di Erika Noschese
Salerno ha vissuto una di quelle giornate destinate a riscrivere gli equilibri del potere cittadino, un incrocio di eventi così denso da scardinare ogni logica di semplice coincidenza. Nel momento esatto in cui il Comitato Salute e Vita celebrava la vittoria storica per la chiusura definitiva delle fonderie Pisano – un traguardo raggiunto con il sostegno determinante dell’assessore regionale all’ambiente Claudia Pecoraro – il fronte che ha sostenuto quella battaglia si è trasformato ufficialmente in una proposta di governo per la città. L’avvocato amministrativista Franco Massimo Lanocita è infatti il candidato sindaco che guiderà ciò che resta del Campo Largo, una coalizione nata dalle ceneri di un dialogo con il Partito Democratico che si è rivelato inutile sin dall’inizio e che oggi si propone come l’unica alternativa strutturata al sistema vigente. La scelta di Lanocita non è casuale, ma rappresenta il tentativo di dare una guida solida e autorevole a un’area politica rimasta orfana di una sintesi unitaria. Professionista stimato, ex consigliere comunale e dirigente storico prima del Pci e poi dei Ds, Lanocita porta con sé un bagaglio politico pesante: la sua vicinanza passata ad Antonio Bassolino e le successive esperienze a sinistra con Sel ne fanno un profilo capace di unire la memoria storica della sinistra salernitana con l’attivismo dei movimenti civici. A sostenerlo si sono schierati ufficialmente il Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana, entrambi pronti a presentarsi con i propri simboli, insieme a una galassia di associazioni che comprende Terra Socialista dell’ex consigliere Rino Avella, Salerno in Comune e l’immancabile Comitato Salute e Vita guidato da Lorenzo Forte. Il quadro politico che fa da sfondo a questa candidatura è però segnato da profonde lacerazioni. Il Campo Largo di Salerno non vedrà mai la luce nella sua forma originaria, vittima di un valzer di sigle e candidati che compaiono e scompaiono tra le liste. È il caso di Europa Verde che, rispetto alle regionali, perde Dario Barbirotti, tornato sotto l’influenza di Vincenzo De Luca. Tra annunci e repentine errata corrige, la coalizione di Lanocita ha dovuto navigare in acque agitate, perdendo pezzi per strada ma guadagnando il sostegno di figure come Giampaolo Lambiase ed Enzo Ragone, oltre all’apporto di Alberto Di Lorenzo, che fino a pochi giorni fa era indicato come possibile primo cittadino. In questo scenario, Lanocita si pone come l’elemento di stabilità, nonostante abbia subito chiarito di non voler cavalcare l’onda emotiva della vittoria sulle Fonderie. “Non voglio assolutamente strumentalizzare questa vittoria, bisogna essere molto attenti” ha spiegato ieri l’avvocato Lanocita con la consueta cautela. “Per quanto possa sembrare una coincidenza davvero incredibile che il provvedimento di chiusura e la mia candidatura arrivino nella stessa giornata, la realtà è che questa sinergia è nata in epoca non sospetta. Collaboriamo attivamente da oltre cinque o sei anni. Ho dato la mia disponibilità perché ho capito che in questo momento storico non possiamo permetterci di essere titubanti. Se la mia figura serve, come mi è stato spiegato, a definire un percorso unitario tra le varie anime come Alleanza Verdi e Sinistra, il Movimento 5 Stelle e i movimenti presenti nella città, io sono pronto a rispondere alla chiamata”. La visione di città che Lanocita mette sul tavolo è una critica radicale al modello urbanistico che ha caratterizzato Salerno negli ultimi decenni. Il candidato sindaco non usa giri di parole per descrivere quello che definisce un declino della vivibilità urbana causato da scelte scellerate. “Innanzitutto l’obiettivo è rappresentare per Salerno la presenza di un gruppo ormai coeso che si apre ai movimenti cittadini e alle battaglie già avviate per rendere questa città vivibile” ha affermato con forza. “Oggi viviamo gli effetti di una progressione urbanistica basata su scelte complicate che hanno portato alla realizzazione di grandi palazzi accessibili solo a famiglie estremamente facoltose, senza però creare gli standard minimi previsti dalla legge. Mancano le piscine e le strutture sportive. Siamo arrivati al paradosso per cui, pur di garantire sulla carta i parametri del verde pubblico necessari a compensare le iniziative edilizie, il Corso Vittorio Emanuele è stato indicato come struttura verde. Questa è la città in cui ci troviamo oggi: una strada lastricata che serve a colmare quote di verde inesistenti”. Il programma di Lanocita punta a cambiare pagina coinvolgendo ogni realtà di resistenza civica, dal Movimento del Porticciolo a quello contro il Porto, fino all’esperienza maturata contro le fonderie. È qui che emerge il cuore della sua proposta, condensata in quello che definisce il “diritto alla felicità”. Un concetto che l’avvocato sottrae all’astrazione per trasformarlo in programma amministrativo. “Vogliamo sintetizzare la nostra battaglia come la battaglia per la felicità. Può sembrare strano, ma è un obiettivo inserito persino nella Costituzione americana. Per noi felicità significa serenità, posti di lavoro, diritto alla salute e alla vita. Significa poter vivere i propri rapporti interpersonali in ambienti garantiti e protetti. È felicità il diritto per le donne di non avere paura quando rientrano tardi la sera. Questi diritti devono essere compensati e garantiti. Vogliamo fare di Salerno una città modello, mettendo in moto un meccanismo di forte rinnovamento che porti dall’ossessione per la cementificazione all’individuazione di strutture ricreative e sociali degne di questo nome”. Un passaggio cruciale del suo intervento riguarda il futuro dell’area industriale appena dismessa. La chiusura delle fonderie Pisano non è la fine della storia, ma l’inizio di una fase di risanamento che Lanocita considera vitale per evitare disastri ambientali e urbanistici permanenti. “La bonifica del sito è la prima priorità assoluta. Non possiamo lasciare ferite aperte, perché il rischio concreto che corriamo è quello di creare una nuova Bagnoli proprio nel cuore del nostro territorio. Su questo non faremo sconti. Quando mi si chiede quali siano le possibilità che la proprietà possa riaprire attraverso un ricorso, rispondo con il dovuto riserbo professionale: è una domanda a cui non rispondo mai nemmeno ai miei migliori clienti, perché l’esito di una vicenda giudiziaria non è mai scontato, ma la nostra direzione politica è tracciata e non torna indietro”. L’appello finale di Lanocita è rivolto a quella parte della città che più di ogni altra subisce l’assenza di prospettive: i giovani. “Dobbiamo smettere di pensare esclusivamente ai ricchi che possono permettersi il Crescent e iniziare a pensare ai nostri ragazzi, che devono avere la possibilità di rimanere a Salerno e costruire qui il proprio progetto di vita. Vogliamo cambiare gli orientamenti della città e adeguarla agli standard di una società moderna, dove lo sviluppo non sia nemico della salute e dove la bellezza non sia un lusso per pochi. Salerno è una città meravigliosa e merita di tornare a essere un luogo di opportunità e di crescita per tutti i suoi abitanti”. Con queste parole, Franco Massimo Lanocita lancia ufficialmente la sua sfida, portando con sé l’eredità di una sinistra storica e la spinta propulsiva dei nuovi movimenti ambientalisti, in una corsa per Palazzo di Città che si annuncia come la più aperta degli ultimi trent’anni.





