Salerno, in tanti raccolti in via Cassese per omaggiare Peppino Cacciatore - Le Cronache
Attualità

Salerno, in tanti raccolti in via Cassese per omaggiare Peppino Cacciatore

Salerno, in tanti raccolti in via Cassese per omaggiare Peppino Cacciatore

di Olga Chieffi

“Non sarà il demone a scegliere voi, ma sceglierete voi il vostro demone. Chi è stato sorteggiato per primo, per primo scelga la vita alla quale sarà necessariamente congiunto. La virtù non ha padrone, e ognuno ne avrà in misura maggiore o minore a seconda che la onori o la disprezzi. La responsabilità è di chi sceglie; la divinità è senza colpa” (Repubblica X 617e). E’ il mito di Er che chiude la Repubblica di Platone, affermando che l’uomo è libero di scegliere se essere giusto o meno. Una libertà fondata non sulla volontà ma sulla conoscenza. La filosofia resta esercizio di morte: Peppino Cacciatore l’ha abbracciata e ieri ha compiuto il suo viaggio. La morte, pur concepita come scandalo che interrompe il cammino, mistero che affascina ma che insospettisce per via della sua impenetrabile oscurità, offre all’uomo la possibilità di un confronto che lo coinvolge in tutta la sua complessità, che non ammette scorrettezze. Politici, allievi, il mondo della cultura e varia umanità si sono raccolti in via Cassese per omaggiare Peppino Cacciatore, la sua famiglia, continuando un esercizio pathico, iniziato nel primo pomeriggio di giovedì. Ermanno Guerra, Tino Iannuzzi, un affranto Alfonso Andria, Ernesto Scelza, Andrea De Simone, Antonia Willburger, Massimiliano Amato, Nicola Oddati, Antonio Bottiglieri, Pasquale De Cristofaro, rappresentanti di tutti i mondi e delle “categorie” della nostra varia umanità si sono stretti attorno alla famiglia Cacciatore, un cognome che ha scritto la storia della nostra città e della sinistra italiana. Abbiamo fatto esercizio di patosofia, ci viene in soccorso un altro collega di Peppino Cacciatore, Aldo Masullo. Il pensiero critico non può cercare essenze, strutture metaempiriche universalità, o qualche suprema architettura ontologica o logica, trascendente o trascendentale, comunque dispensatrice di senso, né appagarsi dell’abile descrizione di generalità fittizie o dell’analisi decostruttiva di congegni rappresentazionali. Semplicemente, nell’occasione di ogni fattuale e irriducibile emozione vissuta, come lo è stata la notizia e la partecipazione alla scomparsa di Peppino, la quale entro sé e soltanto entro sé elabora il suo senso, il pensiero sfida a scoprirsi nella pienezza della sua eversiva improvvisazione. La sfida in tal caso non può nascere se non dall’interno dello sfidato. Al vivente vissuto, e a lui soltanto, tocca d’interrogarsi e in tal modo intensificare il suo senso. Fulvio Tessitore che lo accolse nell’ateneo federiciano che ha anche guidato, ha avuto l’animo di commemorare, in forma strettamente privata, colui il quale gli si rivolse dopo la laurea alla Sapienza, riconoscendolo quale mentore, diventandone, in seguito, docente. Una punta di sorpresa ed invidia questa per il Fulvio Tessitore, severo e impopolare, nei confronti di Peppino idolatrato dagli studenti, così come dai colleghi. In seguito, mai duo fu più dinamico e ferace in ricerca, studi, produzione e anche progetti per la nostra città, come quello composto da Tessitore e Cacciatore, il quale gli dedicò anche un volume di scritti in suo onore. Questi allora gli elementi irriducibili, tanto labili, della medesima materia dei sogni e pur tanto robusti che di essi è fatta la realtà, ovvero le esplosioni del pathire, l’irrompere degli eventi, delle emozioni, siano esse il sorriso salvifico di Peppino o la sua scomparsa, nel loro darsi provocheranno tutti noi a prender coscienza di sé e ad agire per il bene comune, con parole piene, intavolando sempre nuovi discorsi d’amore.