2018: quando Tringali nominò la moglie nel Cda della Fondazione Menna - Le Cronache
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2018: quando Tringali nominò la moglie nel Cda della Fondazione Menna

2018: quando Tringali nominò la moglie nel Cda della Fondazione Menna

La vicenda della Fondazione Menna è entrata in una fase di involontaria ma intrinseca comicità, del tutto inappropriata per la credibilità del Sindaco Napoli e dello stesso Governatore De Luca. Che non riescono a liberarsi dell’ombra dell’Assessore Tringali, una volta visto come garante di legalità per il suo passato di valente magistrato, e adesso, incomprensibilmente ostacolo al ripristino dell’originaria e unica funzione divulgativa dell’arte contemporanea quale dovrebbe essere la Fondazione. Nessuno schioda Tringali dalla sua presa sulla predetta. La domanda principale allora è questa: chi è il dottor Tringali, ex Presidente della Corte d’Appello Penale, veramente? Quale è il suo ruolo, quali i suoi contatti, ancora, con il mondo della Giustizia? Perché l’imbarazzo che sta creando alla Giunta non viene mitigato da una rimodulazione delle sue deleghe, e perché il Sindaco Napoli non prende le dovute distanze dalle inconferenti interferenze di Tringali sulla Fondazione? Certo è che l’ex Presidente Tringali ha buon credito a Palazzo di Giustizia. All’inaugurazione della anno Giudiziario nel gennaio dell’anno scorso a cui, causa Covid, furono invitati solo una decina dei rappresentanti delle istituzioni (si pensi che per la categoria intera degli avvocati fu chiamato solo il Presidente Silverio Sica), il dottore Tringali fu invitato (lui, semplice Assessore) insieme al Sindaco Napoli. E perché lui, e non altri assessori o sindaci di Comuni importanti come Nocera, Cava dei Tirreni, Battipaglia, Eboli? Nel mondo rigidamente formale di un evento solenne come l’inaugurazione dell’anno Giudiziario, ogni particolare significa qualcosa, e nulla avviene per caso. Forse, la somma considerazione di cui gode ancora a Palazzo di Giustizia il dottor Tringali è la chiave di lettura della prudenza con cui il Sindaco Napoli, la Presidente della Fondazione Magaldi, e lo stesso Governatore De Luca (così spesso loquace e ora taciturno) stanno trattando la regolarizzazione degli spazi della Fondazione.

Ma andiamo per ordine. Abbiamo scritto che, sappiamo da fonti fidate, Tringali fa pressioni sul Sindaco Napoli perché lasci Limen, presieduta dal segretario particolare dello stesso Tringali, in gara per l’aggiudicazione dei locali della Fondazione. Il buon gusto, e la prudenza, vorrebbero che proprio la Limen si cercasse un’altra allocazione. Ma in tutta questa storia il buon gusto pare del tutto assente. Incominciamo dalla seduta del 20 dicembre del 2018, quando l’allora Presidente Tringali, in sede di Consiglio di Amministrazione della Menna, con la presenza del solo nipote della vedova Menna in sua rappresentanza, nomina ufficialmente membro del consiglio di amministrazione la propria moglie, senza astenersi dalla decisione, e con il suo voto determinante. All’associazione meritoria presieduta dalla moglie, che si è distinta per il prestito alla Fondazione Menna di ben novanta sedie di plastica, un pianoforte e un divano, viene riservato l’uso esclusivo del terrazzo per l’organizzazione di eventi, non meglio specificati, con esborso però di 1500 euro per l’uso di terrazzo e saloni. Quindi, eventualmente, anche matrimoni, comunioni, serate alla moda, feste e festini. La signora viene anche nominata responsabile dei conti del fitto della sala per eventi riservati a persone diverse dalla sua associazione, con un solo obbligo. Deve darne annuale rendiconto al Presidente della Fondazione. Che è il dottor Tringali. Che è suo marito! Non si può dire che la cosa non resti in famiglia. Quello che si può dire, è che la sera stessa il revisore dei conti rassegna le dimissioni, per dichiarati motivi di salute.

Salvo a segnalare, al Presidente, ufficialmente, dopo qualche giorno, che quella delibera è nulla per inosservanza delle norme codicistiche sul conflitto d’interesse dell’Amministratore.

Ma per Tringali è tutto regolare. Ma non è così. Tringali, all’interno della Fondazione, era un incaricato di un pubblico servizio. Che è colui che, per conto del Comune, era stato chiamato a curare i fini pubblici di sviluppo della cultura tramite l’attività divulgativa della Fondazione. Come “incaricato di pubblico servizio” (tale non è chi svolge mansioni materiali ed esecutive meramente, ad esempio un giardiniere) era soggetto a tutti gli obblighi di osservanza delle regole, come le norme societarie del codice civile sull’attività degli Amministratori. Diventato Assessore, Tringali però, pare, continuare nell’interferenza sulla Fondazione tramite la nomina del suo segretario e beneficiario dei locali pubblici. Insomma, forse non ha ancora capito i rischi molteplici di questa situazione. Ma sicuramente i risvolti li ha capiti, forse, il Sindaco. Che può chiedere lumi all’Avvocatura del Comune su quanto abbiamo scritto, sinora. Sì, perché potremmo continuare con la lettura giuridica dell’imbarazzante situazione, ma confidiamo anche nelle prudenziali valutazioni della Presidente della Fondazione Magaldi; che è imprenditrice importante a livello nazionale, e dubitiamo voglia impegolarsi in una vicenda chiacchierata. Chi sicuramente comprenderà quello che stiamo dicendo, è il Governatore De Luca; da amico, adesso, dovrebbe consigliare a Tringali di farsi da parte. Prima che tutta questa faccenda venga alle orecchie della Schlein!