La nave scuola della Marina Militare a Salerno, parla il Capitano - Le Cronache Cronaca
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La nave scuola della Marina Militare a Salerno, parla il Capitano

La nave scuola della Marina Militare a Salerno, parla il Capitano

di Erika Noschese

Ha gettato l’ancora ieri pomeriggio alle ore 15:00, nel porto di Salerno, la nave scuola “Palinuro”, lo storico veliero della Marina Militare Italiana. La prestigiosa unità resterà in città fino a oggi per una sosta densa di significati, che segna un momento di passaggio cruciale per la formazione dei futuri professionisti del mare. Già dalle prime ore successive all’ormeggio, la banchina ha registrato un notevole afflusso di cittadini e visitatori, accorsi per ammirare da vicino uno dei simboli più suggestivi della tradizione marittima nazionale. Le visite guidate proseguiranno anche oggi, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. Al termine, saliranno a bordo 60 allievi della Mariscuola di Taranto, di cui 40 uomini e 20 donne. I giovani hanno completato il percorso di formazione presso l’istituto della Marina Militare, dove si preparano a diventare sottufficiali.

A bordo della nave, il Capitano di Fregata Gianluca Montella ha illustrato gli obiettivi della sosta salernitana e il valore formativo della vita d’equipaggio su un veliero d’epoca.

Comandante Montella, ieri la nave Palinuro ha fatto sosta a Salerno per accogliere a bordo i giovani allievi della Marina Militare. Qual è il significato profondo di questa tappa campana?

«Nave Palinuro si trova a Salerno nell’ambito di una pianificazione più ampia e strategica, rappresentata dalla campagna addestrativa 2026. Durante questa navigazione toccheremo diversi porti italiani ed esteri. Proprio qui a Salerno abbiamo appena sbarcato un gruppo di giovani provenienti dall’Associazione Nazionale Marinai d’Italia, dalla Lega Navale Italiana e da STA Italia, mentre oggi imbarcheremo ufficialmente gli allievi sottufficiali della seconda classe di Mariscuola Taranto per l’inizio della loro campagna d’istruzione».

Parliamo dell’unità: questo scafo nasce originariamente in Francia nel 1934 come peschereccio d’altura. Qual è il segreto tecnico di una simile longevità?

«Nave Palinuro è stata costruita nel 1934 in Francia e l’Italia l’ha acquistata negli anni Cinquanta, per poi trasformarla formalmente in una nave scuola della nostra Marina nel 1955. Da oltre settant’anni, l’unità assolve a due compiti fondamentali. Il primo è la formazione sul campo dei nostri giovani allievi sottufficiali e degli studenti del Collegio Navale Morosini, oltre che dei ragazzi provenienti dal mondo civile. Il secondo è di carattere diplomatico e culturale: rappresentare l’italianità nel mondo. La tappa di Salerno rientra pienamente in questo spirito, permettendoci di aprire la nave alla cittadinanza e condividere i nostri valori».

La vita a bordo di un grande veliero d’altri tempi richiede adattamento e disciplina. Come si riesce a trasformare un gruppo di giovani in una squadra coesa e solidale?

«Questa è un’ottima domanda, che molto spesso si pongono gli stessi ragazzi al momento dell’imbarco. Nella mia esperienza da comandante, posso dire che a creare il gruppo sono proprio le difficoltà. Quando questi giovani si trovano in mezzo al mare, lontani da casa, magari nel cuore della notte e con condizioni meteo avverse, scatta una solidarietà spontanea e profonda. È solo unendo le forze che si impara a superare gli ostacoli, capendo che da soli non si va da nessuna parte».

Guidare un’unità carica di storia e responsabilità rappresenta un compito di grande prestigio. Come vive, personalmente, questo ruolo?

«Avvertire il peso di questo comando è inevitabile, si tratta di un grandissimo orgoglio ma anche di una responsabilità enorme. Tuttavia, la professionalità dello staff e la forza dell’equipaggio mi trasmettono estrema serenità. Un comandante non opera mai da solo: si avvale di una squadra di professionisti in cui ognuno conosce perfettamente il proprio compito. È la coesione del gruppo che garantisce il successo della nostra missione».

Il celebre motto della nave è “Faventibus Ventis” (Con il favore dei venti), un augurio che in mare deve fare i conti con l’imprevedibilità del meteo. Cosa si fa quando il vento soffia in direzione contraria?

«I venti, così come gli eventi della vita, non si possono comandare. Quello che possiamo e dobbiamo fare è orientare le vele per raggiungere comunque la nostra destinazione. È lo stesso insegnamento che cerchiamo di trasmettere ai nostri ragazzi affinché crescano e diventino i militari del domani».

Il veliero è giunto nel porto di Salerno ieri alle 15:00, registrando subito una grande affluenza. Qual è il messaggio che desidera lanciare ai giovani, in particolare a chi sogna una carriera nella Marina Militare?

«A chi guarda al nostro mondo dico: siate curiosi, mettetevi alla prova e non temete gli ostacoli. Sono proprio le difficoltà il vero motore della vostra crescita».