di Raffaella D’Andrea
Nel nostro viaggio nel Parco Nazionale del Cilento,Vallo di Diano e degli Albumi,oggi ci fermiamo a Prignano Cilento uno di quei luoghi che riescono ancora a raccontare il Cilento più autentico. Un borgo raccolto tra colline e uliveti, lontano dai ritmi frenetici del turismo di massa, dove il paesaggio conserva un equilibrio raro tra natura, storia e vita quotidiana. Passeggiando tra i vicoli in pietra e le abitazioni antiche del centro storico si percepisce immediatamente il legame profondo con la terra e con le tradizioni che da secoli caratterizzano questa parte del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Negli ultimi anni Prignano sta vivendo una nuova stagione di valorizzazione grazie a realtà imprenditoriali che hanno scelto di investire sul territorio senza alterarne l’identità. Tra queste, Santomiele rappresenta uno degli esempi più significativi di come una tradizione agricola possa trasformarsi in un progetto culturale, turistico ed economico capace di generare valore per un intero borgo. Dalla terrazza della Ficheria Santomiele lo sguardo si apre sul centro storico e sulla chiesa che domina il paese. Il verde delle colline accompagna l’orizzonte fino al mare e, nelle giornate più limpide, lo sguardo arriva fino a Capri. Una vera finestra sul Cilento, capace di restituire in un solo colpo d’occhio l’essenza di questo territorio. La storia di Santomiele affonda le sue radici nel 1930, quando Antonio Longo, emigrato a Buenos Aires, arrivò in Italia, si innamorò di quella che sarebbe diventata sua moglie e decise di non tornare più in Argentina. Acquistò una tenuta agricola nella località di Santomiele e da quella scelta nacque una storia familiare che oggi continua grazie al nipote Antonio Longo e a Corrado Del Verme, amici e soci, che hanno saputo raccogliere quell’eredità trasformandola in una visione contemporanea. Al centro di tutto c’è il Fico Bianco del Cilento DOP, varietà Dottato, considerato uno dei fichi più pregiati del Mediterraneo. Una presenza che accompagna la storia del Cilento fin dai tempi della Magna Grecia e che ancora oggi rappresenta una delle coltivazioni simbolo del territorio. Il Dottato si distingue per la buccia sottile e chiara, per la polpa morbida e vellutata, per i semi quasi impercettibili e per una dolcezza elegante che richiama sentori di miele, fiori d’acacia e mandorla. Caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto all’essiccazione naturale, pratica che da secoli fa parte della cultura contadina cilentana. In ogni famiglia del Cilento il fico ha rappresentato per generazioni molto più di un semplice frutto: una riserva alimentare, un simbolo di prosperità e una presenza costante nella vita quotidiana. Santomiele ha saputo custodire questo patrimonio reinterpretandolo in chiave moderna, mantenendo lavorazioni naturali, attenzione alla sostenibilità e una costante ricerca della qualità. Il celebre fagottino di fichi secchi farcito con mandorle, uvetta e arancia candita, avvolto nelle foglie di fico, è diventato uno dei prodotti iconici dell’azienda, così come le storiche cannette che custodiscono i fichi all’interno delle canne del territorio. Prodotti che oggi raggiungono mercati internazionali e tavole prestigiose, portando con sé un pezzo di Cilento. Ma Santomiele non è soltanto un’azienda agricola. È un progetto che trova nella Ficheria la sua espressione più completa. Nato per celebrare i venticinque anni di attività dell’azienda, questo luogo rappresenta l’unico ristorante al mondo con un intero menù dedicato al fico. Ridurre la Ficheria a un semplice ristorante sarebbe però limitante. Qui il turismo esperienziale diventa realtà. L’ospite entra nel cuore del progetto, visita gli ambienti produttivi, osserva il lavoro quotidiano e comprende il valore che si cela dietro ogni confezione. Le artigiane preparano e confezionano a mano i fichi destinati a viaggiare in tutto il mondo, in un susseguirsi di gesti lenti e precisi che raccontano una tradizione ancora viva. È proprio questa autenticità a rendere la visita un’esperienza capace di coinvolgere tutti i sensi. La Ficheria è uno di quei luoghi che ogni viaggiatore gourmand spera di incontrare lungo il proprio cammino: autentico, identitario e profondamente legato alla terra che racconta. Qui si viene accolti con charme ed eleganza entrando in contatto con una storia fatta di persone, cultura e passione. La proposta gastronomica nasce dalla volontà di valorizzare il territorio e le sue eccellenze. Alla direzione della cucina c’è lo chef executive Andrea Impero, classe 1991, una stella Michelin conquistata nel 2024 con il ristorante Elementi del Borgobrufa Resort in Umbria, dopo un percorso professionale che lo ha visto protagonista in importanti cucine italiane e internazionali. A guidare quotidianamente la brigata è invece Daniele Binario, chef resident che interpreta con sensibilità e tecnica le materie prime cilentane, trasformandole in piatti che raccontano il territorio con eleganza e contemporaneità. Ogni ingrediente viene selezionato accuratamente e lavorato nel rispetto della sua identità. Il fico diventa il filo conduttore di una cucina che dialoga con la Dieta Mediterranea, patrimonio culturale riconosciuto nel mondo e nata proprio in queste terre. Oggi Santomiele rappresenta molto più di un’eccellenza produttiva. Attraverso i suoi fichi porta Prignano Cilento nel mondo, ma allo stesso tempo porta il mondo a Prignano. Giornalisti, food blogger, professionisti dell’enogastronomia e viaggiatori provenienti da diversi Paesi arrivano qui per conoscere una realtà unica, approfondire la cultura del fico bianco del Cilento e comprendere più da vicino il valore della Dieta Mediterranea. Molti scoprono così un territorio che forse non avrebbero mai visitato e che finisce per conquistare con la sua autenticità. Questo movimento genera nuove opportunità, favorisce investimenti, contribuisce al recupero di edifici storici e alimenta un processo virtuoso di valorizzazione del borgo. In un’epoca in cui molte aree interne combattono contro lo spopolamento, Prignano Cilento dimostra che il futuro può nascere proprio dalle proprie radici. E forse è questa la lezione più importante che arriva da Santomiele. Un piccolo frutto dalla storia millenaria, coltivato con rispetto e visione, è riuscito a trasformarsi in ambasciatore di un territorio intero. Un racconto che parla di agricoltura, cultura, accoglienza e identità, e che continua ogni giorno a portare il nome di Prignano Cilento ben oltre i confini del Parco Nazionale del Cilento.





