SUDDITI O CITTADINI? - Le Cronache Salerno
Salerno

SUDDITI O CITTADINI?

SUDDITI O CITTADINI?

Alberto Cuomo

I tanti procuratori che, successivamente alla messa in quiescenza, sono passati in politica, generalmente nei partiti di sinistra dove sono finiti con l’essere eletti senatori, fanno inevitabilmente chiedere (a 70 anni è difficile si abbiano conversioni improvvise) se nella precedente loro attività di magistrati inquirenti non abbiano agito in modo tale da poter rivendicare, da superpensionati, il soglio parlamentare. A Grasso, Roberti, Cafiero Deraho, Mancuso, Nordio, Scarpinato, Carofiglio segue ora, almeno nella “discesa in campo”, l’ex procuratore generale di Napoli in servizio presso la corte d’appello nel corso della presidenza deluchiana, Luigi Riello, messo in panchina, ovvero nella segreteria regionale del Pd, dal figlio dell’ex presidente regionale, Piero, in carriera sotto il vigile sguardo del papà (ricercatore all’Ateneo di Cassino, quindi professore associato presso l’Unisa e capolista nei listini regionali del Pd) in una trafila che dovrebbe suscitare perplessità in un procuratore. Ma ormai può dirsi che, dopo tanti anni di potere, De Luca non fa scandalo e quasi tutti, cittadini e rappresentanti istituzionali, si siano assuefatti ai suoi disinvolti atteggiamenti. I salernitani sanno, del resto, che la forma di governo messa in atto da De Luca non è certo quella democratica, e neppure una sorta di signoria medievale quanto, secondo la felice dizione di Elly Schlein per i notabili, il regime tribale dei capibastone o dei cacicchi, i quali esercitavano nei territori dell’America del sud un potere personalizzato cui nessuno osava ribellarsi. E difatti, a Salerno, l’opposizione è stata tanto latitante da avere scelto, nelle tornate precedenti per l’elezione del primo cittadino, candidati passati il giorno dopo il voto, armi e bagagli, nelle schiere deluchiane. Il servilismo è tale che ancora oggi è dato vedere, nelle manifestazioni pubbliche, alcuni cittadini agire da veri e propri sudditi acclamanti senza vergogna il capotribù al suo passaggio. Bisognerebbe ringraziare Elisabetta Barone, Pio Antonio De Felice, Franco Massimo Lanocita, Edoardo Maria Marenghi e Armando Zambrano (in rigoroso ordine alfabetico) per aver animato la campagna elettorale contrastando, in modi diversi, le uscite del loro competitor, il suo arrogante e scandaloso, dopo 35 anni di potere assoluto, candidarsi alla guida della città di cui ha distrutto la bellezza e la memoria. Ringraziarli anche perché, più che uomini e donne di partito, sono liberi cittadini, la cui indipendenza non solo mostra che forse Salerno è ancor viva, malgrado i colpi infertile dal sistema De Luca, quanto anche, con le loro uscite comuni, di essere solidali nella volontà di abbattere il potere dell’ex governatore, consapevoli che tale obiettivo sia primario, per il benessere cittadini, al di sopra cioè pure delle aspirazioni personali, sì da fare intendere un futuro coinvolgimento nel governo o nell’opposizione, rivolto al recupero fisico e sociale della nostra martoriata Salerno. Già, perché De Luca non ha compreso che, ha voglia di declamare vecchi slogan come un magliaro, la nostra città è allo stremo. Gli basterebbe passeggiare in centro e nei quartieri (come faceva Vincenzo Giordano) e non andare solo nei luoghi che sceglie per i suoi convegni, onde prendere coscienza del declino di Salerno che non merita le smargiasse promesse che fa. Il lungomare, tra alberi caduti e non rimessi, panche e lampioni rotti, fossi e un’intera area devastata per far posto a un improbabile parcheggio. Il Centro Storico, vero gioiello “europeo” che il nostro aspirante sindaco bisbisbis ha del tutto abbandonato prendendo per i fondelli gli abitanti sventolando la bandiera degli “edifici mondo”. La via dei Mercanti, attrattore di turisti veri, che certo non si fermano in città per ammirare i suoi grattacieli rachitici, ridotta ad un brutto Bazar mediorientale. Il porto, il cui Piano concepito in accordo con l’ex presidente dell’area portuale, Andrea Annunziata – uomo destro/sinistro – per arricchire i pochi concessionari delle aree e un numero di addetti, sicuramente inferiore a quello dei lavoratori delle fonderie Pisano, inquinanti meno del nostro scalo. Per non dire dei fallimenti eclatanti, quello della “porta Ovest”; della fine di tutte, tutte, le strutture per lo sport: lo stadio Arechi che cade in pezzi con la curva-nord inutilizzata, il campo di pattinaggio semicrollato, il Palatulimieri abbattuto, il Vestuti dagli unici presidi per l’atletica leggera, il calcio per campionati minori, le storiche palestra della boxe, la grecoromana e la scherma, ridotto ai minimi termini. Ah certo, De Luca promette, promette, ma secondo quanto gli hanno ricordato in ogni maniera i suoi contendenti, Barone, Lanocita, Zambrano etc.: “dove è stato negli ultimi 35 anni?” La verità è che De Luca ha puntato nel suo governo sull’arricchimento degli imprenditori, svendendo loro il meglio della città, la sua immagine, le aree naturali, il teatro Verdi, il “paradiso di Pastena” e delle aree collinari, ritenendo, se mai fosse stato in buona fede, che il movimento economico avrebbe determinato il benessere collettivo. E invece no! Vale il contrario: sono i miglioramenti dell’ambiente fisico e sociale, ad incrementare la ricchezza. E però il cacicco, consapevole che finito il denaro del Pnrr, in presenza di un bilancio in crisi, non può ricevere finanziamenti, non può non appellarsi agli imprenditori arricchiti dalle sue scelte i quali, comprato un attico in centro, a dispetto di un suo ex assessore, Dario Loffredo, che fa campagna elettorale vantando i progetti di una impresa destinataria di interdittiva antimafia, sono tutti scappati alla chetichella lasciandoci con le pezze dietro.