di Arturo Calabrese
Il già magistrato ed ex sindaco di Napoli Luigi de Magistris si schiera per il fronte del No al referendum sulla giustizia in calendario il 22 e 23 marzo. “Voterò No – dice – perché la Costituzione oggi deve essere difesa. È in atto quello che appare essere, a tutti gli effetti, un attacco finale. La Carta è tra le più longeve del mondo, ma è anche la meno attuata; oggi l’obiettivo è tutelarla”.
Referendum sulla giustizia: qual è la Sua posizione?
“Ho espresso convintamente la mia valutazione per il No. Voto No, però è un No critico, nel senso che non considero questo referendum un derby, una semplice sfida tra Sì e No. Cerco di entrare nel merito delle questioni, non nascondendomi ovviamente dal fatto che sta assumendo sempre di più un valore generale, di natura effettivamente anche politica. Credo che l’obiettivo principale in questo momento, in cui si registra un attacco finale alla Costituzione, sia quello di difenderla. La Costituzione ha un impianto efficace, attuale, equilibrato, che proietta il Paese verso una democrazia forte. Essa è stata anche tradita, perché è vero che il Consiglio Superiore della Magistratura ha mal funzionato diverse volte in questi anni, ma non è demolendo la Costituzione o cambiandola in peggio che le cose andranno meglio. Se l’obiettivo fosse stato quello di intervenire sulla modalità di elezione dei magistrati togati o di garantire più parità tra accusa e difesa, si poteva farlo con legislazione ordinaria; invece, è evidente che l’obiettivo è quello di attaccare al cuore la Carta, nel principio della sua separazione tra i poteri. Ed ecco che oggi si sta caricando questo referendum anche di una valenza politica, perché l’attacco finale viene portato dal governo. Possono esserci delle ragioni comprensibili anche nei sostenitori del Sì, e penso alle valutazioni fatte dai penalisti o da tanti altri, così come ovviamente ci sono degli elementi critici che possono anche essere individuabili in chi sostiene il No, ma la partita è diventata talmente più grande che oggi la difesa della Costituzione diventa un discrimine di fronte a uno scivolamento sempre maggiore da un Paese democratico a un Paese autoritario”.
Nella cognizione comune, il Sì sta a destra e il No a sinistra: è davvero così?
“No, questa è una narrazione sbagliata. È chiaro che la modifica della Costituzione viene fatta da una maggioranza di destra, mai così a destra nella storia della Repubblica, quindi questo dato non lo possiamo tacere, così come non possiamo tacere che dall’altra parte, contro la riforma costituzionale, ci sono le opposizioni. Se poi andiamo a vedere i cittadini che si esprimono e andranno a votare, le categorie professionali, le associazioni, le tante soggettività che hanno anche una conoscibilità pubblica, ci rendiamo conto che non è esattamente così e cioè che non c’è una demarcazione così forte tra destra e sinistra. Ci sono persone di sinistra che ritengono che siano prevalenti i motivi per votare Sì, come ci sono persone di destra che invece ritengono che sia preferibile votare No; quindi non la metterei sotto il profilo sinistra o destra, perché, per esempio, la stragrande maggioranza degli avvocati è schierata per il Sì, ma non è che siano tutti avvocati che hanno idee di destra, così come conosco persone di destra che sono assolutamente contrarie al fatto che il Pubblico Ministero debba progressivamente essere attratto nell’orbita del controllo del potere esecutivo. È troppo semplicistico utilizzare categorie che già di per sé sono annacquate, ma è un dato che questa riforma venga portata da un governo la cui maggioranza è di destra ed è un altro dato che l’opposizione di centrosinistra sta dall’altra parte. È anche vero che nel passato molti esponenti di centrosinistra si sono detti favorevoli alla separazione delle carriere; perciò questa è una partita che in parte è tecnica e in parte è diventata politica. In questi ultimi giorni sta prevalendo soprattutto la contrapposizione di natura politica”.
Nel Suo ultimo libro, “Attuare la Costituzione”, parla proprio della nostra Carta: come sta la Costituzione?
