Un intreccio di conti in rosso, assunzioni che profumano di “parentopoli” e un silenzio istituzionale che alimenta i dubbi. È la bufera che in queste ore sta scuotendo l’ambiente ecclesiastico salernitano, al cui centro si staglia anche la figura di don Virgilio D’Angelo, vice economo della Curia di Salerno-Campagna-Acerno e parroco di Sant’Agata e Sant’ Andrea in Solofra Al centro dei fari mediatici e delle contestazioni vi sono due vicende speculari: la difficile situazione finanziaria in cui probabilmente verserebbe la sua parrocchia e, al contempo, l’assunzione del fratello all’interno dell’ex Colonia San Giuseppe (oggi nota come St. Joseph Resort), storica struttura sul litorale salernitano storicamente legata e controllata da ambienti vicini alla Curia.
Il buco nei conti della parrocchia
Le prime tensioni sarebbero nate all’interno delle mura parrocchiali gestite dal sacerdote. Secondo quanto riferito da fonti interne e da lamentele striscianti tra i banchi dei fedeli, la gestione amministrativa di don Virgilio avrebbe portato la parrocchia a contrarre debiti non indifferenti. Una situazione finanziaria critica che stride fortemente con il ruolo di responsabilità che il sacerdote ricopre all’interno della macchina diocesana, ovvero quello di vice economo, la figura che per definizione dovrebbe vigilare sulla trasparenza, sul rigore e sulla sostenibilità dei bilanci della Chiesa locale.
L’ombra del nepotismo all’ex Colonia San Giuseppe
A far traboccare il vaso e a trasformare il malumore in un caso di rilevanza pubblica è stata però la notizia di un’assunzione mirata. Il fratello di don Virgilio D’Angelo avrebbe infatti ottenuto un contratto di lavoro presso la ex Colonia San Giuseppe. La struttura, riconvertita in un resort e centro eventi, rappresenta uno dei patrimoni immobiliari e ricettivi più strategici sotto l’influenza della diocesi, spesso utilizzata anche per incontri e consigli diocesani.
L’inserimento lavorativo del consanguineo del vice economo, proprio in un ente controllato dalla Curia per cui il sacerdote firma i bilanci, ha immediatamente sollevato durissime critiche sul piano dell’opportunità politica e morale. All’interno del clero salernitano e tra i laici impegnati si parla apertamente di un grave conflitto di interessi.
Giusto od opportuno? Il muro di gomma del silenzio
Davanti a una parrocchia indebitata e a un parente stretto sistemato in una partecipata d’oro della Curia, i sacerdoti e la comunità dei fedeli si pongono una domanda legittima: tutto questo è giusto o anche solo lontanamente opportuno?
Dal punto di vista del diritto canonico e delle recenti e severe linee guida di Papa Francesco sulla trasparenza finanziaria delle diocesi, il nepotismo e i conflitti di interesse negli uffici economici sono formalmente vietati, proprio per evitare che i beni della Chiesa vengano gestiti come affari privati.
Ciò che ferisce maggiormente la comunità, tuttavia, è l’assenza di spiegazioni. Di fronte alle richieste di chiarimento sulle dinamiche dell’assunzione e sullo stato patrimoniale della parrocchia, don Virgilio D’Angelo e i vertici di via Roberto il Guiscardo hanno preferito trincerarsi dietro un assoluto silenzio stampa. Un “muro di gomma” che non fa altro che amplificare i sospetti e allontanare i fedeli, in un momento in cui alla Chiesa si chiede, prima di ogni altra cosa, l’onestà della trasparenza. Dai piani alti del Palazzo Arcivescovile non sono ancora giunte note ufficiali, ma indiscrezioni descrivono l’Arcivescovo “fortemente contrariato” per la fuga di notizie e per l’esposizione mediatica dell’ufficio più delicato della diocesi.
Vogliamo ricordare che alle tre domande nessuna risposta, ma solo uno scarno comunicato per dire cosa? Niente. Inoltre poi ci si chiede come mai a Borgo non vengono effettuate le votazione della Congrega visto che molti confratelli le stanno chiedendo? Cosa vi è dietro? Aspetti economici anche qui? Presto ci daremo informazioni più dettagliate sapendo che anche qui chi gestisce la parte economica come commissario pensate un po’ e’ quel don Virgilio D’Angelo che mentre chiede trasparenza agli altri confratelli lui probabilmente appoggiato dal fedele amico Don Gentile, fa orecchi da mercante.








