Mercosur: Cia Campania all’attacco - Le Cronache Ultimora
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Mercosur: Cia Campania all’attacco

Mercosur: Cia Campania all’attacco

La qualità dell’agroalimentare campano non è negoziabile e non può essere sacrificata in nome di un libero scambio che, nei fatti, rischia di penalizzare le imprese agricole del territorio. Cia Campania esprime una posizione fortemente critica sull’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur, un’intesa che continua a presentare gravi elementi di squilibrio e che rischia di produrre effetti pesanti soprattutto nelle regioni a forte vocazione agricola del Mezzogiorno. La Campania rappresenta uno dei cuori produttivi dell’agroalimentare italiano, con filiere che vanno dall’ortofrutta alla zootecnia, dai cereali alle produzioni di qualità legate alle Dop e Igp. Un sistema che già oggi affronta costi di produzione elevati, rigidità normative, difficoltà legate al clima e una concorrenza sempre più aggressiva. In questo contesto, l’apertura ai mercati sudamericani, se non accompagnata da garanzie stringenti, rischia di accentuare divari territoriali e mettere in discussione la tenuta economica e sociale delle aree rurali. “In Campania”, dichiara Carmine Fusco, Commissario regionale di Cia Agricoltori Italiani Campania, “operano migliaia di aziende che rispettano ogni giorno regole stringenti su sicurezza alimentare, tutela ambientale e diritti dei lavoratori. Non è accettabile che l’Europa parli di sostenibilità e poi consenta l’ingresso di prodotti che non garantiscono gli stessi standard. Questo non è commercio equo, è concorrenza sleale sulla pelle di consumatori ed agricoltori”. Secondo Cia Campania, la riduzione della soglia di salvaguardia al 5%, ottenuta grazie alla pressione delle organizzazioni agricole, rappresenta solo un primo passo e non può essere considerata una garanzia sufficiente. Senza meccanismi automatici che facciano scattare le clausole di tutela e senza un sistema di controlli rafforzato, credibile e omogeneo in tutti i porti e i punti di ingresso europei, il rischio è che l’accordo produca danni irreversibili alle filiere più esposte. Particolare preoccupazione viene espressa per comparti strategici come carne, riso, frutta e ortaggi, che in Campania costituiscono un asse portante dell’economia agricola e dell’occupazione rurale. L’ingresso sul mercato europeo di prodotti ottenuti con l’uso di fitofarmaci vietati o con standard sanitari meno rigorosi metterebbe sotto pressione i prezzi, altererebbe la concorrenza e comprometterebbe la sostenibilità economica delle aziende locali. Sul piano politico, Cia Campania chiede con forza che l’agricoltura venga finalmente sottratta a logiche di compensazione e scambio all’interno dei grandi dossier commerciali internazionali. L’organizzazione sollecita il Governo italiano a mantenere una posizione coerente e determinata nelle sedi europee, evitando ambiguità. Allo stesso tempo, Cia Campania richiama la Commissione europea alle proprie responsabilità, chiedendo regole chiare, vincolanti e immediatamente applicabili, senza demandare ai singoli Stati membri l’onere di difendere i propri sistemi produttivi. Senza una governance forte e controlli uniformi a livello comunitario, l’accordo rischia di trasformarsi in un grave precedente, che indebolisce l’agricoltura europea anziché rafforzarla. “Che sia chiaro” conclude Fusco: “L’Europa non può chiedere sacrifici ai propri agricoltori e poi legittimare una concorrenza che mette a rischio reddito, imprese, sicurezza alimentare e salute dei consumatori”.