“Con un gioco di parole direi che gode di un certificato di sana e robusta costituzione. Pur essendo stata promulgata ormai nel lontano primo gennaio 1948, è attualissima. Allo stesso tempo, però, è come se fosse ancora un’adolescente. Nonostante sia la più bella del mondo, è anche tra le meno attuate del mondo. È una Costituzione ferita da anni di attacchi e questo è quello finale”.
Non sarebbe la prima volta…
“Vero. L’onestà intellettuale mi fa dire che l’attacco ad essa è stato portato avanti da governi e maggioranze anche di colore politico molto diverso da quello attuale, con l’aggravante che è stato portato avanti da maggioranze che si definiscono dichiaratamente antifasciste e che invece hanno tradito profondamente qualcosa nato dalla Resistenza all’antifascismo. La Costituzione è sotto attacco da tempo, tanto è vero che sono arrivato alla conclusione che c’è un motivo per cui essa non viene attuata ed è stata così profondamente tradita”.
Perché?
“L’assetto verticistico del potere non vuole che la si attui, perché essa dà diritti fondamentali, li garantisce a tutti e alla fine raggiungerebbe anche il diritto alla felicità. E se i diritti cominciano a essere davvero diritti per tutti, il potere perde forza, perché al potere non interessa un diritto garantito a tutti, ma un diritto che è più un’aspettativa di diritto ed è il potere che te lo concede. Diventa, così, un elemento di sudditanza di chi ottiene una concessione rispetto a chi gliela dà. Il tradimento della Costituzione è stato forte: diversi custodi non sono stati custodi, ma traditori; tanti che hanno giurato su di essa l’hanno tradita. Ci sono magistrati che hanno tradito le toghe, ministri che hanno tradito il giuramento, capi di Stato che non sono stati bravi custodi, presidenti del Consiglio, parlamentari, sindaci. Dobbiamo anche distinguere con i fatti chi ha tradito e chi invece, magari in contesti anche difficili, si è ostinato ad attuare la Costituzione e arriviamo alla consapevolezza che descrivo nel libro: quando ti trovi ad attuare la Costituzione in maniera ostinata, forte, pervicace e doverosa, come è capitato a me sia da magistrato sia da sindaco, vieni profondamente ostacolato; tanto è vero che l’obbediente alla Costituzione negli ultimi decenni rischia di passare per un sovversivo, per un folle, per un visionario, per un idealista. Anche su questo ci si deve confrontare per capire perché stiamo arrivando all’attacco finale alla Costituzione. Le destre lo portano avanti con più accanimento perché per loro è anche un processo, in qualche modo, di revisionismo rispetto alla storia che si è costruita dopo la tragedia della Seconda guerra mondiale”.
Tra un anno Napoli torna al voto, ma prima c’è Salerno, dove quanto accaduto è ben noto a tutti…
“Tengo molto alla città di Salerno. Siamo fratelli, siamo vicini, ci separano pochi chilometri. Mi affido all’autodeterminazione del popolo salernitano: saranno loro a valutare i fatti politici per come sono accaduti, stanno accadendo e accadranno. Sceglieranno con il voto un sindaco che ritengono meritevole di essere eletto. Napoli la vedo una partita molto interessante. Ho deciso di candidarmi nuovamente a sindaco di Napoli perché credo che l’amministrazione Manfredi stia portando un attacco senza precedenti alla città e al popolo napoletano. Sarà una partita del popolo contro i poteri ed è un fatto che a Napoli appassiona, perché è una città che non si può storicamente dominare: è una città non conformista, una città che, per quanto abbia vissuto stagioni in cui i poteri forti sono stati predatori e hanno messo le mani sulla città, ha dimostrato anche una capacità di resilienza, di riscatto, di ribellione e di giustizia. Stiamo preparando una maratona che ci porterà a una bella sfida in cui non si ragionerà più nei termini delle elezioni politiche, dove siamo abituati ad avere solo due schieramenti, il centrodestra e il centrosinistra. Alle elezioni comunali il popolo ha un peso più forte: c’è più democrazia, c’è più partecipazione, c’è più passione, c’è più concretezza e c’è più entusiasmo. Credo che la prossima campagna elettorale su Napoli sarà molto, molto intensa”.






