Alberto Cuomo
Il tema della sicurezza ha valore universale e oggi investe la politica globale. Basti pensare che al centro del prossimo incontro dei paesi Nato se ne parlerà con riferimento alla spesa militare. E però, già all’indomani della seconda guerra mondiale, il presidente americano Dwight Eishenhower mise in guardia sul rischio che si correva di far dipendere la politica estera dalle necessità dell’industria bellica. Si potrebbe ritenere quindi che la richiesta di Trump agli alleati Nato di aumentare nei bilanci la percentuale economica destinata agli armamenti (da acquistare dagli USA) sia rivolta a salvaguardare l’industria americana ed anzi viene il sospetto che talvolta gli eventi bellici siano fomentati per determinare una economia di guerra utile anche al rinsaldarsi dei poteri politici. Un piccolo riflesso dell’equivoco sbandieramento della sicurezza è in atto anche a Salerno dove è stata invocata con forza già al tempo dell’epidemia da covid. La necessità di essere al sicuro rispetto alle eventualità del contagio fece accettare le misure restrittive del governo, sulle quali fioccarono le critiche di numerosi intellettuali, tra gli altri il filosofo ebreo Giorgio Agamben. Misure che furono ulteriormente rafforzate dagli editti di Vincenzo De Luca, presidente della nostra Regione, il quale non contento di avere chiuso le scuole imponendo la didattica a distanza e di avere posto la necessità di nuovi reparti di terapia inensiva – anche in ospedali che assorbirono risorse senza avere posti-letto utili – esercitò persino il suo linguaggio per intimorire i cittadini con parole come “coprifuoco”, onde indicare l’obbligo a non uscire di casa, o “lanciafiamme” nella minaccia di usarli contro i runner che correvano in vie deserte in orari inusitati. De Luca, potrebbe dirsi, ha costruito la fiducia dei cittadini verso la sua figura non mediante esiti politici positivi quanto facendo loro paventare il peggio se privi della sua guida salvifica al timone della nave salernitana. Vale a dire che da un lato, come per altri politici delle nostre zone, il suo consenso è stato costruito invece che sui benefici per i cittadini su quelli per pochi e solo sulla promessa del loro raggiungimento per i molti, dall’altro, allo stesso modo, più che sul benessere dei salernitani sul timore di un malessere, per via negativa quindi, invece che positiva. Mentre quindi alla sua prima uscita da sindaco, nel lontano 1993, si rivolse ai pochi speculatori invitandoli ad arricchirsi sulla pelle della città, nel corso della recente tornata elettorale e dopo la sua elezione si è rivolto ai molti con la fantasiosa promessa di rendere Salerno analoga a Montecarlo, nell’offerta quindi di una impossibile vita brillante, utile a confondere gli stupidi, e con un nuovo impegno a garantire la sicurezza dei salernitani utilizzando ancora lanciafiamme, non si sa bene contro chi e rispetto a quali pericoli. Una parola d’ordine, quella riguardante la sicurezza, propria ai leghisti radicali e se la similitudine è già preoccupante perché negli estremisti della Lega si colora di razzismo, in una analisi più profonda si comprende come il bisogno di stare sicuri confligga con la libertà, così come già prima del Covid ha mostrato Zygmunt Bauman. Nel ricordare come per Freud l’uomo, onde accedere ad una vita sociale ordinata sia costretto a rinunciare ad una parte dei propri impulsi, quelli connessi anche alla propria libido che lo scatenerebbero verso un’autoaffermazione assoluta volta a negare gli altri, e come in tale rinuncia si determini per lui una condizione di insoddisfazione irrisolta, il sociologo polacco mette in luce il costituirsi dello stato moderno, secondo la metafora hobbesiana del grande leviatano, quale istituto che liberi dalle paure ancestrali dell’originario vivere in natura perchè la libertà sia nel diritto dell’individuo di cui esso si fa garante a patto non minacci l’ordine collettivo cui sta a guardia. Di qui il suo essere insieme tutore della libertà e gestore della sicurezza, nella convivenza dei due bisogni fondamentali dell’uomo moderno. E però, a seguire Bauman, nella società “liquida” che viviamo è venuto meno ogni possibile equilibrio stabile tra sicurezza e libertà e pertanto il potere politico si propone come mediatore continuo tra i versanti su cui osccillano l’individuale e il sociale alternando la promessa di libertà, la promessa cioè, nel caso di De Luca, di una vita dorata à la Montecarlo, e quella della sicurezza attraverso continue rassicurazioni, nella Salerno deluchiana dotando di armi la polizia locale e costituendo un apposito nucleo di controllo. Già in epoca lontana Benedetto Croce non riteneva fosse possibile coniugare insieme “Giustizia e Libertà” così come proponeva il socialismo liberale dei fratelli Rosselli, i cui concetti in un certo senso possono assimilarsi al duo della sicurezza, derivante dalla partecipazione di tutti al benessere collettivo (la Giustizia) e della libera estrinsecazione dell’individuo, di per se stessa, secondo il filosofo napoletano, rivolta al raggiungimento dell’equilibrio sociale. Secondo il Bauman, essendo la società attuale segnata dalle incertezze, il potere politico, al fine di consolidarsi, si propone quale gestore del processo di rassicurazione alimentando la paura e il bisogno di protezione mediante la costruzione di presunti pericoli e nemici al fine di limitare i diritti e giustificare il controllo sociale. Si comprende allora l’esaltazione della sicurezza da parte di De Luca e la rimozione della libertà. E se la libertà di ciascuno, così come suggerisce Cacciari, si realizza nella liberazione dell’altro, al contrario di come fa De Luca che ci costringe tutti nel bisogno di sicurezza, può certamente dirsi che a Salerno, nella vita comunale, si sia in un regime tirannico. Si guardi intorno De Luca, Salerno è una città allo stremo e il 36% (il 59% dei votanti) dei cittadini che costituisce il suo elettorato è fatto in gran parte di poveri disgraziati che non meritano di essere presi per i fondelli.






