Salerno. Il Pad questo sconosciuto - Le Cronache Salerno
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Salerno. Il Pad questo sconosciuto

Salerno. Il Pad questo sconosciuto

di Alfonso Malangone*

La presentazione del Piano Attuativo di Utilizzazione delle Aree del Demanio Marittimo (di seguito PAD), avvenuta Giovedì 17 presso il Salone dei Marmi del Palazzo Comunale, ha portato all’attenzione della Comunità le proposte dell’Amministrazione sul futuro utilizzo della ‘risorsa mare’. Di fatto, il Piano costituisce il passo iniziale di un percorso di rinnovamento delle modalità di gestione degli arenili intesi quali beni comuni in grado di sviluppare benefici economici e di apportare benessere a favore di salute e vita. Nuove regole sono quindi destinate a stravolgere completamente le condizioni attuali delle spiagge e del mare, come quelle per il loro libero utilizzo, colmando la distanza talora siderale con altri territori nei quali il problema è stato affrontato e risolto da tempo. In verità, recuperare la dignità di luoghi trattati come residuali rispetto ad obiettivi superiori, talora pure concorrenti con le esigenze dei cittadini, sarebbe un obbligo morale, prima ancora che un dovere imposto dalla Legge. Ora, volendo approfondire la faccenda, sono necessarie tre importanti premesse. La prima: fu l’art. 42 del Dlgs 30/03/1999 n. 96 a concedere ai Comuni la competenza per il rilascio delle concessioni demaniali per finalità turistico-ricettive e, quindi, per la selezione dei soggetti ai quali affidare la gestione degli arenili. Non è difficile, di certo, comprendere l’importanza della materia per gli interessi economici dei soggetti potenzialmente ‘prenditori’ tenuto conto, tra l’altro, dell’imminente scadenza dei termini di efficacia delle vigenti concessioni marittime, al 30/09/2027, con l’avvio della prevista procedura selettiva entro il 30/06/2027. In aggiunta alle polemiche sulla Bolkestein, tutto questo spiega a dismisura quanto sia rilevante il comparto e come il PAD sia uno strumento dotato di un enorme potere. La seconda: il PAD è il documento di programmazione Comunale che deve consentire di applicare, in ambito locale, le disposizioni formulate dalla Regione per le attività della ‘risorsa mare’ della fascia costiera. Il suo riferimento, quindi, è il Piano di Utilizzo Aree Demaniali (di seguito PUAD) approvato dalla Regione con Delibera di Giunta n. 712 del 20/12/2022 e poi deliberato in Consiglio nella seduta del 23/04/2024. Il tutto, in attuazione di numerosi provvedimenti statali che hanno dettato le norme di governo nella materia a partire dalla originaria Legge n. 494 del 04/12/1993. Trattandosi di una storia lunga 30 anni, non è possibile raccontarla in poche righe. Quello che di certo si può dire è che la Regione Campania è stata una delle ultime a dotarsi di questo documento strategico, visto che in quasi tutte le altre si sta già procedendo alla loro revisione periodica. Ovviamente, si fa salvo ogni errore. Chi sa diversamente, lo dica. Per favore. La terza: la Regione ha predisposto le linee guida del PUAD in funzione delle caratteristiche ambientali, economiche, turistiche e di balneabilità delle acque presenti in ciascuno dei 60 territori comunali della fascia costiera dopo averli classificati, mediante coefficienti numerici, in due categorie: la A, ad “alta valenza turistica”, e la B, a “normale valenza turistica”. Quest’ultima, e stata poi sotto-classificata in B1, a “ordinaria valenza turistica”, e in B2, a “limitata valenza turistica”. Per non farla lunga, Salerno è stata posizionata al 49° posto, su 60, nella categoria ‘B1’ con appena 14,82 punti. Peraltro, a confine c’è Pontecagnano in B2 al 59°, peggio di luoghi ritenuti esempi di estremo degrado. Diciamolo pure: ‘la nostra è la costa degli orrori’. Del resto, basta passarci. Così, per superare questa condizione, il PUAD dispone regole precise da rispettare con riferimento a: quota minima di spiagge a libera fruizione (il 30% delle balneabili); modalità di accesso pedonale (di regola ogni 200metri); dotazioni tecniche e infrastrutture; criteri per valutare il livello dei servizi offerti dagli stabilimenti balneari e altro ancora. A su volta, il PAD deve programmare lo sviluppo locale, urbano e della costa, regolamentando i seguenti aspetti: utilizzo del suolo; costruzione di lidi; protezione dell’ambiente e