I binari della memoria attraversano Salerno - Le Cronache Salerno
Salerno

I binari della memoria attraversano Salerno

I binari della memoria attraversano Salerno

di Erika Noschese

Il fischio del treno che ieri è risuonato lungo i binari della stazione di Salerno non ha annunciato un arrivo ordinario, né la frenesia quotidiana dei pendolari. È stato invece un richiamo solenne, un segnale che ha squarciato il velo del tempo per riportare al centro della coscienza civile una delle pagine più dolorose e silenziate della storia nazionale. Il Treno del Ricordo, l’iniziativa itinerante promossa dal Ministro per lo Sport e i Giovani, ha aperto ieri le sue porte alla cittadinanza salernitana, trasformando cinque vagoni storici in un santuario della memoria dedicato alla tragedia delle foibe e al drammatico esodo degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra. Il viaggio di questo convoglio speciale, reso possibile dalla collaborazione tra la Fondazione Ferrovie dello Stato Italiane e il Gruppo Ferrovie dello Stato, rappresenta un atto di giustizia storica che attraversa la penisola per restituire voce a chi, per decenni, è rimasto prigioniero del silenzio. L’impatto emotivo dell’esposizione inizia ancora prima di varcare la soglia delle carrozze, attraverso le immagini d’epoca che documentano l’orrore delle cavità carsiche. Le sequenze storiche mostrano una scala di corda calata in foibe profonde oltre ottanta metri, con i vigili del fuoco di Trieste che, equipaggiati con autorespiratori, scendevano in quell’oscurità fitta per recuperare i resti dei propri connazionali. Le cronache dell’epoca restituivano il dramma di parenti in attesa, sospesi in un silenzio irreale, nella speranza o nel terrore di riconoscere i propri cari all’interno dei sacchi portati in superficie. Quelle immagini ricordano che le foibe non sono solo una peculiarità geologica, ma un nome sinistro che evoca il perpetuarsi di atrocità che si sperava fossero terminate con la caduta del nazismo. Erano uomini vivi, militari e civili italiani, la cui esistenza è stata sfracellata in quel buio profondo, e che ieri Salerno ha voluto onorare con una partecipazione composta e commossa. All’interno delle carrozze, il percorso multimediale guida il visitatore in una narrazione densa di significati, dove i pannelli informativi si fondono con le testimonianze dirette e gli oggetti quotidiani. Uno degli aspetti più toccanti della mostra è l’esposizione delle masserizie degli esuli, beni personali conservati dall’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-Fiumano-Dalmata nel Magazzino 18 di Trieste. Vedere quelle valigie legate con lo spago, quelle sedie impilate e quegli attrezzi da cucina significa toccare con mano lo sradicamento di intere famiglie che hanno dovuto scegliere tra la propria terra e la propria identità italiana. Angelica Saggese, assessore al lavoro della Regione Campania, ha voluto sottolineare ieri la valenza civile di questa iniziativa, dichiarando: “Siamo qui per ricordare questa giornata e questo drammatico evento, l’ennesimo capitolo triste della nostra storia repubblicana. Purtroppo, come ben sappiamo, nel mondo si verificano ancora oggi molti episodi di questo genere; per tale ragione è fondamentale coltivare il ricordo, sperando che esso possa tradursi in una memoria viva e in una consapevolezza diffusa, affinché simili atrocità non debbano mai più ripetersi”. L’assessore Saggese ha poi posto l’accento sulla necessità di coinvolgere le nuove generazioni in questo processo di consapevolezza storica, spiegando come le istituzioni si stiano muovendo per colmare le lacune del passato. Secondo l’assessore, il valore educativo del treno risiede nella sua capacità di parlare ai giovani con un linguaggio diretto e immediato. “Le attività di ieri sono parte di un impegno di divulgazione e diffusione necessario per sollecitare la memoria collettiva. Dobbiamo permettere ai giovani di acquisire piena consapevolezza di quanto accaduto, perché solo comprendendo a fondo e facendo tesoro degli errori compiuti nel passato possiamo aiutarli a guardare al futuro con speranza, lavorando affinché simili tragedie restino confinate nei libri di storia e non trovino più