di Aldo Primicerio
E’ la sequenza che riassume l’essenza stessa dell’esperienza umana e professionale di Francesco Guglielmotti. Franco, per chi come me gli è stato vicino nella mia esperienza di 21 anni in Confindustria. Come ho già scritto altre volte, a volermi come Capo Ufficio Studi, tra gli ’80 ed i 2000, fu il Cavaliere Giuseppe Amato, il re della “pasta con il nome e cognome”. Quanto a Franco – che ci ha lasciato dopo gli ultimi sofferti anni – la sua esperienza emerge dagli “Appunti di vita”, il sesto ed ultimo dei suoi libri. Qui lui si racconta “dal di dentro”. Un’autobiografia, tra l’ottimismo dei sogni e la determinazione dei progetti, che si scontrano inevitabilmente con la dura realtà di vittorie e sconfitte, sempre ondeggiando tra speranze e illusioni.
“Appunti di vita”, il racconto di un’epopea fra turismo e industria. E, dentro, la verità storica di un Direttore
Da uomo sempre rispettoso della verità, nel suo ultimo libro Franco parte da Vincenzo Boccia e da Luigi Priore, il maestro e gentiluomo che gli seppe trasmettere valori e passione per il lavoro. Priore lo conobbi anch’io. Appena entrato nella nuova struttura di via Madonna di Fatima, voluta e finanziata da Giuseppe Amato, ricordo che mitigò la mia esuberanza dicendomi: “Stia tranquillo. Il Cavaliere l’ha chiamata all’Ufficio Studi. E quindi si limiti a studiare!”.
La sua esperienza di vita e professionale Franco la definisce piena di sofferenze, ma esaltante. Lui la inizia da docente dell’Istituto Alberghiero, per essere poi chiamato a dirigere la Pro Loco di Palinuro. E gli anni che seguono sono un tourbillon di cambiamenti, fino all’approdo in Assindustria Salerno, ai rapporti economici. Sono gli anni difficili dell’industria, con una grave crisi di settore, l’eccedenza di produzione, i gravi riflessi finanziari, i rischi di bancarotta per molte aziende chiamate dalle banche a rientrare dai fidi. E per Franco arriva il momento di dirigere l’Associazione Albergatori, aderente e con sede in Assindustria. E negli stessi anni le sue collaborazioni da giornalista pubblicista con Il Mattino e con Il Sole 24 Ore. Ed infine il suo sogno, la nomina a direttore.
E quelli sono anche gli anni di “Costozero”. E’ lui stesso, Franco, a rivelarmi il desiderio del Cavaliere di avere un organo di stampa di Assindustria. E’ il periodo della presidenza di Augusto Strianese. Franco mi chiede di realizzarne il progetto, partendo dal titolo della testata. Ricordo che alla mia proposta di chiamarlo “Costozero”, lui e Strianese restarono interdetti. Quando spiegai loro che il titolo esprimeva la massima (quanto impraticabile) ambizione di un industriale, cioè quella di produrre a costo zero, allora i loro occhi s’illuminarono di gioia e di approvazione. Ed è lì che parte una nuova avventura, con il sostegno grafico ed editoriale di Segno Associati e di Giovanni Vietri. Ed è in quel periodo che Assindustria prende il nome di Confindustria Salerno.
Poi gli anni difficili del via da Confindustria, di lusinghiere ma brevi esperienze da manager, del male inaspettato, del ritiro ad una vita diversa
Siamo ai nostri giorni. I giorni dei bilanci, dei ricordi, del rammarico per le cose perdute. E’ dura quando si perde un amico, magari anche con un carattere non facile, ma una persona dai grandi valori. E di lui, Franco, ci resta l’uomo che racconta se stesso, l’uomo dei sogni, dei progetti, delle speranze, delle vittorie, ma anche l’uomo delle illusioni e delle sconfitte. Che però non sminuiscono il valore del viaggio che ognuno di noi fa nella sua vita. Anzi arricchiscono la nostra storia, rendendo le vittorie ed i sogni realizzati ancora più preziosi. E’ questo il ricordo che conserveranno di lui i figli Cristina, Giovanni e Paolo, ed i nipoti Celeste, Chiara, Gianfrancesco e Maurizio. E sarà anche il nostro ricordo.





