Mediterraneo, malinconia, pensieri marittimi - Le Cronache Spettacolo e Cultura

Continua stasera, alle ore 18 la VI edizione de’ L’ Arte per la giustizia, ospite di Palazzo di Città, con il vernissage della mostra e, a seguire, l’incontro con Gina Tomay, per chiudere con lo spettacolo dedicato al Mare Nostrum e ad Odisseo, firmato da Liberato Santarpino

Di Olga Chieffi

Martucciani in grande spolvero, nel corso della serata inaugurale della VI edizione de’ L’Arte per la giustizia, ideata e firmata da Imma Battista, una delle gemme tra le infinite produzioni del Conservatorio Statale di Musica “G.Martucci” di Salerno, guidato da Fulvio Artiano e presieduto da Luciano Provenza, in cui si è sviscerato il tema de’ l’Impresa dell’Arte, con Daniel Kuhnel, sovrintendente dell’Orchestra Sinfonica di Amburgo. “Mentre entriamo nel ventunesimo secolo  una forte e marcata convergenza tra le sfere della cultura e dello sviluppo economico sembra avere luogo”. (Andrew J.Scott). Come preannunciato da Scott nel 1997, entrando nel XXI secolo assistiamo ad una convergenza tra la sfera della cultura e quella dello sviluppo economico, determinata in origine da un’evoluzione culturale che ha portato l’uomo contemporaneo ad essere maggiormente istruito, con più tempo libero a disposizione e con il desiderio, anzi il bisogno, di un consumo diverso rispetto ai beni di prima necessità. Musei e gallerie hanno visto cambiare il loro ruolo, da luoghi atti alla conservazione, mausolei dell’antichità, a luoghi sociali d’incontro e dialogo, grandi piazze culturali che vedono, come presupposto della propria esistenza, la partecipazione del pubblico, così come teatri e templi dei festival ove oramai si vede di tutto, anche battesimi e sposalizi. Questa crescita del consumo culturale non implica necessariamente una maggiore richiesta di beni culturali quanto un diverso utilizzo dei beni che possediamo, al fine di creare un’identità sociale che, per forza di cose, ha forti ricadute sul nostro sistema economico. Eppure, ogni qualvolta si voglia definire in termini economici la relazione tra Arte e Impresa, le parole vengono sussurrate, quasi come se a pronunciarle ad alta voce si andasse a distruggere il valore unico che contraddistingue un’opera d’arte. Allora, non è tanto la relazione tra arte ed impresa, arte e privato, arte ed economia, arte e guadagno o comunque lo si voglia chiamare a determinare il problema; è piuttosto, la relazione passiva e poco collaborativa che vede arte ed impresa come attori di un gioco in cui uno dà e l’altro riceve, senza conoscersi a fondo e senza il desiderio di farlo. La produzione culturale e creativa si può oggi considerare come il punto d’origine delle catene del valore contemporanee, ma la mancata comprensione del suo ruolo e la conseguente non-valorizzazione fanno sì che l’ambito culturale venga relegato a settore di nicchia, identificato come improduttivo e dispendioso e, quindi, troppo lontano del mondo manageriale-aziendale  per destare interesse. Un cambiamento di visione, che deve avvenire per offrire sempre più potere alla musica e alle muse sorelle. Serata al teatro Augusteo chiusa dall’esecuzione dell’ Oratorio dedicato a San Matteo, composto da Maurizio Giannella, per coro, orchestra e voce recitante, diretto da Raffaele “Lello” D’Andria, con l’attore Roberto Del Gaudio, il Coro del Conservatorio preparato da Francesco Aliberti, unitamente al Coro Pop a cappella istruito da Alessandro Tino, per la regia Audio di Paolo Termini. Sette quadri, un ponte che ha attraversato i secoli, dal Canto Gregoriano, a Rota, a Caccini, anzi