Salerno. Disastro ripascimento - Le Cronache Ultimora
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Salerno. Disastro ripascimento

Salerno. Disastro ripascimento

Michelangelo Russo

Questo giornale ha avuto il merito, in questi anni, di denunziare la discutibile gestione delle spiagge della città da parte dell’amministrazione cittadina. L’allarme fu lanciato già nel febbraio del 2021, quando in prima pagina furono pubblicate le foto della macroscopica differenza tra la naturale consistenza della sabbia scura e sottile dell’arenile millenario salernitano, e la grossolana consistenza del pietrisco chiaro del ripascimento, in corso allora, frutto evidente di una cava per materiali da costruzione. Il tutto in chiara violazione delle norme del Protocollo tra il Ministero dell’Ambiente e le Regioni, che richiamava le regole di rispetto dell’Ambiente e delle bellezze naturali: no a ripascimenti corsari e impattanti, si alle aggiunte di sabbie dello stesso colore e granulosità. Ne nacque un processo, curato dal Sostituto Procuratore Roberto Penna. Il processo era nato per violazione dell’art. 734 c.p.: alterazione di bellezze naturali. Vicende personali del Sostituto Penna lo portarono poi al trasferimento a Roma. Il processo della spiaggia di Mercatello fu assegnato ad altro magistrato. Sulla vicenda è poi calato un silenzio di cinque anni. Sta di fatto che i lavori del ripascimento si bloccarono fino all’inizio del 2025, quando, con incredibile velocità, i lavori del ripascimento ripresero fino al primo giugno; quando, tra i clamori mediatici e le fanfare della propaganda, il Sindaco di Salerno e il Governatore De Luca, inaugurarono la spiaggia di Pastena spingendosi a paragonare la nostra città a Cannes e a Montecarlo. L’euforia durò poco: al posto della sabbia naturale, stavolta c’era una piattaforma di pietrisco granuloso come un sottofondo stradale, che ben presto si indurì tanto da dover ricorrere alle trivelle meccaniche per piantare gli ombrelloni. L’Italia intera si mise a ridere vedendo le foto dei robusti bagnini intenti a trivellare, con fracasso, la battigia per piantare gli ombrelloni di Salerno- Montecarlo. Insorse il Codacons, presentando una denunzia. Insorse l’opposizione consiliare del Comune. Arrivò l’Arpac. I lavori si fermarono, anche perché qualcuno al Comune riscontrò la differenza del pietrisco-sabbia con i parametri del capitolato di appalto. I lavori si fermarono, per riprendere poi con l’impegno della ditta esecutrice alla sostituzione della sabbia versata. Silenzio sulla compatibilità paesaggistica dell’intervento. Il colore del ripascimento, in barba alle prescrizioni del Protocollo Stato-Regione Campania, vistosamente e ferocemente diverso, per colore e consistenza, dalla sabbia quasi nera naturale. Vale la pena ricordare che è rimasto nella storia giudiziaria italiana lo scandalo della spiaggia bianca del Poetto a Cagliari, sostituita con altra sabbia di mare (si badi, di mare, e non vistoso pietrisco di cava terrestre) che era semplicemente di colore diverso. Ci furono, a Cagliari, a furor di popolo, indagini e incriminazioni, con condanne penali (poi cadute in prescrizione); ma soprattutto con condanne delle magistrature amministrative e contabili. Una croce per gli amministratori giudicati colpevoli. A Salerno, in verità, nulla di simile pare essere avvenuto, nonostante le diverse denunce. Tant’è che i lavori del ripascimento, negli ultimi tre mesi, sono ripartiti veloci come il vento (frenetici, in verità) per essere consegnati alla data del 18 maggio, per puro caso coincidente con la vigilia delle elezioni per il nuovo sindaco. Ma evidentemente il troppo è troppo. Si deve non a un politico, ma un funzionario perbene dello Stato, il Commissario Panico, l’altolà a un appalto dagli estremi giuridici per nulla chiari. Adesso il problema è diventato gigantesco. Che accadrà per l’utilizzabilità del cantiere a fini balneari? Da Pastena a Torrione, la spiaggia popolare e pubblica più affollata, la gemella di Montecarlo, si potranno mettere le sdraio? Per il momento no, a cantiere fermo! Strano che il candidato maggiore alla poltrona di Sindaco non abbia colto l’occasione per prendersela con qualcuno, come fa di solito per irridere gli avversari. Come è strano che non abbia detto nulla sulla vicenda degli alberghi a Foce Irno, al posto del parcheggio pubblico vincolato a tal fine dal contratto tra lo Stato, il Comune e l’Italcementi, che lo vendette alla città. E questa è un’altra spina, da 12 milioni di euro, che chiunque siederà sul seggio di Sindaco dovrà subito affrontare.