Eboli: licenze e permessi. Le indagini si allargano - Le Cronache Ultimora
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Eboli: licenze e permessi. Le indagini si allargano

Eboli: licenze e permessi. Le indagini si allargano

di Peppe Rinaldi

 

Qualche giorno fa, ad Aversa, la procura di Napoli Nord ha ammanettato una decina di persone per alcune ipotesi di corruzione in materia di rilascio di autorizzazioni edilizie. Si tratterebbe del tipico club che mette radici in molti enti locali del Paese, specie al sud, composto di politici, tecnici comunali, geometri, architetti, costruttori e dipendenti pubblici appoggiati a studi di progettazione privati. Ma cosa è stato contestato, in sintesi, dai magistrati? Di aver rilasciato permessi a costruire, licenze o altri titoli autorizzativi in aree con destinazione urbanistica diversa, giocando sulle «dilatazioni» concesse dal Piano casa regionale: dove c’era un rudere in zona agricola, ad esempio, è spuntato un fabbricato per 6 o 7 appartamenti che poi, d’incanto, sono diventati 12 o 13. La solita storia, insomma. Su tutte, spicca la vicenda della sparizione di atti e planimetrie dai fascicoli degli uffici aversani per evitare che da un eventuale controllo potessero emergere discrepanze con lo stato di fatto dei luoghi rispetto al quadro normativo. Ovviamente non lo facevano gratis, in cambio ne ricavavano soldi, regalie varie e chissà cos’altro, sempre che il prosieguo giudiziario confermi i primi indizi.

I nostri cinque lettori si chiederanno: e quindi? Quindi niente, tranne che tra Aversa e la città di Eboli si possono osservare alcuni significativi punti di contatto, di simiglianza operativa, di presunta tecnica delinquenziale, oseremmo dire. Firme “a schiovere” ad Aversa, firme a schiovere a Eboli; rapporti opachi tra politici e imprenditori ad Aversa, idem a Eboli; geometri e tecnici che danzano tra l’ente pubblico e gli studi privati ad Aversa, analogo contesto ad Eboli; Piano casa col trucco ad Aversa, stessa cosa a Eboli; apparente regolarità formale delle carte ad Aversa, identica situazione ad Eboli. Ma, soprattutto, sparizione di alcuni documenti ufficiali ad Aversa e altrettanto ad Eboli, come nel caso del maxi-store recentemente inaugurato e del centro commerciale sull’ex A3, la cui licenza originaria sarebbe sparita dal fascicolo, almeno fino a quando questo giornale ha potuto prendere visione degli atti. Se, poi, si sia provveduto nottetempo o surrettiziamente ad infilarlo tra le carte dopo, questo non lo si può né affermare né escludere. Insomma, ad Aversa ci sono andati con la mano pesante, per il caso Eboli siamo – saremmo – solo all’inizio vista una certa sovrapponibilità delle due situazioni e l’identica legislazione vigente.

Di tecnici e funzionari che firmano «l’infirmabile», di politici inguaiati per ingordigia finanziaria o elettorale, di assessori che arrotondano e consiglieri che raccattano briciole in cambio di guai futuri certi ed esigibili, ne sono piene le cronache giudiziarie e lo saranno ancora a lungo in assenza di interventi draconiani e definitivi.

 

  • Le indagini si allargano

 

Intanto, si apprende che le indagini sugli usi e sugli abusi edilizi in città non si fermano. Dopo i casi della lottizzazione abusiva in località Prato, del centro commerciale sul confine dell’Autostrada del Mediterraneo e del maxi-store sospeso nel limbo della legge (quindi, tecnicamente, privo dei requisiti normativi e, perciò, “abusivo”), i fari della magistratura si accendono – sempre che siano stati spenti – su ulteriori ipotesi delittuose emerse nel corso degli approfondimenti. Al momento non vi sarebbero indagati formalmente individuati – siamo, per dirla in gergo, ancora a Modello 44, cioè reati commessi da persone da identificare – ma il solco è tracciato, si tratta ora di capire quale spada dovrà difenderlo: e non è detto che vi si riesca data la complessità della macchina organizzativa delle autorità inquirenti. Sta di fatto che, da alcuni indizi concreti emersi nelle ultime settimane, ci sarebbero altre opere “fuori legge”: in parte nella grande frazione agricola di Santa Cecilia, in parte nella zona tra Serracapilli e acqua dei Pioppi. In un caso si ipotizzano manovre spericolate per la costruzione di alcuni stabili col grimaldello del famigerato bonus 110% – l’altro regalo agli italiani fatto dalla banda degli onesti a 5 stelle dopo la sciagura del Rdc – , nell’altro la lottizzazione risalente nel tempo in un’area agricola: tutte e due le ipotesi conterrebbero, inoltre, elementi di particolare interesse investigativo dovuti, nel primo caso, alla natura dei realizzatori; alla composizione di un lotto mai frazionato sulla carta ma diviso di fatto tra diverse unità abitative, nel secondo.

