È una sentenza destinata a far discutere quella pronunciata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ha condannato l’Italia per i ritardi e le gravi carenze nella gestione di un caso di violenza denunciato da una 42enne, nata in Francia da padre spagnolo e madre campana, residente nel Salernitano.
In questa vicenda ha avuto un ruolo di primo piano anche l’avvocato salernitano Michele Tedesco, che ha assistito la donna nel procedimento penale. Dopo la richiesta di archiviazione avanzata nel 2021, il fascicolo è stato riaperto grazie alle successive iniziative difensive, fino alla condanna dell’ex compagno a 4 anni e 6 mesi di reclusione pronunciata dal Tribunale di Benevento.
A pochi giorni da quella sentenza è arrivato anche il verdetto della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ha condannato l’Italia ritenendo che le indagini non siano state tempestive, approfondite ed efficaci. I giudici di Strasburgo hanno inoltre censurato il contenuto della richiesta di archiviazione iniziale, ritenendola espressione di una cultura «sessista e stereotipata», capace di alimentare una seconda vittimizzazione delle donne che denunciano violenze.
Una doppia pronuncia che rappresenta non solo una vittoria personale per la donna, ma anche un forte richiamo al sistema giudiziario italiano affinché i casi di violenza di genere vengano affrontati con maggiore tempestività, competenza e sensibilità.






