Per quale motivo ha deciso di lanciare la sua candidatura, col Movimento Civico “Cava ci Appartiene“? Come risponderebbe a chi sostiene che la sua candidatura ha diviso il centrosinistra?
Mi sia consentito, anzitutto, ringraziare di vero cuore quanti sono accorsi, così numerosi, all’inaugurazione del mio Comitato Elettorale. Abbiamo trascorso un bellissimo momento di partecipazione politica e civile, con un confronto autentico e stimolante. Un’occasione – mi si permetta di dirlo – in cui abbiamo fatto esperienza vera di quella che, da sempre, è la mia idea di politica: una politica di ascolto e di dialogo, all’insegna della condivisione e della centralità della persona umana.
Proprio in questa circostanza ho potuto ulteriormente precisare, anche sulla scorta delle mie precedenti dichiarazioni ed interviste, che la mia candidatura a Sindaco nasce da un sentimento profondo di responsabilità verso la nostra comunità e da un obbligo morale maturato nel corso di oltre un decennio di impegno amministrativo. Essa non scaturisce affatto da un divisivo protagonismo, bensì da una scelta sofferta e obbligata, determinata – mi duole dirlo – dal mancato accoglimento, da parte delle forze del centrosinistra, della necessità di definire un metodo e dei criteri condivisi per la selezione del candidato sindaco, nonché di un confronto preliminare sulle priorità programmatiche. Avevo proposto, con spirito di lealtà e collaborazione, di azzerare tutte le candidature già annunciate – compresa la mia – e di individuare una figura istituzionale di garanzia; avevo rilanciato con convinzione l’ipotesi delle primarie di coalizione, quale strumento trasparente e partecipato. Entrambe le proposte non sono state accolte.
Io ho lavorato per l’unità, non per la frammentazione. Ho cercato fino all’ultimo una sintesi alta, rispettosa della pluralità delle sensibilità politiche. Ma quando il metodo viene meno, quando non si riconosce il valore del dialogo e della condivisione, allora diventa doveroso assumersi la responsabilità di offrire alla città un progetto credibile, serio, fondato su una visione lunga. E “Cava ci Appartiene” rappresenta da anni un punto di riferimento sicuro, un presidio civico che ha già ottenuto un significativo consenso popolare (4.721 voti per la mia candidatura a Sindaco nel 2015) e che oggi rilancia, appunto, una candidatura “non più rinunciabile”, radicata nei valori del cattolicesimo democratico e sociale e orientata ad un Nuovo Rinascimento politico, culturale e sociale per la nostra città.
A chi parla di divisione, rispondo con le parole di Aldo Moro: la politica è “comprensione, mediazione, paziente composizione degli interessi diversi”. Io resto fedele a questa lezione. La mia candidatura non chiude porte: le apre. Non divide: unisce attorno a un progetto serio, inclusivo, fondato sul bene comune.
Quali risultati, caro Professore, può rivendicare nella sua azione politica, specie nelle due passate consiliature?
In questi anni ho cercato di interpretare il ruolo istituzionale con spirito di servizio, competenza e dedizione, convinto che la politica debba essere, come ricordava De Gasperi, “realizzare”. Il mio impegno si è concentrato soprattutto in due ambiti: le politiche culturali e quelle sanitarie, settori nei quali ho cercato il più possibile di coniugare visione strategica e concretezza amministrativa.
Sul versante sanitario, ho affrontato l’emergenza Covid-19 in costante dialogo con le istituzioni competenti, contribuendo a garantire sicurezza, informazione e coordinamento. Ho seguito da vicino la ristrutturazione del nostro Ospedale, il trasferimento del Centro di Diabetologia in una sede comunale più accessibile, e l’attribuzione alla città della Casa di Comunità e dell’Ospedale di Comunità, risultati che testimoniano un lavoro silenzioso ma incisivo, frutto di interlocuzioni continue con ASL e Regione.
Sul piano culturale, i risultati – mi sento di dirlo con altrettanta sincerità – sono stati altrettanto significativi: sei edizioni del progetto “Il Sogno e la Luce”, l’ingresso nella Rete delle Città della Cultura, l’attivazione del Teatro “Luca Barba”, l’apertura del Museo “Mamma Lucia”, la rassegna “Un libro (quasi) al giorno” con oltre cento presentazioni. Tutto questo è stato realizzato “nonostante le risorse limitate”, grazie a una programmazione accurata e, soprattutto, ad una convinzione profonda, quella che considera la cultura non un ornamento, ma un motore di sviluppo umano integrale.
Sono risultati che non appartengono a me, ma alla città. E che dimostrano come, anche in tempi difficili, si possa costruire valore pubblico se si opera con serietà, competenza e amore per la comunità.
