Pagani ha bisogno di questo, non di una gara sui social per stabilire chi abbia maggiore titolo per impartire lezioni agli altri. Perché prima di giudicare il passato o il presente degli altri sarebbe sempre utile ricordare il proprio.