di Erika Noschese
Due mesi di sindacato di strada, circa 700-800 lavoratori intercettati tra aziende agricole, confini dei campi e Centri di accoglienza straordinaria, una fotografia dettagliata della manodopera straniera nella Piana del Sele. Sono i numeri presentati dalla Flai Cgil Salerno al termine dell’attività delle Brigate del lavoro, svolta su tutto il territorio provinciale con particolare attenzione all’area agricola compresa tra Eboli, Battipaglia e il litorale. Il dato più significativo riguarda il peso della manodopera straniera nel comparto agricolo: secondo il report illustrato dal sindacato, i lavoratori stranieri rappresentano il 43% del totale degli addetti del settore, con una netta prevalenza di cittadini extracomunitari. Una percentuale che conferma come l’agricoltura della Piana del Sele dipenda ormai in maniera strutturale dal lavoro migrante. «Abbiamo svolto due mesi intensi di sindacato di strada con le Brigate del lavoro su tutto il territorio della provincia di Salerno – spiega Alferio Bottiglieri, segretario generale della Flai Cgil Salerno – Abbiamo intercettato circa 700-800 lavoratori, incontrandoli sia direttamente sul territorio, sia ai confini dei campi agricoli, sia all’interno dei CAS. Quest’anno abbiamo voluto accompagnare il lavoro sul campo con una raccolta sistematica di dati». Tra le comunità presenti sul territorio, quella bengalese è la realtà in maggiore crescita. Si consolidano invece le presenze delle comunità indiana e marocchina, storicamente radicate nell’area. «La comunità che registra la crescita più significativa è quella bengalese; si consolidano invece le presenze delle comunità indiana e marocchina – aggiunge Bottiglieri -Abbiamo inoltre riscontrato un’esigenza crescente di lavoratori con qualifiche anche superiori rispetto a quelle tradizionalmente richieste nel settore agricolo». L’attività delle Brigate del lavoro ha permesso di raccogliere dati anche sulle condizioni sociali e abitative dei lavoratori. I sindacalisti hanno effettuato sopralluoghi non solo nelle aziende e nei luoghi di aggregazione, ma anche nei Cas, grazie a un’autorizzazione della Prefettura. «Abbiamo attraversato l’intera Piana del Sele, partendo dalle aziende agricole e dai luoghi di aggregazione fino ad arrivare ai Cas – sottolinea Sara Moutimir, funzionaria della Flai Cgil Salerno – Dai centri di accoglienza emerge un dato molto chiaro: la presenza femminile è estremamente ridotta. La quasi totalità degli operai agricoli incontrati è composta da uomini, generalmente di età superiore ai 21 anni, in gran parte richiedenti asilo». Secondo il sindacato, una delle criticità principali resta il rilascio dei permessi di soggiorno. I ritardi burocratici incidono direttamente sulla possibilità di accedere a un lavoro regolare e di uscire dal circuito dell’accoglienza. «Abbiamo riscontrato una forte criticità legata ai tempi di rilascio dei permessi di soggiorno – prosegue Moutimir – Queste persone non resteranno per sempre nei CAS: dovranno entrare pienamente nel nostro tessuto sociale. Ma se il territorio presenta difficoltà abitative e tempi lunghi per il rilascio dei documenti, cosa ne sarà di questi lavoratori?». Sul fronte economico, il report registra un aumento della paga reale rispetto agli anni precedenti, elemento che il sindacato collega anche alla maggiore difficoltà nel reperire manodopera. «Confermiamo un aumento della paga reale e ribadiamo quanto avevamo già sostenuto sui decreti flussi – evidenzia Bottiglieri – I fatti emersi negli ultimi giorni confermano le criticità che avevamo segnalato anche alla Commissione parlamentare che ha visitato il nostro territorio: non c’è solo il problema dei decreti flussi, ma anche quello dei trasporti e dell’emergenza abitativa». Proprio sui decreti flussi la Flai ribadisce le proprie contestazioni. Secondo il sindacato, il meccanismo attuale produce un numero significativo di lavoratori che, pur arrivando formalmente attraverso canali previsti dalla legge, non riescono poi a completare il percorso di regolarizzazione. «Il decreto flussi finisce per alimentare situazioni di sfruttamento e lavoro nero – afferma Moutimir – Il sindacato di strada ci conferma che esistono giovani che si nascondono lungo la litoranea perché arrivati attraverso i decreti flussi senza riuscire a regolarizzare la propria posizione e a ottenere il permesso di soggiorno». Il tema dell’abitare occupa una parte centrale dell’analisi. La Flai sostiene che in provincia di Salerno non esistano ghetti strutturati come in altre aree del Paese, ma denuncia forme diffuse di sovraffollamento abitativo. «Voglio essere chiaro: in provincia di Salerno non abbiamo ghetti – precisa Bottiglieri – Abbiamo molti Cas e numerose abitazioni in cui si registra anche uno sfruttamento abitativo, nel senso che in appartamenti molto piccoli vivono più persone. La questione abitativa è uno dei nodi più importanti». Particolare attenzione viene riservata al finanziamento Pnrr destinato agli insediamenti informali. L’unico Comune della provincia ad aver ottenuto queste risorse è Eboli, per l’area del litorale. Il progetto prevede la realizzazione di 40 posti letto destinati ai lavoratori agricoli. «Temiamo che il commissariamento possa mettere a rischio questa opportunità – conclude Bottiglieri – Sarebbe una goccia nel mare, ma quei 40 posti letto potrebbero rappresentare un aiuto concreto per molti lavoratori». Nel complesso, il quadro che emerge dai dati raccolti dal sindacato descrive un’agricoltura sempre più dipendente dalla manodopera straniera, con una componente giovane, prevalentemente maschile e ancora fortemente esposta a fragilità burocratiche e abitative. Per la Flai Cgil Salerno, la sfida non riguarda soltanto il lavoro agricolo, ma la capacità del territorio di trasformare una presenza ormai strutturale in un reale percorso di integrazione sociale e occupazionale. Alla conferenza stampa ha preso parte anche Luca Daniele, componente della segreteria provinciale della Camera del Lavoro.









