C’è stato un tempo in cui la critica musicale si interrogava, con una dose massiccia di snobismo intellettuale, su come fosse possibile che ben sei autori diversi avessero unito le proprie forze intellettuali per partorire il testo di una nota canzone dei Black Eyed Peas, il cui intero fulcro narrativo si riduceva alla profonda intuizione: «Ho un sentimento: che questa sera potrà essere una buona serata». Quell’allegra accozzaglia di banalità commerciali, ripetuta in loop per tre minuti, riuscì nell’impresa di vendere milioni di copie in tutto il mondo, dimostrando che il vuoto pneumatico, se ben confezionato, può persino produrre dividendi. A Salerno, con un tempismo che sfiora il capolavoro della commedia all’italiana, i vertici di Avanti-PSI hanno tentato un’operazione analoga, declinata però in salsa politico-istituzionale. Per redigere l’ultimo, imperdibile comunicato stampa della segreteria, sono state necessarie ben quattro mani: quelle del segretario cittadino Donato D’Aiuto e quelle del segretario provinciale Silvano Del Duca. Il risultato? Un testo assolutamente vuoto, una melina comunicativa che non dà e non toglie nulla al dibattito pubblico, riuscendo nell’ardua impresa di non dire assolutamente nulla pur occupando spazio sulle agenzie. Le due meteore della politica salernitana, evidentemente ridestate dal proprio sonno dogmatico solo perché stuzzicate e punzecchiate dal rigore delle cronache giornalistiche di questi giorni, hanno deciso di rompere un silenzio che durava da anni. Ma per chi è abituato a restare perennemente nell’ombra, «all’ombra del pero» per l’appunto, l’esercizio della parola si rivela un terreno scivoloso. Il tempismo, del resto, è tutto: il comunicato viene diffuso a meno di ventiquattro ore dall’atteso e tesissimo evento di questo pomeriggio a Palazzo di Città, con la piena e scientifica consapevolezza di non assumere alcuna posizione netta. Non viene detto a chiare lettere che il partito si oppone allo svolgimento della manifestazione nel Salone dei Marmi; non si spende una sola riga per difendere il neoeletto consigliere comunale Antonio Cammarota, né tantomeno si trova il coraggio politico di attaccarlo o censurarlo per le sue note sponde ideologiche. Siamo di fronte alla versione salernitana del capolavoro cinematografico «Amici miei», dove la celebre supercazzola prematurata viene somministrata direttamente alla cittadinanza nel vano tentativo di nascondere l’imbarazzo del non sapere che pesci pigliare. I due segretari firmatari si lanciano in un mirabolante esercizio di equilibrismo verbale. Evocano l’eredità di Giacomo Matteotti, si proclamano antifascisti per storia e per identità, richiamano i valori della Costituzione repubblicana e, infine, lanciano un accorato appello affinché vengano impediti gli eventi che hanno il solo obiettivo di dividere e che rappresentano un rischio per l’ordine pubblico. Il tutto mentre, a livello prefettizio, il contro-evento organizzato dalle forze di sinistra è in bilico fino all’ultimo istante proprio per il concreto timore di scontri fisici, sulla scorta di quanto già accaduto nei giorni scorsi nelle piazze nazionali. In questo scenario, il gioco del PSI diventa persino troppo scoperto per poter funzionare fuori dalle mura di un bar. Dire che gli eventi che minacciano l’ordine pubblico «vanno evitati, chiaramente impediti», senza avere il coraggio di fare nomi, cognomi e di indicare la sede di Palazzo di Città, significa fare la supercazzola a se stessi. È il perfetto identikit di una politica che ha paura della propria ombra e che, per non scontentare nessuno all’interno dei propri fragili equilibri di coalizione, preferisce rifugiarsi nel generico sdegno d’ordinanza. Cammarota, dal canto suo, le sue posizioni a favore della manifestazione le ha espresse con chiarezza, forte del suo percorso e senza troppi infingimenti tattici. Il partito che lo ha ospitato in lista, invece, risponde con un bignami di retorica resistenziale buono per tutte le stagioni, ma totalmente inutile per risolvere il nodo politico del presente. Il paradosso finale di tutta questa vicenda è che, proprio come nella triade capolavoro di Mario Monicelli, la supercazzola dei segretari socialisti si conclude con un memorabile “scappellamento a destra” di cui i protagonisti non si sono nemmeno accorti. Nel tentativo di rimanere equidistanti, di galleggiare nel limbo del politicamente corretto senza prendere una posizione netta sul consigliere da loro stessi eletto, D’Aiuto e Del Duca finiscono per avallare quel silenzio-assenso che, nei fatti, lascia campo libero alle tesi e alle manifestazioni della destra più radicale. La cittadinanza salernitana e l’elettorato di centrosinistra avrebbero meritato una parola chiara, una scelta di campo netta, un briciolo di quella coerenza che si richiede a chi evoca i martiri del socialismo. Resta invece l’eco di un comunicato scritto a quattro mani che ripete, in sostanza, che stasera potrebbe essere una buona serata, sperando che nessuno si accorga che fuori, nel frattempo, la situazione politica sta precipitando. Andrea Fortunato