Detta così appare una delle tante storie di furberie e corruttele piccole e meno piccole che disegnano il quadro politico-amministrativo tipico di un comune italiano di media grandezza. In verità, dietro le ipotesi in discussione potrebbero celarsi dinamiche un po’ più complicate. Una di esse riguarda il funzionamento della macchina amministrativa specifica, paralizzata da un’inspiegabile, diciamo, frattura tra gli uffici tecnici comunali e l’apparato di vigilanza e controllo della legalità rappresentato dalla Polizia urbana. Un dato che, se confermato, autorizza facili illazioni.

 

  • Comandante sotto assedio

 

In particolare si segnala una certa idiosincrasia funzionale tra la Polizia urbana e gli uffici tecnico-urbanistici dell’ente, compresa la sfera delle attività produttive, culminata con l’assedio al comandante Mario Dura, destinatario nei mesi scorsi di alcuni primi “pizzini” da parte della cabina di comando e, successivamente, di aperte quanto sbilenche intimidazioni mediatiche per bocca di pezzi della maggioranza. Capire la relazione tra la sua attività repressiva degli abusi e l’ostilità dell’apparato politico-esecutivo, non è ipotesi tanto peregrina. La magistratura sembra informata di tutto, non ultime alcune strane cointeressenze, risalenti agli anni passati e tuttora perduranti, tra dipendenti pubblici e beneficiari di permessi (e.g.: un funzionario o un politico che comprano o affittano immobili dalle mani dell’impresa che ha costruito “spericolatamente”).

Per ciò che riguarda il centro commerciale sull’ex A3 va ricordato che nelle scorse settimane c’è stato il sopralluogo del perito incaricato dalla procura della repubblica. Il tecnico è arrivato a Eboli e ha provveduto ai rilievi, che saranno poi riversati in una perizia da sottoporre al sostituto titolare del fascicolo, il pm Guglielmotti: da quel che questo giornale ha potuto apprendere, il cuore dell’indagine si fonda adesso, al di là di carte planimetrie e centimetri, sullo straordinario procedimento amministrativo che ha visto, in origine, una “baracca” divenuta col tempo, attraverso vari passaggi, una grande costruzione moderna. Nelle maglie giudiziarie potrebbero finire ora, oltre ai proprietari già ufficialmente indagati, anche il tecnico progettista e l’impresa realizzatrice dei lavori, in attesa dell’individuazione delle teste da tagliare negli uffici comunali. Vedremo.

Pure sulla vicenda Prato, al di là guazzabuglio creato ad arte dalla precedente amministrazione (macchina comunale compresa), che sulla faccenda ha verosimilmente lucrato in termini di danaro e voti, e al di là dei danni successivi causati a chi quelle case pensava di poterle costruire legalmente, per quanto ingenuamente, si registra una ripresa delle attività da parte degli uffici inquirenti: è stato chiesto un nuovo sequestro di altri lotti già individuati, si tratta ora di aspettare il cosiddetto feed-back dagli uffici giudiziari, peraltro consapevoli della natura complessiva del fenomeno dopo il varo del Piano casa.

Sul maxi-store appena inaugurato, poi, oltre a quanto qui già ipotizzato (gli atti amministrativi a supporto, cioè, sarebbero nulli ed inefficaci, quindi inesistenti, perché basati su permessi diversi dalla realtà) si aggiunge un dettaglio che tanto dettaglio non sarebbe: una delle uscite dell’area parcheggio sbocca direttamente sulla tangenziale, dove passano auto a forte velocità, in non pochi casi si è già sfiorato l’incidente, alcuni giorni fa una signora addirittura ha imboccato la strada a scorrimento veloce in senso contrario, rischiando una tragedia. Che prima o poi arriverà. E allora sarà la fiera del «io l’avevo detto». Magari organizzata da chi aveva taciuto.