Prof Maiello: "Carriera unica dei magistrati legge fascista" - Le Cronache Attualità

di Arturo Calabrese

Anche il professore Vincenzo Maiello, ordinario di diritto penale presso l’Università di Napoli Federico II, si schiera per il Sì al referendum. Ospite dell’incontro tenutosi ad Agropoli e organizzato dal comitato “SI-SA” del presidente Mario Capo, Maiello ha parlato di diversi aspetti della riforma con molti cenni storici. Secondo Maiello, la carriera unica delle toghe fu voluta da Dino Grandi, uno degli esponenti del fascismo, nonché ministro di Grazia e Giustizia del governo Mussolini. Fu lui a introdurre l’unicità delle carriere in magistratura all’interno del Codice Rocco. “L’ordinamento giudiziario che sancisce la carriera unica tra magistrati del pubblico ministero e magistrati della decisione, cioè i giudici, risale a un regio decreto del 1941 promosso, voluto e sostenuto da un uomo simbolo del Ventennio”. La discussione su un dualismo tra destra e sinistra nel merito della riforma è dunque sterile, nonché poco sensata, avendo l’attuale ordinamento radici particolarmente antiche e lontane dalle forze progressiste “che si battono per il mantenimento di una situazione voluta dal governo fascista”.

Professore, continuano gli incontri con la popolazione…

“Si parla della riforma Nordio ed è auspicabile che lo si faccia sempre più spesso, dappertutto, perché occorre informare i cittadini, ai quali spetterà l’ultima parola, per far sì che la riforma entri in vigore oppure venga bocciata. I cittadini sono i giudici sovrani, i giudici ultimi di questa riforma, quindi è bene che lo facciano con conoscenza dei contenuti, cosa che in questa campagna referendaria non sempre è avvenuta, perché si preferiscono gli slogan della propaganda politica rispetto all’informazione sui vari aspetti. È una riforma che arriva con decenni di ritardo, almeno a partire da quando il nostro Paese ha voluto dotarsi del sistema processuale accusatorio, cioè del processo di parte, del processo che si celebra davanti al giudice terzo, che deve garantire la presunzione di innocenza dell’imputato. Pensiamo che questa sia una riforma benedetta dalla storia e voluta dalla Costituzione; se dovesse entrare in vigore, farà fare al nostro Paese un salto di qualità nella tutela dei diritti”.

Una certa narrazione mediatica vede in questo referendum una contrapposizione tra destra e sinistra…

“La discussione pubblica sull’argomento referendario evidenzia un paradosso inquietante. Oggi le forze politiche cosiddette progressiste e di sinistra si battono per il mantenimento di una situazione che fu voluta dal fascismo, perché l’ordinamento giudiziario che sancisce la carriera unica tra magistrati del pubblico ministero e magistrati della decisione, cioè i giudici, risale a un regio decreto del 1941 promosso, voluto e sostenuto da un uomo simbolo del fascismo, quale fu il guardasigilli Dino Grandi. Le forze cosiddette conservatrici e, secondo alcuni, reazionarie si battono per il completamento di una riforma che risale al pensiero e all’opera politica di un grande partigiano, di un eroe della Resistenza, di un socialista della prima ora, quale fu Giuliano Vassalli. Quindi una narrazione inquinata da interessi di bottega, da una visione miope che mette al centro il risultato che alcune forze politiche vogliono ottenere nell’immediato. Io non parteggio né per la destra né per la sinistra: io parteggio per la Costituzione e per l’esigenza che questa Costituzione — mi riferisco all’articolo 111 e alla settima disposizione transitoria — trovi finalmente compiuta attuazione”.

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