“L’avvento dell’Intelligenza Artificiale impone un aggiornamento profondo dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300/1970). Le tutele attualmente concepite non sono più sufficienti a fronteggiare i rischi della sorveglianza algoritmica e delle decisioni automatizzate”. Lo dichiara Rocco Tiso, fondatore e portavoce nazionale del Movimento culturale Euromò. “Sebbene Ue e Italia abbiano introdotto strumenti fondamentali, come l’AI Act e la Legge 132/2025, il diritto del lavoro necessita oggi di una riforma organica. Anche la contrattazione collettiva si sta muovendo in questa direzione: recenti accordi nei settori assicurativo e bancario vietano in alcuni casi l’utilizzo dell’IA per determinare licenziamenti o attuare forme di sorveglianza occulta. Mai come in questa fase – afferma Tiso – la stabilità economica e la dignità delle persone sono in gioco. Per questo Euromò lancia un allarme: una riforma così decisiva non può essere calata dall’alto né guidata esclusivamente dagli interessi delle grandi aziende tecnologiche. I cittadini devono essere coinvolti direttamente, con il supporto di esperti in giurisprudenza e nel pieno rispetto della democrazia”. Tra le proposte di Euromò, l’istituzione dei “Consigli di Sorveglianza Algoritmica”, organismi composti da lavoratori eletti e cittadini-consumatori, chiamati a monitorare l’impiego dell’IA nei luoghi di lavoro. È in gioco la vita dei lavoratori. Scendano nell’arena, senza giri di parole, le Istituzioni e gli organismi rappresentativi, a partire dal Cnel, sempre più silente su un tema così strategico”. Euromò chiede inoltre un “Decreto-Legge d’urgenza, ai sensi dell’articolo 77 della Costituzione, e l’immediato inserimento di nuove tutele nei CCNL. Tra le priorità: trasparenza e registro pubblico degli algoritmi, nullità delle decisioni esclusivamente automatizzate, diritto del lavoratore a rifiutare ordini impartiti dall’IA che mettano a rischio salute e sicurezza, divieto assoluto di riconoscimento biometrico, tracciamento oculare e analisi delle emozioni per valutare produttività o stress. Il progresso tecnologico – conclude Tiso – deve rimanere al servizio dell’umanità: nessun algoritmo può decidere della dignità di una persona”.
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