Questo è il titolo del documento dei Vescovi della Campania, pubblicato dopo la visita di Papa Leone a Pompei, Napoli e ad Acerra, nella Terra dei Fuochi. Un titolo importante, che richiama i valori della dignità, della trasparenza e del bene comune. Tuttavia, viene spontaneo chiedersi se questa stessa dignità trovi piena applicazione anche all’interno della Curia di Salerno. Nei vari organismi economici della diocesi si registra una presenza sempre più incisiva di don Gentile, il quale, secondo quanto viene riferito, suggerirebbe ai sacerdoti di stipulare le proprie polizze assicurative tramite l’agenzia della sorella, a discapito di altre realtà come Cattolica Assicurazioni, storicamente vicina al mondo del Terzo Settore e alle comunità ecclesiali. Analoghi interrogativi riguardano anche la gestione dei fondi dell’otto per mille, che, secondo alcuni, sarebbe esercitata con un’eccessiva discrezionalità e superficialità. Anche nell’ambito della Caritas vengono sollevate perplessità. Si sostiene che il vicario episcopale, don Antonio Romano abbia favorito l’inserimento di familiari, amici e conoscenti nelle cooperative collegate. Presso la struttura Sant Joseph, ex colonia, il fratello di don Virgilio D’ Angelo ricoprirebbe il ruolo di direttore. E come mai vi sono parrocchie che hanno avute le visite canoniche per motivi economici ed altre come quelle di don Virgilio D’Angelo non viene neanche sfiorata quando i debiti sono tanti e tali da far rabbrividire. Don Virgilio ricordiamolo lavora accanto al don Gentile, quindi può controllare se stesso? Questa è visione? Tutto ciò avverrebbe, secondo queste ricostruzioni, con il consenso dell’arcivescovo Bellandi, al quale viene attribuita anche la scelta di affidare incarichi a persone vicine a Comunione e Liberazione. Di fronte a questo quadro, la domanda è inevitabile: dov’è la dignità di cui parla il documento dei Vescovi? Se davvero si desidera il cambiamento, perché non si prendono decisioni conseguenti, a partire dall’accettazione delle dimissioni di don Gentile, la cui presenza viene percepita come onnipresente in ogni ambito della diocesi? Quindi un appello che viene sommessamente da un clero diviso scoraggiato e perfino indifferente dinanzi a decisioni che dí pastorale e di umanità hanno ben poco. Allora sarebbe opportuno, dopo sette anni di fallimenti, che il Vescovo apra gli occhi e iniziasse a pensare al futuro di questa Chiesa con più responsabilità sapendo che ha fatto di tutto farsi ricordare dal proprio clero e dai propri fedeli come il Vescovo di pochi eletti. Bisognerebbe iniziare a pensare di resettare tutto perché solo così si potrà forse parlare di un autentico rinnovamento e restituire credibilità e prestigio alla chiesa salernitana








