Vuoto di leader e ansie sessiste.Tilt emotivo in elettori e giovani - Le Cronache
Attualità

Vuoto di leader e ansie sessiste.Tilt emotivo in elettori e giovani

Vuoto di leader e ansie sessiste.Tilt emotivo in elettori e giovani

di Aldo Primicerio
Oggi a tener banco è il consueto termometro sul clima del momento, sui nostri valori, i comportamenti, le scelte. Come sempre misurato dalle interviste di Swg sul campione di 1.000 cittadini italiani.
Il primo test, fortemente legato al secondo che vedremo dopo, è quello sui leader della politica italiana, su quelli che che piacciono di più o di meno. Ed i risultati sono davvero interessanti. Interrogati su chi ci piace e ci convince di più, esce fuori che la Meloni, sì, è quella che piace ancora più di tutti, ma è in discesa. Negli ultimi nove mesi il gradimento della romana della Garbatella ha perso 4 punti, dai 40 di marzo ai 36 di novembre. E nessuna meraviglia se scenderà ancora. Quando si danno 100 milioni all’Africa ma non si comprende per cosa, quando si confonde il cibo coltivato con quello sintetico, quando si bestemmia sulla ricerca degli scienziati, quando si danno armi all’Ucraina pensando che la pace si conquisti solo con la forza e le stragi, quando a Bruxelles si vota contro la proroga dei pesticidi e contro il ristoro del suolo e della natura, allora tutto questo significa che la Meloni ha una visione corta e miseranda della società e della vita
Nella classifica dei meno peggiori, in testa la
Meloni, ultimi Schlein
e Salvini
In questa classifica dei migliori, anzi meglio dire dei meno peggiori, a solleticare i calcagni alla Giorgia, seppure a distanza, è Giuseppe Conte, oggi a 29 punti dai 26 di marzo scorso. A tenergli compagnia c’è anche Antonio Tajani, che, dopo un forte calo nel prendere in mano Forza Italia dopo la scomparsa di Berlusconi, ha ripreso quota. Tajani non è un’aquila. E’ un politico culturalmente modesto, con un vocabolario ristretto a non più di 100 parole, eppure mostra di godere ora di una buona immagine negli elettori. Ed il perché lo spieghiamo più avanti. Il grande Orazio, nell’Ode 10 del libro secondo, gli avrebbe assegnato un posto nell’aurea mediocritas, quella via di mezzo in cui non ci si deve né spingere in alto mare, né seguire troppo da vicino la costa pericolosa. A registrare invece una forte perdita di consensi è la Schlein. Da marzo ad oggi, la Elly, americana naturalizzata svizzera, è crollata di ben 8 punti, dai 31 di marzo ai 23 di oggi. E’ la segretaria del Pd infatti a stazionare nei piani più bassi del consenso italiano in compagnia di Salvini. Sono i due politici più discussi e controversi del panorama politico. Il Matteo lumbard sta in fondo a tutti, ma con una eloquente stabilità verso il basso, dai 22 punti di marzo ai sempre 22 dello scorso novembre. Quello che deve mettere sull’avviso i nostri politici è che 1 italiano su 3 non ha alcuna fiducia in nessun capo di partito. Insomma, siamo delusi, stanchi e scoraggiati. Lo scoramento è forte proprio nella pianura dei lumbard, a Nord Est, dove la sfiducia sfiora il 50%, la metà degli italiani. E con veneti, friulani e lombardi, a sfiduciare i leader sono i lavoratori autonomi ed i 45/54enni.
I perché delle scelte. Cosa apprezziamo di più in queste classifiche dei cosiddetti “migliori”?
Ed Swg non si accontenta. E dopo averci chiesto chi sia il leader con più consensi, ci sonda su chi sia tra loro il premier ideale. Due su 10 rispondono la Meloni, uno e mezzo Conte e Draghi, che pare piaccia solo al centrosinistra. E poi ad una cifra Schlein, Salvini, con ultimo Tajani. Ma la sorpresa non è tanto in questa classifica, quanto in quelle 3,2 persone su 10 che rispondono “non saprei”. E li si può capire. Nella pochezza generale, nella rappresentanza deludente, il 32% degli italiani preferisce tacere.
Le preferenze sui perché? Si concentrano sui temi del momento: le violenze di genere e le guerre tra Israele ed Hamas e tra Russia ed Ucraina. In una scala da 1 a 10, tutti i leader restano a metà. A conseguire più gradimento sono nell’ordine Schlein, Conte, Meloni, Tajani e Salvini sul tema dei femminicidi e del maschilismo. E poi, sempre nell’ordine, Meloni, Tajani, Schlein, Conte e Salvini sulla guerra a Gaza. Ed infine, Meloni, Tajani, Conte, Schlein e Salvini sulla guerra in Ucraina.
Guerre, sessismi, maschilismi, cronaca nera. Quale è lo stato emotivo dei giovani?
Ed il secondo test è uno spin-off del primo, cui è fortemente legato: lo stato emotivo dei giovani. Cosa provano ad essere continuamente bombardati di notizie ogni giorno sempre più forti? Quasi sette su 10 dei nostri ragazzi si dichiarano, sì, soddisfatti di essere costantemente aggiornati. Eppure si sentono divisi sull’elevata mole di notizie su catastrofi naturali, guerre, episodi violenti di cronaca. Una metà di loro proverebbe ansia e senso di esclusione se non ricevesse più notizie. L’altra metà invece da queste notizie si sente pervasa da ansia e preoccupazione. Sentimenti prodotti soprattutto dalle notizie sulle violenze di genere e dalla uccisione di ex-mogli, ex-partner o fidanzate. Che preoccupano più di 5 su 10 di loro, specie quelli tra i 18 ed i 24 anni. Seguono, a distanza, le catastrofi naturali e le guerre. Quali conseguenze ha l’impatto della cronaca nera, così forte anche grazie alla iperconnessione con smartphone e social? Gli effetti più avvertiti sono la fragilità emotiva e l’incertezza del futuro. A turbarli è la percezione di un maschilismo/sessismo forse senza precedenti nella storia che ognuno di noi ricorda. Ma anche i comportamenti aggressivi e violenti sono fonte di ansie e timori. Ed a risentirne sono indistintamente i giovani sia i 18/24enni che i 25/34enni e, con loro, anche i 45/54enni.
Le ragioni di aggressività e violenze non nella cultura medievale, ma proprio in quella del nostro tempo
Quale morale emerge da questi numeri, da queste risposte? Che anche nei più giovani cominciano a farsi largo le ragioni di questa aggressività crescente. Una è la enfatizzazione prodotta dalla ripetitività dei social network, che innesca le mine esplosive dell’ebbrezza dell’emulazione. L’altra è la devianza culturale. Che non è affatto la cultura del medioevo come erroneamente si crede. Ma è proprio quella del nostro tempo, la cultura del successo individuale che non fa accettare la logica del fallimento coniugale, che spinge ai rapporti-rifugio, alle nicchie narcisistiche separate dal mondo, agli illusori ripari da una realtà in cui non ci ritroviamo più: perché minacciosa, estraniante, ed alla fine depressogena.