Il ricordo del super tifoso granata Leopoldo Paolillo. Il video - Le Cronache Salerno

di Antonio Roma

Erano gli anni delle prime timide radiocronache locali, con l’emittenza on air prima a cercare di sfruttare il canale radiofonico. Le televisioni, per motivi tecnici, vi giungeranno qualche tempo più tardi ma alla fine degli anni ’70 a farla da padrone furono le radio libere. E in tal senso il precursore delle prime radiocronache fu l’indimenticato, ma anche indimenticabile, Pippo Cotticelli a lanciare l’appuntamento domenicale con le radioline la domenica pomeriggio. Logico, dunque, che le tra i programmi più seguiti ci fossero il dopopartita anche se per avere delle immagini bisogna attendere anche 24 ore. E la diretta con i tifosi era un must, immancabile per gli appassionati della Salernitana. Come immancabile era Leopoldo Paolillo, storico tifoso del cavalluccio. Onnipresente nella Curva Nuova del Vestuti di piazza Casalbore, si accompagnava con un tamburo su cui batteva il ritmo con un grande pestone di mortaio. Di solito lo si trovava in posizione centrale appena qualche gradino sotto il club Plaitano in cui iniziava a brillare la stessa del Vikingo. E la sua presenza era costante anche nei dopopartita. “Pronto? Sò Leopoldo”, il suo biglietto da visita radiofonico. Che poteva essere anche un allarme, tutto dipendeva dal risultato conseguito dalla Salernitana. E se l’amata granata aveva perso in malo modo la rabbia e lo scoramento la facevano da padrone nella sua anima di tifoso ruspante e puro che stava vivendo, inconsapevolmente, i momenti più bui della storia della Salernitana. Di incassi coattivi e di panolada dicembrina con gli abbonamenti strappati in tribuna a conferma di un’altra stagione di riscatto persa. Eppure la speranza non mancava mai. Quella di un ritorno nell’eden calcistico che all’epoca era rappresentata dalla serie B, categoria fugacemente visitata un paio di volte fino al 1994 a partire dal lontano 1956: Un tifoso d’altri tempi ma anche un altro tipo di tifo. Più ruspante più sentito, forse più vero. E tutto ciò lo incarnava Leopoldo Paolillo.