spazio nel presente”. Queste parole riflettono l’entusiasmo e la partecipazione visti ieri alla stazione, dove oltre trecento studenti delle scuole locali si sono messi in fila per confrontarsi con una storia che per troppo tempo è stata assente dai loro programmi didattici. Il legame tra Salerno e il confine orientale non è solo una questione di memoria condivisa, ma affonda le radici nella solidarietà concreta del secondo dopoguerra. Vincenzo Panico, commissario prefettizio del Comune di Salerno, ha ricordato con orgoglio come la città seppe reagire di fronte al dramma degli esuli. Durante la sua visita al convoglio, Panico ha sottolineato: “Salerno e la sua provincia fecero pienamente la propria parte nel dopoguerra, quando centinaia di migliaia di esuli giuliano-dalmati furono costretti ad abbandonare le proprie terre d’origine. Accogliemmo moltissime famiglie, offrendo loro la possibilità di ricostruirsi un’esistenza, di radicarsi sul territorio e di affermarsi. Vedere ieri una partecipazione così sentita, specialmente da parte dei trecento ragazzi che hanno visitato questo museo itinerante, è la prova che queste testimonianze riescono a scuotere le coscienze, penetrando nella mente e nel cuore fino in fondo. Il senso della memoria è esattamente questo: impedire che il dramma si ripeta”. La complessità della vicenda giuliano-dalmata richiede una comprensione che vada oltre l’evento bellico, abbracciando i decenni di faticosa definizione dei confini nazionali. Il commissario Panico ha voluto approfondire questo aspetto, ricordando che la strada verso il riconoscimento della verità storica è stata lunga e tortuosa. “Sebbene il Giorno del Ricordo abbia ottenuto un riconoscimento ufficiale solo dal 2004, la storia del confine orientale ha faticato a lungo prima di trovare una definizione giuridica, passata attraverso i Trattati di Parigi, il Memorandum di Londra e arrivando fino al Trattato di Osimo del 1977. Personalmente, nel corso della mia carriera, ho raccolto testimonianze dirette di familiari che hanno visto i propri fratelli sparire nel nulla senza mai conoscerne la sorte. Rendere onore a queste vittime significa anche onorare quei familiari che conobbi allora; se fossero ancora qui, sarebbero fieri di vedere che non solo i giuliano-dalmati, ma tutte le terre che li hanno accolti, a partire da Salerno, custodiscono oggi la loro memoria con tale dignità”. Il percorso espositivo non è dunque solo una lezione di storia, ma un viaggio catartico che trasforma il dolore in impegno civile. La presenza del treno ieri a Salerno ha rappresentato un ponte ideale tra il sud e l’est del Paese, unendo territori distanti in un unico sentimento di appartenenza nazionale. Le immagini delle masserizie abbandonate, i testi recitati dalla voce narrante all’interno delle carrozze e la ricostruzione precisa dei fatti storici hanno permesso ai visitatori di comprendere che l’esodo non fu solo un trasferimento forzato, ma una lacerazione profonda dell’anima di un popolo. Il fatto che Salerno abbia risposto con tale calore dimostra che la comunità locale non ha dimenticato i propri fratelli d’oltreadriatico che qui trovarono una nuova casa, portando con sé la propria cultura, le proprie tradizioni e la propria incrollabile italianità. Mentre il convoglio si prepara a proseguire il suo cammino verso le successive tappe della penisola, l’eredità della giornata di ieri resta impressa negli occhi dei tanti cittadini che hanno reso omaggio alla mostra. Il Treno del Ricordo ha compiuto la sua missione: trasformare la stazione ferroviaria, luogo per eccellenza di transito e di partenze, in un luogo di sosta e di riflessione profonda. La memoria delle foibe e dell’esodo non è più un patrimonio esclusivo di chi ha vissuto quei drammi sulla propria pelle, ma è diventata parte integrante dell’identità collettiva di una nazione che ha finalmente deciso di guardarsi allo specchio senza reticenze. Salerno, con la sua storia di accoglienza e la sua partecipazione presente, ha confermato ieri di essere una sentinella vigile di questa memoria, assicurando che il sacrificio di migliaia di connazionali non sia stato vano, ma serva da monito eterno per le generazioni che verranno.