di Erika Noschese
Un nuovo modo di raccontare Salerno, la Salernitana, i suoi simboli, le sue tradizioni e, soprattutto, il legame profondo che unisce una città alla propria squadra. Un uso creativo e consapevole dei social e dell’intelligenza artificiale, messa al servizio di una storia che nasce però molto prima della tecnologia: dalla passione, dall’appartenenza e dalla conoscenza quotidiana dei luoghi. È in questo contesto che nasce Salernitanime, il progetto «virtuale» ideato da due giovani salernitani, Gianluca Passannanti e Marco Zabatta. Virtuale perché vive attraverso i canali social, ma profondamente reale per ciò che racconta. In poche settimane il progetto ha già raggiunto centinaia e centinaia di utenti, conquistando un seguito crescente e registrando un vero e proprio boom nel giorno di San Matteo, con un video, rigorosamente in stile anime, dedicato al Santo Patrono e al rapporto indissolubile con la città. «Il progetto nasce dall’unione di più fattori e dalla passione che ci accomuna: Salernitana, Salerno e lo stile anime. Abbiamo deciso di realizzare un anime ambientato nella nostra città con l’obiettivo di raccontare la squadra, che è il filo conduttore del nostro progetto, ma anche le tradizioni e i simboli della nostra Salerno», racconta Marco Zabatta. L’idea, però, va oltre il semplice racconto calcistico. «Il nostro obiettivo è far sentire le persone che ci seguono parte integrante di una comunità, dando loro la sensazione di poter dire “questa è casa mia”. Lo facciamo attraverso aneddoti, ambientazioni e tutto ciò che appartiene alla nostra quotidianità». È proprio questo uno degli elementi che rende Salernitanime un progetto particolare: la tecnologia non sostituisce l’esperienza, ma diventa il mezzo attraverso cui due ragazzi provano a trasformare in immagini un mondo che conoscono e vivono direttamente. Tra i protagonisti dei primi video ci sono il direttore de Le Cronache Tommaso D’Angelo, il proprietario dell’Us Salernitana 1919 Danilo Iervolino, l’allenatore Serse Cosmi e il Vikingo, solo per citarne alcuni. Personaggi reali e figure ormai entrate nell’immaginario del progetto, insieme a elementi apparentemente secondari ma destinati ad assumere un significato preciso. «Abbiamo davvero tanti spunti e non è difficile rappresentare questi personaggi e le loro avventure. Siamo appassionati di anime, lavoriamo con l’intelligenza artificiale e abbiamo deciso di unire queste passioni per far nascere un progetto attraverso una comunicazione innovativa», spiega Gianluca Passannanti. L’IA, dunque, non è il punto di partenza ma lo strumento. E proprio su questo i due autori insistono particolarmente. Salernitanime nasce infatti in un momento storico nel quale l’intelligenza artificiale è entrata sempre più nel lavoro, nella comunicazione e nella vita quotidiana, non sempre con un utilizzo positivo. Il progetto di Marco e Gianluca prova invece a mostrarne un’altra possibilità: creativa, ironica, ma anche rispettosa della realtà che vuole raccontare. «L’intelligenza artificiale ha due facce: può essere pericolosa ma può essere anche utile a raccontare nel modo giusto, magari avanzando critiche in modo ironico o, addirittura, costruttive», sottolinea Passannanti. Per Zabatta l’IA è soprattutto «uno strumento che permette di portare avanti il progetto», ma non ne rappresenta l’anima. «Tutto nasce da noi. La genuinità del progetto è data dal nostro modo di vivere le cose, dalla realtà che ci circonda e dal modo in cui scegliamo di raccontarla. L’importante è raccontare le cose in modo genuino, senza cercare polemiche. Salernitanime nasce da persone che i luoghi li vivono, li conoscono, li frequentano». Una genuinità che si ritrova anche nella scelta di non limitarsi ai protagonisti più immediatamente riconoscibili. Nei video compaiono infatti diversi personaggi, ognuno con un ruolo preciso. «Il Vikingo rappresenta il tifoso che chiede spiegazioni alla proprietà, il piccione ha il suo fascino. Per il momento il Vikingo è il nostro preferito, ma tanti altri sono in arrivo», raccontano Marco e Gianluca. Anche l’ironia diventa così uno mezzo per raccontare il rapporto, non sempre semplice, tra la tifoseria e la proprietà della Salernitana. «Il nostro è sicuramente un modo per stimolare la proprietà a rapportarsi con i tifosi. Sicuramente la mancanza di chiarezza paga, ma il campionato è ancora lungo. Gli ultimi tre anni sono stati disastrosi, cerchiamo di alleggerire un po’ le sofferenze», spiegano. I primi video hanno raccolto un consenso significativo, confermando che dietro lo schermo esiste una comunità pronta a riconoscersi in luoghi, personaggi, situazioni e riferimenti che appartengono alla vita quotidiana della città. «Quello che raccontiamo lo viviamo ogni giorno. Viviamo la città e sarebbe stato più semplice prendere altre piazze, ma il progetto avrebbe perso la sua genuinità. Abbiamo raccolto la sfida, ci caratterizza il nostro senso di appartenenza e credo che questo emerga dall’altro lato dello schermo», racconta Passannanti. Ed è proprio il rapporto tra creatività e tecnologia a rappresentare una delle sfide quotidiane. «L’IA è uno strumento alla portata di tutti, o quasi, ma spetta alla persona verificare il progetto finale. È uno mezzo al servizio del progetto. Dietro ci sono persone e tutto nasce da noi: i dialoghi, l’ambientazione, la storia, i personaggi come il gabbiano e il piccione, che oggi sembrano irrilevanti ma non lo sono. Garantiamo noi: hanno un senso». Una filosofia che si è vista anche nella puntata speciale lanciata ieri in occasione di San Matteo. Un episodio dedicato al Patrono, alle tradizioni e ai sapori della città. «Un omaggio alla città, al Santo Patrono», hanno spiegato i due autori. E il futuro potrebbe riservare a Salernitanime una sfida ancora più ambiziosa. «Abbiamo iniziato per gioco, lavorando con l’IA tutti i giorni, ma ci crediamo e vogliamo andare avanti perché ci piace. Quest’anno continueremo, poi vediamo. Ci auguriamo però di proseguire con un progetto finale ambizioso: un anime social di venti minuti a cadenza regolare». Un progetto nato quasi per gioco, dunque, ma che già guarda oltre i primi esperimenti. «Parliamo ai salernitani, ma stiamo riscontrando successo anche all’esterno. In occasione della partita con la Cavese tanti tifosi ci hanno scritto e si sono complimentati con noi. E questo vale tanto», concludono Gianluca e Marco. Perché, alla fine, Salernitanime non racconta semplicemente Salerno attraverso l’intelligenza artificiale: prova a raccontarla attraverso gli occhi di chi Salerno la vive davvero. La tecnologia costruisce le immagini, ma l’idea, i riferimenti, i personaggi, le storie e soprattutto il senso di appartenenza arrivano dalle persone che quel mondo lo conoscono e lo abitano ogni giorno.










