Angri, Ferraioli lascia, maggioranza si spacca - Le Cronache Provincia
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Angri, Ferraioli lascia, maggioranza si spacca

Angri, Ferraioli lascia, maggioranza si spacca

di Mario Rinaldi

 

 

Animi tesi ad Angri in questa ultima parte di consiliatura targata Cosimo Ferraioli, che a maggio lascerà la poltrona di sindaco dopo due mandati consecutivi. Dieci anni alla guida del governo di una delle città più popolose dell’agro, che hanno segnato un tempo di trasformazioni, ma anche di rilanci e scommesse, che ora dovranno essere ripresi dal successore di Ferraioli. Anche se, proprio nel corso dell’ultimo civico consesso, la maggioranza del primo cittadino si è trovata a fare i conti con i numeri che non tornavano, trovandosi sotto quando si è discusso del Puc. Evidenti mal di pancia che potrebbero avere ripercussioni nel momento in cui gli elettori saranno chiamati al voto per eleggere la nuova amministrazione comunale.

Sindaco, partiamo dall’ultimo consiglio comunale: i numeri non l’hanno aiutata costringendola a rinviare la variante al Puc. Come si spiega questa battuta d’arresto?

“Beh, il rinvio della variante al PUC è una questione che non riguarda soltanto l’amministrazione ma l’intera gestione del territorio e dunque la collettività”.

Ci saranno ripercussioni nella maggioranza di governo per questi ultimi mesi di consiliatura?

“Non posso fare altro che prendere atto del dato politico e che avrà ripercussioni sulla maggioranza.

Il giudizio sull’evento a chi deve giudicare e non sono io. Per questo motivo le ripercussioni ci sono sempre state e sempre ci saranno”.

In primavera Angri sarà chiamata al voto. Cosa lascia al suo territorio, che ha governato per 10 anni?

“Forse la cosa più importante è quella meno visibile: i conti in ordine che rappresentano per i Comuni la vera spina nel fianco, la vera sfida vinta. L’approvazione del PUC dopo oltre trent’anni sembra un’azione scontata ma non lo è, basta chiedere a chi pensava di farci campagna elettorale.

Le opere pubbliche, anche quelle che non sono visibili come le infrastrutture a rete, sono testimoni delle scelte attuate, discutibili o meno come sempre accade in questi casi, ma attuate e in corso di attuazione”.

Dal momento che lei non potrà più candidarsi come sindaco, quale orientamento sta fornendo in vista dell’appuntamento elettorale?

“La fine di una consiliatura porta con sé amarezza, cose non dette, mezze verità e posizioni su argomenti anche contrastanti per cui è normale uno sfaldamento anche in vista di un riposizionamento politico in chiave elettorale”.

Da giugno in poi cosa farà Cosimo Ferraioli?

“Naturalmente chi assume delle decisioni è in grado di valutare le conseguenze per cui lascio”. Un laconico e molto più distaccato Ferraioli, attraverso le sue brevi risposte, forse, ha lasciato intendere che non gli è affatto piaciuto il modo in cui si sta tentando di staccare la spina ad una amministrazione che ha guidato, tra alti e bassi, per due lustri.

La legge gli impone di non potersi ricandidare e non è nemmeno chiaro il suo posizionamento nello scacchiere politico che verrà, se ci sarà un suo erede o delfino.

O se semplicemente avrà il ruolo di osservatore esterno di una tornata che potrebbe non interessargli più in modo diretto.

Tanti interrogativi che, ad oggi, non trovano risposte certe.

L’unica certezza è data da una evidente crisi politica che si presume possa accompagnare anche gli ultimi mesi di questa consiliatura fino alla chiamata al voto.