Tra le metafore letterarie, la passione ludica rappresenta uno dei più straordinari esempi di immagini legate alle parole, perché quando si parla di una scommessa non è mai soltanto un semplice gioco, così come una puntata alla roulette in un casino può evocare un teatro morale attraverso una stanza illuminata male e la posizione delle fiches sul tavolo diventa il focus dello strumento narrativo.
La passione ludica trasforma il gioco in quella curiosa abitudine dell’essere umano di andare oltre il razionale, di vedere la simbologia attraverso i numeri, così come descritto perfettamente nella Tombola a tema Smorfia, che richiama anche il Bingo, giochi presenti anche sulle piattaforme digitali in diverse versioni. Dalle estrazioni dei numeri alle estrazioni delle parole che diventano pura arte ludica, il passo è breve, e lo hanno dimostrato diversi scrittori, su tutti Dostoevskij e Bukowski.
Il gioco come specchio della realtà, non come invito: la roulette dell’anima de Il Giocatore
Uno dei romanzi che ha aperto la strada alla letteratura ludica negli ultimi due secoli è sicuramente Il Giocatore di Fedor Dostoevskij, un romanzo che è uscito nel 1866 e che ancora oggi, monopolizza il pubblico al teatro, come nella rilettura di Gabriele e Daniele Russo, andata in scena al Teatro Verdi di Salerno nel 2018 e anche al Teatro Bellini di Napoli.
Le curiosità su questo romanzo sono davvero tantissime, innanzitutto, nasce da una vera e propria scommessa che Fedor fece con il suo editore Stellovskij, quella di completare il romanzo in un mese, pena la rinuncia dei diritti d’autore per nove anni. In quel periodo Dostoevskij aveva bisogno di denaro e per velocizzare i lavori si affidò ad Anna Grigor’evna Snitkina, assunta come giovane stenografa, Fedor terminò il romanzo in soli 28 giorni e riuscì a consegnare in anticipo rispetto al primo novembre: questa, la deadline fissata dai due. Curiosità nelle curiosità: Anna Grigor’evna Snitkina divenne sua moglie dopo circa un anno.
Tra le altre curiosità c’è anche un linguaggio che accarezza la metasemantica segnando una grande rivoluzione nella storia della letteratura, perché la storia è ambientata a Roulettenburg, una città senza tempo, che ancora oggi è protagonista nei teatri, così come descrive perfettamente città come Las Vegas e anche siti di casinò digitali dove è possibile giocare: quando la fantasia anticipa la realtà.
La roulette Dostoevskijana non è assolutamente un invito al gioco, ma la descrizione fedele della realtà dei fatti, una roulette dell’anima attraverso cui Il Giocatore gioca per dimostrare qualcosa a se stesso, ma si ritrova immerso in un destino senza promesse, frutto del caso.
Bukowski: la letteratura come scommessa di stile
Charles Bukowski ha esordito da giovane come scrittore di poesie e racconti, ma ha trovato il successo soltanto dopo i 50 anni con Storie di Ordinaria Follia, scommettendo letteralmente su uno stile di scrittura innovativo, una prosa e una poesia minimal e accattivante, senza mezze misure e con il suo mix autentico di sarcasmo, decadentismo e ironia.
Non mancano tra le sue parole le corse dei cavalli e le teorie statistiche, che come per magia si trasformano in teoria sulla vita e sulla scrittura creativa, perché il miglior scrittore scommette soltanto su se stesso come vincente e non come piazzato. L’ippodromo dei cavalli e le corse diventano fonte di ispirazione e specchio della società, così come il poker, la roulette e qualsiasi gioco tra Los Angeles e Las Vegas. Bukowski ha scommesso sul suo stile e ha vinto, rientrando nei grandi scrittori che hanno innovato il romanzo psicologico.
Il casinò come romanzo psicologico: giocare con le parole
Ne Il Giocatore di Dostoevskij, il casinò funziona come una macchina narrativa perfetta, perché ogni protagonista o antagonista viene descritto nella vita così come si presenta al tavolo da gioco, con la sala che riflette tutti i vizi e le virtù degli esseri umani nella società.
Anche per Bukowski l’ironia della sorte entra in scena attraverso il gioco, come le corse dei cavalli, le scommesse sportive e le partite a carte nei peggiori bar di Los Angeles. È chiaro che questi due scrittori oltre a giocare con le parole, giocano con il senso della vita e lo mettono nero su bianco attraverso la psicologia dei loro protagonisti, con la differenza che nella vita non ci sono regole e ogni puntata nei loro romanzi è una frase lanciata come un dado sul tavolo verde del futuro.








