Scafati. Processo Sarastra infinito, la Procura non si arrende e presenta ricorso in Cassazione nei confronti di Pasquale Aliberti ed altri 5 imputati dopo che i giudici dell’Appello di Salerno a inizio marzo avevano giudicato inammissibile e non recuperabile l’istanza della Dda dopo le assoluzioni del novembre 2024 a Nocera Inferiore: il ricorso sarebbe stato effettuato con vecchie modalità (cartaceo) e non come da legge Cartabia (digitale). Per Elia Taddeo sostituto procuratore della Corte d’Appello di Salerno e il collega Rocco Alfano dell’Antimafia, invece, il ricorso deve essere accolto perché sarebbe stato fatto con l’unica modalità disponibile essendo l’altro criterio fuori uso per un malfunzionamento dello strumento che servirebbe per inoltrare appello in forma digitale. Deciderà la Cassazione dopo la fissazione dell’udienza che potrebbe arrivare prima dell’estate. I giudici dell’Appello nelle 23 pagine di motivazione hanno ritenuto di non diversi procedere dopo l’eccezione sollevata dal collegio difensivo per il quale l’appello sarebbe stato proposto con il vecchio metodo e non con le nuove normative, come stabilito da due sentenze della Corte di Cassazione allegate al ricorso da Costantino Cardiello difensore di Monica Paolino, ex consigliere regionale di Forza Italia e moglie di Pasquale Aliberti. Alla sbarra inoltre c’erano Pasquale Aliberti, il fratello Nello Maurizio, Roberto Barchiesi, Giovanni Cozzolino e Ciro Petrucci. Nella valutazioni delle singole posizioni l’Antimafia aveva ritenuto come Pasquale Aliberti “sia il vero “dominus” di tutta l’operazione relativa al patto elettorale politico-mafioso concluso con il clan Loreto Ridosso, sia per le elezioni comunali del 2013, che per quelle regionali del 2015″. Il fratello del sindaco, Nello, invece, “ha contribuito a quel patto, facendo in alcuni momenti anche da intermediario e comunque da uomo di assoluta fiducia del fratello sindaco, deputato anche al controllo e alla cura del buon esito di quel patto”. La Corte d’Appello nel ritenere inammissibile e non recuperabile il ricorso dell’Antimafia scrive che “dagli atti processuali non solo non è emersa con certezza l’esistenza di un avvenuto accordo (con scambio voti/appalti) fra il clan, nel 2013, ma ancor meno è emersa una concretezza probatoria, sotto forma di “contratto” e con modalità “mafiose”, un patto analogo nelle elezioni del 2015 sempre con Aliberti, senza sottolineare che tale accordo avrebbe dovuto anche coinvolgere, almeno formalmente, la candidata ed attuale imputata Monica Paolino”. E ancora, assolutamente carente è stato giudicato il quadro probatorio raccolto a carico della moglie di Aliberti: non solo non si è accertata una reale condotta attribuibile all’imputata, ma neppure un concreto indizio che supportasse la sussistenza di una consapevolezza nella predetta di un accordo intervenuto fra il clan ed il marito già nel 2013 e che tale accordo fosse stato perpetuato nel 2015 per favorire la sua candidatura”. L’ultima parola spetta alla Cassazione, se ritornare in aula oppure no, dopo l’istanza presentata dalla procura salernitana.





