Processo Scarano, dopo dieci anni rinvio a gennaio del 2024 - Le Cronache
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Processo Scarano, dopo dieci anni rinvio a gennaio del 2024

Processo Scarano, dopo dieci anni rinvio a gennaio del 2024

Di Antonio Manzo
Bisognerà aspettare fino a gennaio 2024 per avere dieci anni dopo una parola fine ad un processo catalogato dalla cronaca della Vatican connection. Se ne parlerà 16 gennaio del prossimo anno dopo che la Corte di Appello di Salerno ha rinviato il processo a carico di monsignor Nunzio Scarano, già responsabile dell’ufficio contabilità dell’Aspa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica). Per monsignore se ne parlerà sempre a gennaio dopo aver subìto la condanna in primo grado per il reato di riciclaggio a sette anni di reclusione. Rinvio anche per la commercialista Tiziana Cascone condannata a tre anni e sei mesi di reclusione.
Sarà compito dei giudici della Corte di Appello eventualmente confermare la sentenza di primo grado e sentenziare la fondatezza dell’accusa per il reato di riciclaggio compiuto da Scarano con i conti esteri dell’imprenditore D’Amico. Già nel 2014 il Tribunale di Salerno alla terza udienza dello stesso processo rigettò l’eccezione di incompetenza territoriale per reati compiuti a Roma. Al centro del processo l’accusa formulata della procura della Repubblica di opaca tracciabilità dei titoli, come ad esempio quello di 60.000 euro pagati per restaurare il sarcofago di Papa Gregorio VII finanziato con denaro del cavaliere Antonio D’Amico. Secondo l’accusa del pm il monsignore presso l’Aspa gestiva i fondi di beneficenza utilizzando la cassaforte vaticana per riciclare fondi di dubbia provenienza dall’estero, sostanzialmente immessi nuovamente nei conti correnti già aperti preso gli sportelli della banca vaticana.
Si tratta di un processo che riguarda i flussi di denaro e la la presunta provenienza illecita. Una delle linee difensive predisposte in appello nel parere pro veritate redatto dal prof. Carlo Longobardo docente di diritto penale all’Università Federico II di Napoli ripercorre i punti e le tappe dell’inchiesta. Secondo il parere pro veritate predisposto dal penalista docente all’università di Napoli la vigente legislazione e giurisprudenza gli elementi dell’accusa non porterebbero affatto al compimento di un reato di riciclaggio di denaro. I difensori sostanzialmente demoliscono la sentenza di primo grado obiettando l’assenza di un reato presupposto relativamente alla configurabilità del delitto accessorio di riciclaggio. Nella sostanza, la conclamata inesistenza di un delitto presupposto che avrebbe portato ad accumulare le somme di denaro illegalmente non potrebbe portare all’accusa di riciclaggio. Correlata al riciclaggio ed al flusso di denaro oggetto del processo vi sono le presunte dichiarazioni fiscali infedeli rese a seguito delle operazioni contestate. A tal proposito, la difesa di Scarano, sostenuta dall’avvocato Riziero Angeletti del Foro di Roma (che ha già ottenuto l’assoluzione per il reato di usura contestato allo stesso Scarano) ha depositato in Appello una recente sentenza della Corte di Cassazione del 10/05/2023 in riferimento al rapporto tra debito fiscale ed oneri probatori rispetto all’esistenza del debito stesso. La difesa fa leva sulle dichiarazioni fiscali esibete e non contestate del Gruppo D’Amico che ha adempiuto a tutti gli obblighi verso l’erario nel periodo contestato per inesistenza di debiti verso l’Agenzia delle Entrate con relative conseguenze sulla punibilità degli imputati. A fronte della complessità del reato contestato sono state depositati documenti fattuali da parte del Gruppo D’Amico circa l’assenza di contenziosi con l’erario tali da giustificare l’inesistenza del reato di riciclaggio già ipotizzato come inesistente nel parere pro veritate firmato dal professore Longobardo si aggiunge alla recente pronuncia della Cassazione già citata dall’avvocato Angeletti a favore della difesa. Ma c’è una circostanza narrata dal giornalista Nuzzi, autore di inchieste giornalistiche sulla Vatican connection, che non può passare sotto silenzio. È infatti noto, secondo le fonti riportate da Nuzzi, che il Vaticano per disposizione e volontà precisa di Papa Francesco in questi anni ha avviato una sorta di revisione della documentazione contenente i presunti reati contestati a Monsignor Scarano incaricando una nota società di consulenza americana Promontory con un dettagliato report di analisi di tutti i documenti contabili prodotti dallo stesso contabile presso l’ex Ior e non solo quelli oggetti del processo. L’analisi della società americana portò ad escludere eventuali reati commessi da Scarano nell’esercizio delle sue funzioni di contabile dell’Aspa. Questa circostanza tutt’altro che secondaria risulta decisiva per il riconoscimento del lavoro di Scarano ed entra necessariamente anche nel giudizio di revisione della sentenza di condanna costruita anche con dispendiosi e assurdi sistemi investigativi: furono predisposte cimici e telecamere presso l’abitazione di monsignor Scarano addirittura sistemate all’interno del campanile della Cattedrale di San Matteo, con l’autorizzazione dell’allora arcivescovo Luigi Moretti, e indirizzate all’abitazione del prelato. Investigazioni della Guardia di finanza non utilizzate neppure nei trent’anni di latitanza del fu storico latitante, ora scomparso, Matteo Messina Denaro.

1 Commento

    Ancora una volta un articolo di Antonio Manzo scritto con “cognizione di causa”.La gente per bene,tanti Sacerdoti e uomini di Chiesa sono letteralmente “costernati”dal trattamento riservato a Mons.Nunzio Scarano,durante 11 lunghissimi anni,ma a quanto pare non hanno il coraggio o la forza di dirlo pubblicamente.Forse,all’inizio della vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto Mons.Scarano, nel lontanissimo anno 2013,qualcuno avrá avuto delle perplessità,dei dubbi,visti i “capi di imputazione”a suo carico,con tanta Stampa nazionale e internazionale che tambureggiava con “dalli all’untore”,condannandolo sulla carta stampata prima che nelle Aule dei Tribunali.Poi,grazie al lavoro “certosino” dei Legali di Scarano(in primis l’Avv.Riziero Angeletti) ,agli Articoli di Giornalisti a dir poco coraggiosi, scritti da Antonio Manzo,Aldo Bianchini(Direttore de Il Quotidiano di Salerno)Salvatore Memoli(quando disse “per Scarano ci metto la faccia”)a tutti noi,la gente comune, la vicenda si è dipanata,chiarita in tutti i suoi aspetti.Ora(sono passati undici anni!!!!!!),dopo tante Sentenze di Assoluzione(praticamente Assolto in tutti i procedimenti giudiziari che vedevano Mons.Scarano imputato)tutti abbiamo capito che quí è stato commesso un errore giudiziario enorme.Ora finalmente anche Santa Romana Chiesa deve metterci la faccia,DEVE finalmente difendere la Dignitá di un Servitore della Chiesa di Cristo.Cosí come debbono fare tutte le persone che credono ancora nella Giustizia di questo mondo.

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