di Olga Chieffi “
La musica afferra il presente, lo ripartisce e ci costruisce un ponte che conduce verso il tempo della vita. Colui che ascolta e colui che canta vi ci trova un amalgama perduto di passato, presente e futuro. Su questo ponte, finchè la musica persiste, si andrà avanti e indietro”( John Berger e Jean Mohr). Sarà proprio così, stasera quando sul belvedere di Villa Rufolo alle ore 20, comparirà, ospite del cartellone del LXXIV Ravello Festival, Il Pomo d’Oro con solista Giovanni Sollima, per dare il via ad un viaggio musicale in cui lo stile galante di Francesco Zappa, non più un fantasma, ma una voce capace di attraversare i secoli, incontrerà la musica di Frank e nuove composizioni nel segno di Zappa, firmate da Giovanni Sollima e Vanni Moretto. Tutto iniziò con un malinteso. Nei primi anni Ottanta Frank Zappa scoprì, nel nuovo New Grove Dictionary, che prima di lui era esistito un altro Zappa: Francesco Zappa, compositore milanese del Settecento quasi dimenticato. Il progetto musicale Zappa & Zappa, inserito nella cornice del Ravello Festival, si configura, quindi, come un’operazione culturale inedita, volta a istituire un dialogo a distanza tra due figure omonime ma storicamente distanti. Da un lato, Francesco Zappa, violoncellista e compositore milanese del XVIII secolo, attivo principalmente nei Paesi Bassi e inserito nei circuiti musicali dell’Aia; dall’altro, Frank Zappa, eclettico innovatore della musica del secondo Novecento, la cui produzione ha scardinato i confini tra rock, avanguardia sperimentalista, satira sociale, jazz e accademismo colto. Questo legame ideale fu inaugurato dallo stesso Frank Zappa nel 1984 quando, dedicò al compositore settecentesco un intero album, presentandolo provocatoriamente come la prima incisione dell’autore dopo oltre due secoli. Il fulcro interpretativo e concettuale dell’evento è affidato a Giovanni Sollima, violoncellista e compositore noto per la sua attitudine transgenere, capace di coniugare il repertorio classico, la sperimentazione contemporanea, la pulsione ritmica e le suggestioni della memoria mediterranea. La concertazione di Sollima funge da ponte tra universi sonori eterogenei, traducendo il confronto tra i due Zappa in un itinerario trans-epocale. Il programma, arricchito da composizioni dello stesso Sollima e di Vanni Moretto (contrabbassista legato all’ensemble di musica antica Il Pomo d’Oro), delinea un mosaico sonoro polifonico, dove la prassi esecutiva su strumenti storici dialoga liberamente con la scrittura contemporanea e la sensibilità novecentesca. Una rilevante operazione di recupero filologico operata da Sollima – qui nella duplice veste di solista e direttore – riguarda la prima esecuzione assoluta, a trent’anni dalla scomparsa (avvenuta nel 1993), di una selezione di opere sinfoniche di Frank Zappa. Questi spartiti, originariamente editi dalla casa editrice tedesca Schott, erano stati successivamente ritirati dal commercio e sottratti alla diffusione per volontà della vedova dell’artista, Gail Zappa. L’esecuzione rappresenta pertanto un evento di portata globale. La produzione orchestrale di Frank Zappa, iniziata precocemente all’età di 14 anni, rivela una strumentazione raffinata e una rigorosa padronanza formale, costantemente piegata a esiti ironici e sovversivi, come l’inclusione in partitura della risata degli stessi esecutori. Esemplare di questa estetica dissacrante è il brano “Questi cazzi di piccione”, esplicito omaggio a Venezia. In esso, la presenza dei volatili della Serenissima viene trasposta musicalmente attraverso l’adozione di una serie dodecafonica, che culmina in un finale teatrale e spiazzante, in cui i musicisti inscenano simbolicamente un’esecuzione armata contro i propri colleghi. Il programma prevede come interludio quattro composizioni per violoncello e orchestra, tra le quali spicca la Sinfonia n. 5 con violoncello obbligato di Francesco Zappa (nato nel 1717). Lo stile del compositore settecentesco si distingue per un’estetica apollinea e misurata, pur percorsa internamente da tensioni drammatiche e contrasti dinamici veementi. La partitura evidenzia inoltre una spiccata natura lirico-vocale: nella Sinfonia Concertante, le linee melodiche del violoncello imitano i registri vocali del controtenore e del contralto, modellandosi direttamente sulla fonetica e sull’espressività umana. Il concerto include infine tre composizioni di Sollima volte a valorizzare le qualità timbriche, la rotondità del suono e l’intensità espressiva del violoncello: Aquilarco II (Hilton’s Drawings): caratterizzato da un lirismo di chiara matrice italiana. Aquilarco III (Ornithomantheia): un brano improntato a un acceso virtuosismo che insiste sul registro acuto dello strumento, sostenuto da una metrica incalzante. Nelle dichiarazioni a margine, Sollima ha spesso illustrato le sfide tecniche e concettuali del programma, focalizzandosi sull’arrangiamento di tre brani di Frank Zappa per gli strumenti antichi dell’ensemble Il Pomo d’Oro: la sfida consiste nel traslare sul violoncello barocco le sonorità e le distorsioni tipiche della chitarra elettrica. Sollima sottolinea come la ricerca timbrica sia consustanziale alla filologia musicale: l’approccio interpretativo alla musica del Sei e Settecento ha subito una profonda evoluzione negli ultimi vent’anni rispetto ai canoni tardo-novecenteschi, svincolandosi da rigidità dogmatiche. A proposito della riproposizione dei propri brani della serie Aquilarco, composti a New York nei primi anni Duemila e intrisi di suggestioni psichedeliche, accenti etnici americani e memorie della natia Sicilia, l’autore ha dichiarato: “Per me riprenderli non equivale a riproporli, ma letteralmente a riprendere un discorso iniziato in un momento preciso […] considero ogni mia opera un cantiere: ci torno e continuo a lavorarci”. Infine, Sollima traccia un parallelismo con Richard Wagner, evocando il periodo in cui il compositore tedesco risiedette a Palermo (presso Villa Tasca ai Porazzi) per completare il Parsifal. Le ricerche condotte da Sollima nella biblioteca della villa hanno permesso il ritrovamento di frammenti inediti e micro-melodie marginali rispetto all’opera principale. Tra questi frammenti, una straordinaria struttura polifonica a quattro voci della durata di appena 48 secondi che è stata recentemente trascritta ed eseguita dall’ensemble 100 Cellos, che potrebbe essere il bis della serata