del patrimonio paesaggistico; potenzialità di crescita sostenibile. E’ un adempimento così importante da aver indotto a prevedere la nomina di un Commissario laddove non deliberato dalle Amministrazioni locali. Con queste premesse, può essere ben compreso l’interesse delle Associazioni e degli altri soggetti che hanno partecipato alla cerimonia di presentazione, peraltro gestita solo dai tecnici Comunali. Così, c’è stato chi ha contestato la stessa regolarità della procedura di approvazione, per l’assenza della concertazione pubblica, e chi ha denunciato presunte inadeguatezze strutturali a causa di una elaborazione parziale, carente o addirittura deviante. Almeno questo si è capito, salvo ogni errore. Di fronte a tali osservazioni, considerate le future ricadute del PAD sulla vita quotidiana, è naturale che un cittadino qualsiasi si interroghi sulla fondatezza delle critiche per capire se possano ritenersi di natura tecnica o semplicemente di posizione politica. Di fatto, non si può fare a meno di ricercare la verità a qualsiasi livello di competenza, E, quindi, è il caso di approfondire in successione le contestazioni, partendo dalla legittimità della procedura seguita. Di altro, si parlerà in seguito. In forza dell’art. 7 del PUAD, il PAD doveva essere deliberato attraverso un processo partecipativo aperto alle associazioni di categoria, associazioni ambientaliste, associazioni professionali, entro 240 giorni dall’ entrata in vigore della disciplina. A seguire, entro 30 giorni dall’approvazione da parte del Consiglio Comunale, il documento doveva essere trasmesso alla Regione per la verifica della conformità al PUAD. Decorso questo termine infruttuosamente, sarebbe stato nominato un Commissario ad acta. Ora, risulta che il Comune ha dato avvio all’elaborazione del PAD con uno studio preliminare da parte del Settore Patrimonio, nel 2024, seguito da una bozza provvisoria predisposta dal Settore Trasformazione Urbanistica. Poi, nulla si è saputo, almeno all’apparenza. Dopo circa due anni, con la delibera di Giunta n. 39 del 30/01/2026, l’Amministrazione ha incaricato formalmente il Settore Urbanistica di elaborare il testo definitivo fornendo gli indirizzi da seguire. Non è il caso di riportarli perché non necessari, adesso. Se ne parlerà in seguito. Dopo l’ultimo documento prodotto il 24/03/2026, il Commissario Prefettizio ha ‘adottato’ (si badi al termine) il documento con la delibera n. 41 del 31/03/2026, sostituendosi all’Amministrazione dimissionatasi. Già: e la concertazione con le Associazioni? Approfondiamo. Alla prima scadenza dei 240 giorni per l’approvazione, cioè al 12/02/2025, il Comune fu inadempiente. Così, entro il 13/05/2025, cioè dopo 90 giorni, la Regione avrebbe dovuto inviare la diffida ad adempiere prima di nominare il Commissario ai sensi del comma 4 dell’articolo 7 del PUAD. Non sembra sia stato fatto. Però, la questione è stata sanata con la Delibera di Giunta Regionale n. 59 del 12 febbraio 2025 che ha allungato a 240 i 90 giorni previsti per la diffida. Quindi, avrebbe dovuto essere inviata entro l’8/01/2026. Neppure questo, sembra sia stato fatto. Però, anche qui c’è un però. Infatti, con la Delibera di Giunta Regionale n. 139 del 16 aprile 2026, ai Comuni con PAD ‘adottato’ sono stati concessi ulteriori 60 giorni per la conclusione del procedimento senza incorrere nella nomina del Commissario. La sottile differenza tra ‘adottato’ e ‘deliberato’, di cui non ci sarebbe traccia nel PUAD, salvo errore, ha fatto la differenza. Ora, poiché un PAD ‘adottato’ non equivale a dire che sia stato ‘deliberato’, sarebbe ancora possibile dar corso alla concertazione entro la scadenza del 09 Luglio prossimo. Almeno questa è la data indicata dal Comune. In definitiva, si può dire ciò che si vuole, ma in politica tutto davvero si può fare. Conclusione: appare difficile contestare la regolarità della procedura atteso che il PAD manca della pronuncia del Consiglio. Salvo accusare la Regione di aver voluto coprire comportamenti dilatori. Punto. Ovviamente, si fa salvo ogni errore. Sulle critiche al contenuto del documento, si parlerà nel prossimo intervento. Resta ferma una convinzione: Salerno ha bisogno di amore vero. *Ali per la Città P.S.: si tratta di una ricostruzione in cerca di verità, non per avanzare accuse. In ogni caso, per la complessità della vicenda, si fa salvo ogni errore