a quel falso d’autore di Vavilov, intrecciato con il segno musicale di Giannella, il quale si è affidato nel quadro della Crocifissione a certa influenza francese, che ci ha riportato al Michel Serres di “Genesi”, “L’udito percepisce l’eco, rumore confuso o bailamme, doppia fluttuazione, inseminazione del tutto originaria sulla nube o sul rumore bianco”, scrittura musicale, questa capace di registrare il linguaggio fisico, il linguaggio materiale e solido, grazie alla differenziazione della parola, italiano, aramaico, a quella valorizzazione del potere pieno della parola, all’ esaltazione rituale del verbo, al recupero della parola-suono e della parola-gesto. L’opera decantata, minimale, ha condotto l’ascoltatore nei deliri immobili di un’estasi purgata di tutto effetto, nel ritorno a un suono originale, il quale è stato usato senza trucco.  Le pulsazioni che vibrano attraverso la musica e il mondo non sono ricorrenze misurate dello stesso, ma ritmi a-metrici dell’incommensurabile e dell’ineguale. E il tempo rivelato nella musica è più quello di aion che di chronos, il tempo fluttuante dell’haecceitas e del divenire. Un applauso,  va certamente agli esecutori, diretti da Raffaele D’Andria, che hanno così, anche assolto al compitino dettato dal ministero, per la caccia ai fondi, di abbeverarsi alla fonte della musica contemporanea. Stasera ci si ritroverà nel Salone dei Marmi per l’inaugurazione della collettiva d’arte alle 18.00, con opere della stessa Imma Battista, Anna Ciufo, Luisanna De Simone, Valeria Nuzzo e Sara Santarpino. Quindi, l’incontro con Gina Tomay Direttrice regionale Musei Campania e Sara Santarpino artista, e il Concerto–spettacolo “Mediterraneo – Ritorno ad Itaca” scritto e diretto da Liberato Santarpino con Emilia Zamuner voce solista, vocalist Vittoria Lomonaco, Sara Renée Piccirillo, Antonio Valentino, Adelaide Vitelli e Aneliya Radeva, Enzo Varone , voce recitante, Giuseppe Scigliano, fisarmonica, Marco De Gennaro, pianoforte, Gianmarco Santarpino sassofono  e arrangiamenti, Liberato Santarpino, violoncello, scene di Sara Santarpino e Giulio Messina. Tutti noi abbiamo il Mediterraneo dentro e lo viviamo musicalmente, un termine questo che possiede la stessa radice del termine “mediazione”. Nella cultura contemporanea il termine “medium” significa “mezzo” in quanto strumento, interfaccia. La mediterraneità non è solo la condizione del comunicare in senso geografico ma anche e soprattutto del trasmettere; mediterraneità è medium, è opportunità di confrontarsi. Mediterraneità è una condizione che si sviluppa sia all’ interno di uno spazio fisico ben definito, sia in altri luoghi più immateriali come quelli della mente, il cui contorno è confine fra un “dentro” e un “fuori”. Il dentro è il luogo della mediazione, il luogo dell’intelligenza, dell’invenzione e dello scambio mentre, l’esterno è il thesaurum, cioè la riserva delle diversità. Il Mediterraneo è legato ai miti del divenire e del trascorrere, dell’ instabilità, del dualismo, il suo essere è anfotero come l’apollineo e il dionisiaco, come la notte e il giorno, come la luce e l’ombra. Ecco che  niente c’è di più vibrante di un corpo d’acqua sulle cui rotte avviene la diaspora di ritmi, melodie, vocalizzi, tonalità. Liberato Santarpino sa quanto sia destabilizzante inseguire le scie sonore di un archivio liquido e meticcio e quanto il pensiero di terraferma abbia da guadagnare da un simile spaesamento. Il viaggio musicale, spazierà, allora, da Bacalov a Piazzolla, da Pino Daniele a Franco Battiato, fino ad Arisa, offrendo un’idea meno scontata di identità e memoria.