di Erika Noschese
Non è che l’ultimo atto, in ordine di tempo, di una mobilitazione che non accenna a spegnersi e che, anzi, acquista vigore con il passare dei giorni. Quello che si è visto ieri mattina davanti ai cancelli dell’Istituto Superiore “Santa Caterina da Siena – Amendola” non è stato un episodio isolato, ma la manifestazione plastica di una resistenza civile che dura ormai da settimane. Studenti, docenti, personale ATA e famiglie si sono ritrovati ancora una volta insieme per ribadire un “no” secco e senza appello al piano di dimensionamento scolastico regionale per l’anno 2026/2027, che prevede la soppressione dell’autonomia dello storico presidio della zona orientale di Salerno e lo smembramento dei suoi indirizzi. La tensione nelle aule e nei corridoi dell’istituto è palpabile da quando le prime bozze del piano regionale hanno iniziato a circolare. La comunità scolastica non ha perso tempo: una petizione pubblica ha già raccolto migliaia di firme, coinvolgendo non solo chi la scuola la vive quotidianamente, ma l’intero quartiere e ampi settori della società civile salernitana. “Questa scuola non deve morire” non è solo uno slogan gridato durante un sit-in, ma un impegno corale per difendere un’identità che affonda le radici nel tessuto sociale della città. La preoccupazione principale riguarda l’ipotesi di “smembramento”: il piano prevede infatti che i diversi indirizzi di studio – dall’Amministrazione, Finanza e Marketing alla Chimica e Biotecnologie Sanitarie, dal Turismo all’Alberghiero – vengano scorporati e riassegnati ad altre istituzioni scolastiche della provincia, spesso collocate in contesti geograficamente distanti. Per una scuola che opera in un’area complessa come la zona orientale di Salerno, questo significherebbe non solo la perdita di un nome, ma la distruzione di un ecosistema educativo unico. L’Istituto “Santa Caterina – Amendola” non è mai stato “solo” una scuola. Per molti giovani della zona, rappresenta un avamposto delle istituzioni, un luogo di legalità, sicurezza e, soprattutto, di riscatto sociale. La sua presenza sul territorio funge da argine contro la dispersione scolastica, offrendo opportunità concrete in un contesto che spesso ne offre troppo poche. Un dato, su tutti, evidenzia la delicatezza della situazione: sono 54 i ragazzi con disabilità che attualmente frequentano l’istituto. Per loro e per le loro famiglie, la scuola garantisce una continuità didattica e una stabilità emotiva che lo smembramento metterebbe seriamente a rischio. La frammentazione dei percorsi formativi significherebbe rompere legami consolidati tra studenti e docenti di sostegno, disperdendo un patrimonio di professionalità e sensibilità costruito in anni di lavoro sul campo. Tra i manifestanti che ieri hanno animato il presidio, il sentimento prevalente era un misto di rabbia e profonda delusione. Nelle parole degli studenti emerge con chiarezza la percezione di essere trattati come semplici cifre su un registro, trascurando il valore umano e relazionale dell’esperienza scolastica. Molti ragazzi spiegano come la scelta di questo istituto sia stata dettata dalla qualità dell’offerta formativa, ma anche dalla capacità della scuola di accogliere e valorizzare ogni singolo individuo. “Ci sentiamo traditi”, raccontano alcuni ragazzi delle classi terminali. “Abbiamo scelto questa scuola per i suoi laboratori, per i progetti europei e per il rapporto che si è creato con i professori. Sapere che tutto questo potrebbe sparire, o essere trasferito altrove rendendo difficili anche gli spostamenti quotidiani, ci fa sentire cittadini di serie B”. Il timore della dispersione scolastica è reale: molti studenti temono che, se costretti a frequentare sedi distanti o contesti estranei, molti loro compagni finiscano per abbandonare gli studi. Oltre al valore sociale, c’è un tema di risorse pubbliche che non può essere ignorato. Grazie a ingenti finanziamenti europei, l’istituto è stato dotato negli anni di laboratori all’avanguardia, in particolare per i settori della chimica e delle biotecnologie. Strutture moderne che rappresentano un’eccellenza a livello regionale e che oggi rischiano l’abbandono o un sottoutilizzo cronico. Lo smembramento porterebbe inevitabilmente alla frammentazione di queste risorse, vanificando gli investimenti fatti e privando il territorio di poli tecnologici di alto profilo. In questo scenario di crisi, si fa strada una proposta alternativa che mira a trasformare un momento di difficoltà in un’opportunità di rilancio. L’idea, sostenuta con forza dal consigliere comunale Donato Pessolano, è quella di non procedere allo smembramento, ma di creare un polo unico d’eccellenza attraverso l’accorpamento con l’Istituto Nautico “Giovanni XXIII”. “La proposta di smembramento è una scelta miope che impoverisce la città”, ha dichiarato Pessolano. “Dobbiamo invece puntare sulla creazione di un Polo del Turismo itinerante e del mare, una vera Academy del Mare e dell’Ospitalità. In una realtà come Salerno, un indirizzo del genere offrirebbe sbocchi occupazionali certi e immediati”. Secondo il consigliere, le istituzioni – Comune, Provincia e Regione – dovrebbero smettere di “autocelebrarsi” e intervenire con urgenza per salvare una comunità educante fondamentale. La battaglia del “Santa Caterina – Amendola” ha varcato ieri i confini locali per approdare sui banchi della Camera dei Deputati. L’onorevole Antonio D’Alessio ha infatti presentato un’interrogazione a risposta scritta rivolta al Ministro dell’Istruzione e del Merito. Nel documento, il parlamentare sottolinea come la decisione della Regione Campania sia legata esclusivamente al mancato raggiungimento di parametri numerici nazionali, senza però tenere conto della specificità del territorio e della qualità del servizio offerto. D’Alessio chiede al Ministero di verificare la coerenza del piano regionale con il diritto allo studio e la continuità didattica, sollecitando l’apertura di un tavolo di confronto tecnico-politico che veda seduti allo stesso tavolo istituzioni, sindacati e rappresentanti della scuola. L’obiettivo è esplorare soluzioni che preservino l’identità dell’istituto, valutando seriamente il progetto del polo integrato con il Nautico. Mentre l’interrogazione parlamentare segue il suo iter e la politica locale si interroga sulle prossime mosse, la comunità del “Santa Caterina – Amendola” rimane in stato di agitazione. Quella di ieri è stata solo l’ennesima tappa di un percorso che non si fermerà facilmente. La determinazione degli studenti, la compattezza dei docenti e il sostegno delle famiglie indicano che la partita è ancora aperta. Salerno non può permettersi di perdere uno dei suoi polmoni formativi più vivaci, specialmente in una zona che ha estremo bisogno di presidi di cultura e legalità. La richiesta che arriva dal presidio è semplice quanto potente: non chiudete le porte al futuro di centinaia di giovani.





