L'avvocato De Liguori: perchè votare sì - Le Cronache Ultimora
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L’avvocato De Liguori: perchè votare sì

L’avvocato  De Liguori: perchè votare sì

«Purtroppo, le procure sono diventate un altro potere non in funzione di accusa ma di giudizio in quanto si fanno i nomi delle persone indagate per stigmatizzarle pubblicamente, mettendole alla gogna, con gravi danni anche reputazionali». A dirlo l’avvocato di Sarno Domenico De Liguori, commentando il referendum giustizia alla vigilia dell’incontro in programma nella cittadina dell’agro nocerino sarnese con l’avvocato Maria Rosaria Aliberti. I saluti istituzionali sono affidati al sindaco Francesco Squillante. Previsti gli interventi di Luigi Bobbio, magistrato presso il tribunale di Nocera Inferiore; Giuseppe Cacciapuoti, Procuratore capo presso il tribunale di Lagonegro; Walter Mancuso, avvocato penalista del foro di Nola, Giovanni Annunziata, avvocato penalista del foro di Salerno; Enrico Siniscalchi del foro di Salerno. A moderare l’incontro, come detto, l’avvocato del foro di Nocera Inferiore, Maria Rosaria Aliberti. Le conclusioni sono affidate al deputato di Forza Italia, Pino Bicchielli e Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei deputati.

Referendum giustizia, lei è per il sì…

«La lettura degli articoli del prof. Cassese apparsi sul Domenicale del Sole 24 ore nel corso degli anni, poi confluiti nel bellissimo ed esaustivo libro “Il governo dei Giudici” edito dalla Laterza che molti dovrebbero leggere e il caso del magistrato dott. Palamara che sembra non avere particolarmente scosso un ambiente che si difende, ferro ignique, passando addirittura al contrattacco e creando un conflitto tra poteri dello Stato. Altro motivo è quello ancor più evidente e che pochi menzionano: il potere giudiziario ha dimostrato di non gradire di essere sorvegliato. E questo è un ulteriore dato preoccupante che non dovrebbe sfuggire al cittadino medio e che dovrebbe indurre a riflettere con attenzione sulla scelta al momento del voto. Chi non teme il giudizio altrui, non organizza sit – in per non cambiare le regole del gioco. Resta al suo posto e fa esclusivamente il proprio dovere, applicando la legge. A favore del NO hanno fatto intervenire nei pubblici dibattiti addirittura magistrati in pensione e questo la dice lunga sulla tenuta della corporazione e sugli equilibri di potere consolidatasi nel tempo: quieta non movere. Inoltre, non mi ha sorpreso nemmeno il commento di un democristiano di lungo corso quale l’On. Mastella che ha citato l’On. Aldo Moro per sostenere le ragioni del NO, dimenticando però che il compianto e mai dimenticato On. Moro ebbe a prediligere la stagione dei doveri a cui dovevano attenersi tutti i poteri dello Stato, in particolare la magistratura che ha la delicata funzione di regolare il vivere civile».

Secondo lei, la separazione delle carriere potrebbe garantire un giusto processo e soprattutto si garantirebbe l’imparzialità del giudice?

«Il CSM, nel corso degli anni, è stato dominato da correnti che, in magistratura, non dovrebbero essere presenti. In Italia, l’Associazione Nazionale Magistrati – si ripete – un’associazione – ha, di fatto, un potere pari a quello del Consiglio di Stato. Alcune anime belle della magistratura, per dirla con grandi magistrati che hanno sacrificato con la loro vita l’impegno nell’ufficio, nel corso del tempo, hanno giustificato la presenza delle correnti in quanto, a loro dire, il pluralismo di idee divergenti avrebbe fatto migliorare un servizio che, negli anni, non è sempre stato efficiente. Ricordo solo a me stesso che quando ci si reca in piazza con la Costituzione tra le mani a protestare contro altri organi dello Stato o per la promulgazione di un provvedimento non gradito, la stessa contiene anche gli art. 97 e 98 – il principio di imparzialità e del buon andamento degli uffici – norma a cui pochi si sono attenuti nell’esercizio delle funzioni ricoperte. Il sistema del sorteggio verrebbe a garantire maggiore imparzialità già al momento del reclutamento dei membri del CSM e negli stessi incarichi direttivi a disporsi nelle sedi territoriali».

Secondo lei, questa riforma a cosa può portare?

«E’ sicuramente il primo tassello per una riforma della giustizia che deve modificare non solo il dettato costituzionale ma deve badare soprattutto a quella della modifica dell’ordinamento giudiziario. Per meglio intenderci, se un giudice non deposita un provvedimento per tre, quattro anni, se per dieci volte rimette la causa sul ruolo o dimentica un detenuto in cella per troppo tempo, occorre creare un organo che provveda in tempi rapidi alla sanzione o al suo trasferimento. Ciò non può essere affidato a un Consiglio Superiore della Magistratura in cui il simile giudica il proprio simile con un iniquo provvedimento che penalizza il cittadino che si rivolge alla giustizia per ottenere una giusta pretesa. A fine mese, anche a chi è stato negligente o neghittoso, lo Stato ha bonificato lo stipendio».

Si parla spesso si separazione delle carriere per politicizzare la posizione dei magistrati…

«Purtroppo, le procure sono diventate un altro potere non in funzione di accusa ma di giudizio in quanto si fanno i nomi delle persone indagate per stigmatizzarle pubblicamente, mettendole alla gogna, con gravi danni anche reputazionali. Si indirizzano all’opinione pubblica direttamente e, grazie a questo ultimo legame, si alimenta la già notata politicizzazione della magistratura attraverso un percorso che finisce direttamente in politica. Ad ogni buon conto, lo stato fallimentare della giustizia italiana non è tutta colpa dei magistrati perché è il Parlamento che legifera continuamente in materia di giustizia moltiplicando le figure di reato, criminalizzando anche la politicae, quindi, lasciando libero il campo alle procure di sindacarla».

I cittadini si sentono lontani da questa riforma. Secondo lei perché?

«La stragrande maggioranza dei cittadini non è in grado di cogliere appieno la prospettata riforma, né gli organi di informazione provvedono a rendere maggiormente intellegibile e chiaro il contenuto e, soprattutto, le prospettive di miglioramento.

Nei talk show televisivi si assiste alla sfilata di politici che hanno in maniera del tutto superficiale imparato un copione scritto da altri e dimostrano di non saperlo nemmeno recitare andando fuori tema. Hanno trasformato occasioni importanti di discussione come questa in dispute personali e beghe da ballatoio che non fanno bene a nessuno».

Il rischio è quello di un forte astensionismo…

«Mi auguro ampia soprattutto per il rispetto dell’istituto del referendum ma il quesito e la materia stessa sono argomenti ostici da digerire da parte di molti. Francamente, non immaginavo questa levata di scudi da parte dei magistrati e, a tacer d’altro, la dichiarazione del dott. Palamara – il sistema ha dimostrato di avere gli anticorpi – è un buon motivo per credergli e per andare a votare con convinzione per il SI, attendendo la vera e propria riforma dell’ordinamento giudiziario che è l’unica a poter rendere un potere dello stato maggiormente efficiente ed utile alla collettività. I cittadini, nel recarsi alle urne dovrebbero far tesoro di tanto. Diversamente, si passa dalla legge all’arbitrio».