Quali sono le priorità politiche e programmatiche del movimento “Cava ci Appartiene” per la prossima consiliatura?
Le nostre priorità nascono da una visione di città fondata sulla centralità della persona, sulla coesione sociale e sulla responsabilità amministrativa. “Cava ci Appartiene” non propone un libro dei sogni, ma un progetto concreto, radicato nei valori del cattolicesimo democratico e sociale e orientato a un modello di città solidale, ordinata, accogliente e proiettata nel futuro.
Immaginiamo una città efficiente e solidale, inclusiva e sicura, capace di garantire servizi pubblici di qualità, rigore nella spesa, sostegno alle fragilità e attenzione alle periferie e alle frazioni, che consideriamo “il cuore della città”.
Occorre, poi, implementare una visione strategica di sviluppo, che si articola nei progetti di Cava de’ Tirreni Città Parco Culturale, della Smart Valley e del Polo Tecnologico del Packaging, per creare opportunità di lavoro qualificato e trattenere i giovani.
Il tutto, si badi, in una prospettiva complessiva che si ispira ad una politica di ascolto e partecipazione, che intende valorizzare il civismo, le associazioni, i mondi produttivi e del lavoro, e che promuova una democrazia comunitaria, non individualista.
Il nostro programma è ampio, articolato, e si fonda su un principio semplice: costruire una città che non escluda nessuno, ma che riconosca in ogni persona una risorsa per il bene comune.
In particolare, come intende rilanciare le politiche culturali per Cava de’ Tirreni? Ritiene che vi siano ancora margini per riprendere il Progetto di candidatura di Cava de’ Tirreni a Capitale Italiana della Cultura?
La cultura è la spina dorsale del nostro progetto politico. “Cava ci Appartiene” ha sempre creduto profondamente nel nesso tra cultura e sviluppo: investire nella conoscenza, nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio artistico, storico, paesaggistico e spirituale, nelle tradizioni e nella creatività significa investire nel futuro della nostra terra. Le politiche culturali non sono un settore accessorio: sono un’infrastruttura immateriale che genera identità, coesione, economia.
Intendiamo rilanciare la programmazione culturale attraverso una pianificazione strategica pluriennale, la valorizzazione dei nostri attrattori – dall’Abbazia ai Musei –, lo sviluppo di contenitori culturali, la creazione di un ecosistema culturale complessivo che coinvolga scuole, università, associazioni, imprese creative. Il progetto “Cava de’ Tirreni Città Parco Culturale”, con l’istituzione della relativa Fondazione – per la quale già avevamo predisposto uno stanziamento di 100.000 euro – rappresenta il cuore di questa visione: un modello innovativo, già sperimentato altrove, che integra ambiente, cultura, turismo, artigianato e attività produttive.
Quanto alla candidatura a Capitale Italiana della Cultura, ritengo perciò che vi siano ancora margini significativi per riprenderla. La nostra città possiede un patrimonio unico, una storia millenaria, una vitalità culturale riconosciuta. Ma soprattutto possiede una comunità che sa partecipare, creare, immaginare. La candidatura non è un fine, ma un mezzo: un’occasione per costruire un progetto unitario, ambizioso, capace di proiettare Cava nel panorama nazionale. E noi intendiamo perseguirla con determinazione.
Quali sono le sue linee programmatiche nelle politiche sociali e sanitarie?
Le politiche sociali e sanitarie costituiscono l’ossatura etica e civile di una comunità che voglia definirsi realmente tale. Una città non si misura soltanto dalla qualità delle sue infrastrutture o dalla vivacità delle sue attività economiche, ma dalla capacità di prendersi cura dei più fragili, di ascoltare le sofferenze silenziose, di costruire reti di prossimità che restituiscano dignità e speranza. In questo senso, la nostra azione si ispira alla lezione di Giorgio La Pira, che invitava a dare risposte concrete alle “attese della povera gente”, e trova radici profonde nel cattolicesimo democratico e sociale, che concepisce la politica come forma alta di carità.
Sul piano sociale, intendiamo rafforzare i servizi alla persona attraverso un sistema integrato che coinvolga istituzioni e Terzo Settore. Vogliamo potenziare i servizi domiciliari, sostenere le famiglie con minori, implementare politiche abitative che contrastino il disagio e la solitudine, istituire un servizio di emergenza sociale attivo 24 ore su 24, capace di intervenire tempestivamente nei casi di fragilità improvvisa. Le frazioni, che definiamo “il cuore della città”, saranno oggetto di un’attenzione particolare: non come luoghi marginali, ma come laboratori di comunità, dove ricostruire legami e opportunità.
