Falvella, la memoria non sia provocazione - Le Cronache Salerno
Salerno

Falvella, la memoria non sia provocazione

Falvella, la memoria non sia provocazione

di Flavio Giordano

Gli anni 70 sono stata una pagina complessa della storia di questo paese, sul confine della guerra civile. Ogni guerra ha i suoi morti e da ogni parte del fronte, poi, ognuno celebra e ricorda i suoi. E fin qui, al netto di pregiudiziali di costituzionalità su modi e modalità del ricordo, tutto scorre in una relativa normalità. Quanto accaduto ieri (martedì per chi legge, ndr) e nei giorni scorsi a Salerno, però, deraglia pericolosamente dai binari di questa già precaria e complessa normalità. Bisogna essere chiari nelle cose senza provare a nascondere la polvere sotto il tappeto, quanto accaduto al porticciolo è chiaro a chiunque abbia l’onestà intellettuale di comprenderlo e di non nascondersi dietro comunicati lagnosi e patetici tentativi di normalizzazione democratica di quella merda che è stato ed è il fascismo. Se io vado a Roma ad appendere ad Acca Larentia o a Primavalle dei manifesti che ricordano la tragica e vigliacca morte di Valerio Verbano, torno a casa con un carico di schiaffi che non finisce più. Tutto questo i militanti di casa pound che sono andati a provocare ed aggredire al Porticciolo, dove erano certi di trovare una realtà antifascista impegnata nell’organizzazione di un evento dedicato al quartiere, lo sapevano e lo sanno benissimo. Il tentativo di provare a passare da provocatori e aggressori ad aggrediti che cercavano solo di ricordare un ragazzo morto tragicamente, è patetico. È patetico e crolla miseramente davanti alla vergogna della presentazione di un libro dai tratti e dai contenuti violenti, che poco o nulla c’entra con il racconto e il ricordo di Carlo Falvella. Frasi come “il latrato piagnucoloso dei collettivi rossi” o “capiamo bene che questa è gentaglia abituata a spaccare le vetrine dei negozi” o ancora “gli studenti dell’Uds Salernitana non fanno altro che comportarsi come Marini: provocano, poi scappano, si dileguano, spariscono” sono colme di contenuti beceri e mal si conciliano con la sede istituzionale che è stata concessa e che avrebbe meritato ben altro spessore e ben altre intenzioni. Non è un caso che un libro dai tratti così violenti provenga da una casa editrice molto vicina a chi ha assaltato il porticciolo, ma tutto questo peggio ancora si concilia con quanto il fratello di Carlo Falvella, Marco, da anni sostiene di voler portare avanti “Per il riconoscimento delle vittime di matrice politica” utilizzando spesso i nomi di Claudio Miccoli e Vincenzo De Waure, barbaramente trudicati da esseri abietti il cui pensiero non era poi così distante da quello diffuso dal libro presentato ieri, fieramente, in sua presenza. Qualche anno fa a mio padre arrivò una telefonata, invitato a partecipare a uno di questi eventi che attraverso lo specchietto per allodole della pacificazione ad altro non mirano che alla conquista di agibilità politica per qualcosa che la storia ha già condannato e sconfitto. Per fortuna rifiutò.