Ora si dorme. Il risveglio inchiodati dal Benitellum? - Le Cronache Attualità
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Ora si dorme. Il risveglio inchiodati dal Benitellum?

Ora si dorme. Il risveglio inchiodati dal Benitellum?

DI ALDO PRIMICERIO

Così è sinistramente (anzi “destramente”) soprannominata la nuova legge elettorale che la maggioranza ha già consegnato a Senato e Camera. E’ lo Stabilicum, un nome di allucinante eloquenza. Equivale a stabilità, cioè la destra al potere ad aeternum. O quasi. Soprannominato Benitellum perché la Meloni sembra seguire pari pari il percorso che nel 1923 fece Benito Mussolini quando, quel 18 agosto, la legge Acerbo fu approvata dall’allora maggioranza fascista parlamentare ed applicata alle successive elezioni del 1924.

 

Perché tutta questa fretta, tutto questo silenzio proprio ora, in piena vigilia del referendum?

Perché la Meloni, sotto sotto, per il 23 marzo teme la rimonta ed il sorpasso del NO. Così si spiega il suo silenzio degli ultimi giorni, il suo sfilarsi dal coro dei pappagalli del SI, l’ìimprovviso stop alla sua bulimia comunicazionale, il cambio di argomenti dallo scafandro alle toghe agli atleti delle Olimpiadi invernali. E’ chiaro: lei non vuole associarsi al destino politico della consultazione referendaria. Sebbene incolta, è intelligente, anzi sveglia, meglio ancora furba. E se il NO rimontasse? Il 22-23 marzo potrebbe diventare un voto politico sul Governo, la Stalingrado della destra. Intanto circola una teoria paradossale. Che lei annunci le dimissioni del Governo, vinca il NO o il SI non fa differenza. Perché? Perché il suo obiettivo si sposterebbe da un mancato esautoramento della magistratura al voto con una nuova legge elettorale. Tacendo ora, lei si ripresenterebbe al popolo dicendo più o meno così: “Ve l’avevo detto. Il popolo è sempre sovrano. E qundi gli restituisco la parola chiamandolo alle urne”.

 

Ma cosa fu la Legge Acerbo del ’23? Perché riesumata dai cassetti dei brutti ricordi?

Innanzitutto prese il nome dal suo estensore, Giacomo Acerbo, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio di allora. Fu la riforma elettorale maggioritaria voluta da Benito Mussolini, approvata nel 1923 e applicata per le elezioni del 1924. Assegnava due terzi dei seggi alla lista che avesse ottenuto almeno il 25% dei voti, facilitando la creazione di una maggioranza fascista parlamentare e consolidando la dittatura. Quattro le sue caratteristiche principali. Innanzitutto il sistema maggioritario a premio: La legge introduceva un collegio unico nazionale. La lista più votata, se superava il 25% dei voti validi, otteneva di diritto i 2/3 dei seggi disponibili (356 su 535). Poi la finalità politica. Approvata con 223 voti a favore e 123 contrari, la legge mirava a superare la frammentazione parlamentare e garantire stabilità al governo Mussolini. Quindi le elezioni del ’24. La Acerbo fu utilizzata una sola volta, per le elezioni del 6 aprile 1924, vinte dalla “Lista Nazionale” (il “Listone” fascista), che ottenne il 64,9% dei voti, assicurandosi la maggioranza assoluta. Infine il contesto storico. La legge Acerbo segnò una tappa fondamentale nella transizione dallo Stato liberale al regime autoritario fascista, consentendo la formazione di un Parlamento dominato dal Partito Fascista..

 

Alle urne sì, ma con la nuova legge elettorale in questi giorni votata dalla maggioranza. E questo Benitellum cos’è?

Sarebbe la fine dell’Italia liberale voluta dai Padri Costituenti e l’inizio di una  sottospecie di Italia del ’23, autoritaristica e dittatoriale. Le simulazioni le ha fatte Youtrend per SkyTg24. Le leggo e le scrivo.  Risultato finale? Il 57% dei seggi con il 46% delle preferenze, anzi meglio dire dei consensi perché – lo diremo tra poco – le preferenze saranno solo un ricordo del passato di un Italia liberale.

SkyTg24 ha spiegato bene cosa accadrebbe. Oggi, con un “campo largo” se il centrosx la smettesse di essere il circo equestre che è, e con l’attuale sistema elettorale del Rosatellum, tra le due coalizioni ci sarebbe un sostanziale pareggio e nessuna maggioranza assoluta. Poi il peggio. Con lo Stabilicum-Benitellum, le preferenze ed i collegi uninominali sarebbero eliminati, così da produrre un Parlamento non di “preferiti” dai cittadini ma di “nominati”. E poi ancora peggio. Un proporzionale con un premio di maggioranza alto sortirebbe una grave distorsione della rappresentatività, sacrificata in nome della governabilità, ed una prevalenza dell’attuale maggioranza al limite, ma sufficiente ad essere determinante: 46,1% al centrodx, 44,4% al centrosx. L’unico scenario in grado di cambiare le carte in tavola sarebbe un “campo largo”  unito, insomma non quello rissoso e confusionario di oggi, ma finalmente solidale

 

I limiti, le criticità e le possibili incostituzionalità del Benitellum

Innanzitutto, l’assenza delle preferenze può rendere la proposta di legge di questo Governo incostituzionale? La risposta è sì. O quanto meno può essere illegittima, in quanto limiterebbe la libertà di scelta dell’elettore e il principio del voto diretto, come evidenziato dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale italiana. Ci aiutano dei precedenti. Primo. Nel 2014, l’Alta Corte bocciò le liste bloccate lunghe, dichiarando l’illegittimità costituzionale di norme che impedivano all’elettore di conoscere e scegliere direttamente i propri rappresentanti. Secondo. Le liste bloccate, se troppo lunghe e non sostituite da un sistema di preferenze, rendono il voto “non libero” e “non diretto”, violando gli articoli 1, 3, 48 e 67 della Costituzione. Terzo. Liste bloccate “corte” e candidati multipli: Anche in presenza di liste bloccate “corte” (con pochi nomi), l’assenza di preferenze è stata criticata, e la Corte ha dichiarato incostituzionale la libera opzione del capolista pluri-eletto, che condizionava la volontà degli elettori. Quarto, forse il più importante, il concetto di voto diretto.  Il voto deve essere “diretto” (art. 56 e 58 Cost.), il che implica che l’elettore debba poter influire in modo sensibile sulla scelta degli eletti, un aspetto che la preferenza garantisce e che il blocco totale del candidato elimina. In sostanza, la giurisprudenza costituzionale favorisce un sistema che garantisca il voto diretto, giudicando quindi l’assenza totale di preferenzxe, per di più in collegi plurinominali grandi, una caratteristica che rende una nuova legge elettorale in conflitto con la Costituzione. Quindi, vincere le elezioni con quel premio di maggioranza pensato da questo Governo significa assicurarsi di poter fare qualsiasi cosa, garantirsi il Premierato, trasformare la democrazia in una investitura, esautorare il Parlamento che così diventa un Gran Visir che timbra gli ordini del Capo.

Spero non sia così, ma è quello verso cui stiamo andando. E dove il SI al referendum di marzo può essere il primo passo verso una dittatura cammuffata. Siamo avvertiti. Ma attenzione. La minaccia di uno sforamento del tetto del 55% può essere bocciato in tempo dalla Consulta prima del voto.