L’ordinanza di demolizione di un’ampia struttura alla stazione ferroviario di Eboli, abusiva, cento giorni fa fu salutata non solo come un atto non solo burocratico ma di ripristino di legalità. Nella città del cemento illegale prima constatato e poi sanato dai silenzi omissivi è stata una pregevole novità amministrativa. Per i tecnici comunali e, quelli della RFI (Rete Ferroviaria Italiana) quel manufatto abusivo è solo uno dei tanti disseminati in città e, per riqualificare le aree degradate, demolirlo. E, nel caso concreto, l’ala della stazione ferroviaria deve essere volta a restituire ai cittadini e ai pendolari uno spazio sicuro e ordinato. L’ordinanza di demolizione emessa dall’allora sindaco Mario Conte nei giorni turbolenti della crisi amministrativa prescrive novanta giorni per la demolizione. L’ordinanza, del 21 aprile scorso, è ora nelle mani del commissario prefettizio dott. Gaetano Tufariello se mai gli sia stata resa nota dagli uffici. Il sospetto diventa pesante nella città che onora da 43 anni il “monumento dello svincolo autostradale” costruito abusivamente allo svincolo dell’A3 e mai rimosso per consentirne l’ampliamento. Un parco per la rivendita di auto, una concessionaria dell’epoca. Anzi, dopo una ordinanza comunale di demolizione consegnata anche alla pretura del tempo, poi oggetto di una favorevole sentenza del Tar e sanato, recentemente venduto ad altri privati che l’hanno reso moderno e abbellito. E ora è chiuso, sotto sequestro della Procura della Repubblica. Il “monumento dello svincolo” ha una sua storia che, ci perdoni il lettore, è simile a quella del ritrovamento della stele eburina che certificò per Eboli l’origine di municipio romano. Perché l’occupazione di un terreno di rispetto autostradale fu tollerato e accettato per modesti motivi clientelari e significativamente politici. E’ un pezzo di storia della città distrutta. Ma ora c’è, 43 anni dopo il ”monumento dello svincolo” il pugno duro dell’amministrazione comunale di Eboli prima dell’ex sindaco Mario Conte ed ora consegnato al commissario prefettizio, contro le irregolarità urbanistiche. La nuova ordinanza cento giorni fa, ancora non eseguita, ha messo nel mirino le opere abusive realizzate nell’area della stazione ferroviaria, disponendo lo stop immediato e l’abbattimento di un manufatto edilizio non autorizzato. Al centro della contestazione c’è la trasformazione di una vecchia struttura precaria, originariamente a servizio di un bar, in un vero e proprio edificio permanente. Secondo i rilievi tecnici, il manufatto sarebbe stato ampliato e stabilizzato senza il possesso dei necessari titoli edilizi, configurando una violazione delle norme urbanistiche vigenti. L’ordinanza è stata notificata alla proprietà dell’area, Rete Ferroviaria Italiana (RFI), alla quale è stato concesso un termine di 90 giorni per procedere alla demolizione e al ripristino dello stato originario dei luoghi. Il provvedimento parla chiaro: se i termini non verranno rispettati, scatteranno sanzioni pecuniarie pesantissime, fino a 20mila euro, oltre al rischio concreto dell’acquisizione automatica dell’area al patrimonio del Comune. L’intervento rientra in una più ampia operazione di monitoraggio e riqualificazione degli spazi pubblici della città tra baracche abusive, chioschi senza autorizzazione Ora il con la firma dell’ordinanza dirigenziale il Comune ha ufficialmente disposto l’abbattimento di una serie di manufatti abusivi , ora quelli situati nell’area adiacente allo scalo ferroviario cittadino L’ordinanza è il risultato di un lungo iter di accertamenti tecnici condotti dal settore Urbanistica in collaborazione con la Polizia Locale e i tecnici di Rete Ferroviaria Italiana (RFI). Le opere oggetto di demolizione comprendono: chioschi e strutture precarie ormai in disuso e privi di titoli concessori validi.Ampliamenti volumetrici non autorizzati su pertinenze di vecchi edifici di servizio.Recinzioni e depositi di fortuna che impedivano la corretta fruibilità dei marciapiedi e delle aree di sosta.”Non si tratta solo di un atto burocratico, ma di un segnale di ripristino della legalità,” commentano fonti vicine all’Amministrazione del tempo ora finalmente poter essere dichiarate “emerite” per la presenza del commissario prefettizie. “La stazione è la porta d’ingresso della nostra città e non può più versare in condizioni di incuria.” Secondo quanto previsto dal documento, i proprietari delle opere avevano un tempo limitato per procedere alla demolizione spontanea (solitamente fissato in 90 giorni). In caso di inottemperanza, il Comune potrebbe procedere all’abbattimento d’ufficio, addebitando le spese ai responsabili e acquisendo l’area al patrimonio comunale. Una storia di legalità che ritorna ad Eboli con il lungo lasso di tempo del “monumento allo svincolo autostrade”. A Eboli resistono le mura del Castello Colonna. Legittime, icone storiche della città. C’erano anche due straordinarie torri che crollarono da sole e da decenni attendono di essere ricostruite. Chissà se gli “emeriti” amministratori comunali hanno giustificato al commissario prefettizio i ponteggi tutt’intorno al tentativo ultradecennale di ricostruirle. Sono i “monumenti” contemporanei della distruzione di Eboli.