Sul piano sanitario, proseguiremo il lavoro avviato negli anni passati: vigileremo sul completamento della ristrutturazione dell’Ospedale, sulla piena attivazione della Casa di Comunità e dell’Ospedale di Comunità, sul potenziamento dei servizi territoriali, sulla tutela della medicina di prossimità. Abbiamo già dimostrato, durante l’emergenza Covid-19, che una collaborazione costante con ASL, Regione e Azienda Ospedaliera può produrre risultati concreti e tangibili. Intendiamo consolidare questa rete istituzionale, affinché la salute non sia percepita come un privilegio, ma come un diritto effettivo, garantito da servizi accessibili, moderni e umanizzati.
Il nostro obiettivo è chiaro: costruire una città che non lasci indietro nessuno, che accompagni ogni persona nelle diverse stagioni della vita, che faccia della cura un tratto distintivo della propria identità civica.
Quale programma infrastrutturale e di riqualificazione urbana immagina per la Città?
La nostra città necessita di un programma infrastrutturale che non si limiti a risolvere le criticità del presente, ma che sappia immaginare il futuro con lungimiranza. La conformazione orografica di Cava de’ Tirreni, la sua funzione di città-cerniera tra territori diversi, la presenza di ventotto frazioni che costituiscono un patrimonio identitario unico, impongono una riorganizzazione della mobilità e della rete viaria.
Accanto alla mobilità, intendiamo avviare un grande progetto di rigenerazione e di riqualificazione urbana che valorizzi il patrimonio immobiliare pubblico. Manifattura Tabacchi, Villa D’Amico, l’area COFIMA, l’ex Capitol non sono semplici edifici: sono luoghi simbolici, contenitori di memoria e potenzialità, che possono – anzi devono – diventare poli culturali, sociali, tecnologici. La nostra visione è quella di una città che non abbandona i suoi spazi, ma li rigenera, li restituisce alla comunità, li trasforma in opportunità di crescita. Pensiamo ad un auditorium moderno, a centri polifunzionali per la disabilità, a laboratori di innovazione e ricerca, a spazi culturali capaci di attrarre giovani e creatività.
Infine, investiremo con decisione nella digitalizzazione: banda ultralarga, servizi online efficienti, ampliamento delle aree Wi-Fi, sviluppo di una vera Agenda Digitale. Una città intelligente non è un’utopia tecnologica, ma un modello amministrativo che semplifica la vita dei cittadini, riduce i tempi burocratici, promuove trasparenza e partecipazione. Le infrastrutture, per noi, non sono solo strade e edifici: sono anche reti immateriali che connettono persone, idee, imprese, e che rendono la città più moderna, più inclusiva, più competitiva.
Cava de’ Tirreni merita un salto di qualità infrastrutturale che la proietti nel futuro senza tradire la sua storia. Ed è questo il percorso che intendiamo intraprendere
In conclusione, quale progetto e quale visione di Città intende prospettare con la sua candidatura?
La visione che intendiamo proporre alla nostra comunità è quella di una città che ritrova il coraggio di pensare in grande, di guardare oltre l’orizzonte del contingente, di immaginare un futuro che sia all’altezza della sua storia millenaria. Una città che non si accontenta della gestione ordinaria, ma che ambisce a un Nuovo Rinascimento politico, culturale, sociale ed economico, capace di restituire fiducia ai cittadini e di riaccendere il senso di appartenenza. Una città che mette al centro la persona, che valorizza i giovani, che cura le fragilità, che investe nella cultura come motore di sviluppo, che tutela il territorio come bene comune.
Immagino una Cava de’ Tirreni che sia casa comune, luogo di dialogo, di partecipazione, di responsabilità condivisa. Una città che non esclude, ma accoglie; che non divide, ma unisce; che non teme il cambiamento, ma lo guida con competenza e visione. Una città che sappia essere, come dice il nostro Movimento, “di tutti e per tutti”. Una città che riconosca nelle sue frazioni non periferie dimenticate, ma comunità vive, ricche di storia e di potenzialità, da valorizzare attraverso progetti mirati e lungimiranti.
La nostra visione si fonda su un principio semplice e radicale: la politica deve tornare ad essere servizio, ascolto, responsabilità. Deve tornare ad essere, come insegnava Aldo Moro, “comprensione, mediazione, paziente composizione degli interessi diversi”. E deve farlo con uno sguardo rivolto alle nuove generazioni, affinché i nostri giovani non siano costretti a partire, ma possano scegliere di restare, di costruire qui il proprio futuro, di contribuire alla crescita della loro città.
La mia candidatura è al servizio di questa idea di città. Non è un atto individuale, ma un impegno collettivo. È un invito a costruire insieme un futuro più giusto, più bello, più umano. Perché, davvero, Cava ci appartiene, e appartiene a tutti coloro che credono che il bene comune sia un orizzonte possibile, da perseguire con coraggio, competenza e amore per la nostra comunità.





